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Il turbine emotivo di una convention

E’ finita l’ottava edizione della (www.deepcon.it) e, come recita il titolo di un episodio di TNG, tutte le cose belle prima o poi finiscono.Un omaggio ed un sentito ringraziamento a chi ha reso possibile questa leggenda che anno dopo anno si rinnova.

 Seppellisci le tue memorie, le tue amicizie
Lasciale da parte per un anno o due
sino a che i ricordi si dissipano e diventano leggenda
e rifallo ancora…
… certe cose non finiscono mai
.

(libera traduzione della Firma di Picardo nel forum di www.farscape.it a sua volta citazione
da un brano dei GenesisWEleventh Earl Of MarW)

Quando si racconta un’esperienza è necessario, talvolta, presentarne il protagonista e, prima di affrontare questa tempesta emotiva, mi sembra giusto e doveroso presentarvi “colui che racconta” ed il mondo in cui, di solito, vive.

Non dovete sforzarvi nell’immaginare una vita particolare, il nostro amico vive quella che in genere si definisce una vita normale, e la vive in una realtà locale geograficamente isolata e, di conseguenza, in un mondo che, vista la mancanza di elementi di paragone, si autodefinisce il migliore.

In questa “dimensione” ogni tentativo di uscire da un binario è relegato in un angolo e, nella migliore delle ipotesi, l’autore di questa azione deriso amichevolmente.

Vi chiederete che mondo stiamo tracciando e magari pensate che questa sia una sorta di Utopia negativa. Ebbene non è così e voglio prendervi la mano e condurvi in questo mondo.

Il nostro amico, l’autore di questo resoconto, ha iniziato da quattro anni a contare la propria età con anta, conduce, come già detto, un’esistenza che i più definiscono normale: casa, lavoro e, nei fine settimana e nelle feste comandate, i soliti incontri con amici e parenti. Tutto normale, direte voi, ma l’autore ha una particolarità che lo colloca in una sorta di universo parallelo: adora il fantastico, ma, nella sua cerchia questa passione lo espone a prese in giro dato che gli amici, bonariamente sia chiaro, lo ritengono un bambinone troppo cresciuto.

La fantasia suggerirebbe l’infanzia di un ragazzo occhialuto, brufoloso e timido che trova rifugio in un libro di Asimov o di Verne mentre ciò non è vero: Antonio, questo è il suo nome, è magari un po’ orso, una sorta di Dottor House, ma ha comunque vissuto normalmente salvo la passione acquisita dal padre dapprima per la (Urania, Spazio 1999 e Star Trek) sino ad includere nelle sue preferenze il fantasy e l’horror. La sua esistenza tocca le classiche tappe del diploma e di un felice matrimonio coronato dalla nascita di due figli che ancora, talvolta, chiama bambini.

In sostanza, direte voi, una vita normale …

… tranne la passione per il fantastico: mentre “gli altri” si trovano la sera a discutere di calcio, politica e tette lui è costretto a partecipare mentre vorrebbe parlare dell’ultimo racconto che ha letto o di quell’episodio di Farscape in cui Moya… ma non appena abbozza anche un misero commento si sente bonariamente sfottuto con frasi che iniziano con “…ancora fantascemenza”.

Antonio, allora, china il capo e si rifugia in fantasie di mondi in cui non è il solo a poter sognare di segnali di fumo e navi stellari, non solo delle solite cose.

Continua ad uscire, a fare vita di società con quelle persone che, a parte il fantastico, dividono esperienze allegre e divertenti, ed anche tristi momenti.

La sua passione rimane relegata a qualche rivista ed a qualche fanzine.

Nel suo ciclo di vita irrompe Internet e finalmente scopre che la sua passione non è una cosa limitata e gioiosamente si avvicina ed inizia a vivere un sogno sempre rendendosi conto che i contatti virtuali non bastano, e per la prima volta trova il giusto compromesso tra comunicazione virtuale ed il ritiro in un eremo di fan: la !

Il nostro autore, ricordiamo, vive in un territorio in cui la continuità è solo una parola: di fatto, Antonio vive in Sardegna ed è sufficiente consultare i vari siti di viaggio, partendo magari da Trenitalia, per rabbrividire nello scoprire che, a fronte di distanze non così grandi, non sono presenti dei mezzi di trasporto con una frequenza adeguata e che il mare impedisce ai più di mettersi in macchina per andare nella “terra dei sogni”.

Antonio, quasi un novello Parsifal alla ricerca del sacro Graal, si arma di coraggio e si fionda alla prima sua convention: la Deepcon 2 dove scopre tante altre persone che non si vergognano di attendere con ansia l’orario di trasmissione della loro serie preferita, spesso attorno al periodo in cui gli altri si subiscono un elenco di pubblicità di procaci fanciulle senza o con pochi veli.

Quei primi cinque giorni costituiscono le fondamenta del palazzo della memoria, o meglio, dell’ala, sempre in costruzione, dedicata alle convention. Anno dopo anno, ne sono trascorsi sette e da tre la Deepcon è un appuntamento fisso, l’ala vede aggiungere stanze e corridoi in cui, quasi come elementi di arredo, gli episodi trovano posto e riempiono gli spazi di questo museo della memoria.

Le grandi vetrate recano ancora qualche macchia: sono le lacrime che sfuggono al controllo al momento della partenza, cosa che ogni anno si ripete.

Io, oramai gli amici e gli affezionati lettori mi avranno riconosciuto, aspetto, nuovamente, la prossima occasione, il prossimo incontro e la prossima festa. Nel frattempo ho altri mobili da collocare, altre stanze da arredare in quest’ala del mio palazzo della memoria, senza pendere di vista la pendola che scandisce un immaginario conto alla rovescia per il prossimo viaggio.

Non aspettatevi che cada nel tranello di definire la Deepcon la migliore di tutte, come dicono nella mia isola “centu concas, centu berrittas”[Cento teste, cento cappelli], per me, bradipo oltre che orso, la tipologia di manifestazione, albergo e convention nello stesso luogo, costituisce un paradiso! Logisticamente parlando basta fare due piani di scale e sei in stanza vuoi a cambiarti, vuoi ad appoggiare gadget e regali presi nei vari ambienti.

La Deepcon  ha portato materiale per un altro ampliamento dell’ala del mio palazzo: cinque giorni intensi ed indimenticabili di cui, mi spiace, non ho memoria di incontri con gli attori, quelli imposti dal programma, e neppure un loro autografo formalizza sulla carta quei giorni ormai trascorsi. Ho passato le ore a girare tra i tavolini e parlare del più e del meno con persone che, negli altri giorni, sono solo pseudonimi in un forum o indirizzi email, ho passato momenti giocando nella sala giochi e curiosando e spendendo nella zona in cui erano in vendita gadget e libri.

Sono passati alcuni giorni ed ora, quasi come avessi aperto una nuova casa, apro quegli scatoloni che contengono, idealmente, i mobili e gli oggetti della stanza otto di questa parte del mio palazzo.

Ecco un arazzo prezioso che mi porta alla memoria uno dei momenti finali, non cercate nel programma perché non lo trovereste, quando, grazie ad uno dei tanti amici, ho avuto l’occasione di degustare un vino locale (per tacer di salumi, formaggi e pizze come assaggio) assieme a Virginia HeyW (Zhaan di Farscape) Peter Jurasik (Londo Mollari di Babilon 5) oltre agli immancabili Lolita Fatjo ed Eric Stillwell, pilastri della sceneggiatura di Star Trek.

I disegni di questo arazzo mi ricordano gli ospiti che, quasi rapiti come noi ai loro interventi, ascoltano le storie che si nascondono dietro una bottiglia di buon vino, storie raccontate da un esperto che si chiama Antonio anche lui

Quei quattro tavolini in una cantina di Fiuggi hanno trovato posto accanto al camino centrale di questa ipotetica stanza; accanto altri mobili rappresentano i pranzi e le cene assieme ai soci del Farscape Italian Club (FSIC).

Osservando la stanza non può non balzare all’occhio un secretaire ancora in cerca di posizione, questo mi ricorda le conversazioni, a convention chiusa, con i superstiti della Deepcon ormai chiusa.

Mi affaccio alla finestra e vedo che hanno già iniziato i lavori per il settore nove, quello dell’anno prossimo.

Sorrido ed apro un’altra scatola in cui dei preziosi soprammobili in vetro di Murano mi fanno scappare una lacrima di nostalgia, la stessa che il lunedì ha cercato di fuggire quando abbracciavo Livia, la socia che non ha mai visto una convention perché occupata alla reception a distribuire sorrisi e tessere ai soci e non che intervengono alla manifestazione.

Continuo ad aprire scatole…

I cofanetti di Farscape, da mettere nella biblioteca all’ingresso di quest’ala, mi ricordano che il 2007 è stato il degno epilogo, o speriamo in una tappa, del successo di Farscape.

Ricordo Simcoe (Ka D’argo) l’anno scorso e quest’anno Virgina Hey, splendida e bellissima e forse un po’ pazzerella. Queste cose mi rendono felice ed orgoglioso di essere stato, a fine 2006, scapizzato dagli amici del FSIC con cui, l’ho già detto, ho condiviso i pasti ed anche tanti anedotti e progetti.

Quei cofanetti, statene certi, qualche volta mi serviranno a bilanciare l’effetto della malinconia o di qualche momento triste. Ancora mobili, ancora oggetti che riempiono piano piano, magari con un po’ di disordine, questo ambiente della mia memoria alcuni ninnoli mi ricordano la sala giochi con il master intento a presentare i vari giochi, la mia partecipazione a chi vuol essere fantascientifico (ed ancora mi tocca pensare “chi diavolo è Vampirella?”) e tutta la parte ludica.

Un colpo di vento sposta dei tendaggi preziosi, “La Moira” e le altre (io sono la Furica) che prendono bonariamente in giro il modo di fare associazionismo ed un altro riflesso nella grande vetrata centrale mi mostra i lieti ricordi della sera del giovedì con una luculliana parata di gastronomie e di liquori “dall’alpi alle piramidi” ed un servizio di cristallo che mi fa rivivere la sfilata dei costumi.

Ora mi siedo, virtualmente, accanto al fuoco e continuo, direttamente, a parlarvi di quello che ho vissuto, aldilà dei complementi d’arredo, in questa Deepcon 8.

Mi ha fatto piacere conoscere Virginia Hey, colei che interpreta Pa’u Zotoh Zhaan in Farscape. L’attrice era stata preannunciata da un alone di mistero, con voci che la vedevano salutista all’eccesso ed astemia mentre non corrisponde a realtà.

Zhaan ha qualcosa della Hey, qualcosa che va oltre l’intepretazione dell’attrice: per chi non conoscesse Farscape la delvana è una sacerdotessa che fa parte del cast delle prime stagioni, personaggio enigmatico e misterioso che solo vedendo la serie si riesce a conoscere.

Altre mobilie potrebbero essere associate alla performance che hanno visto Luigi Rosa e Peter Jurasik interpretare l’incontro tra Garibaldi ( il capo della sicurezza di Babylon 5) e Londo Mollari (ambasciatore dei Centauri interpretato appunto da Peter Jurasik).

Tra i presenti come non citare Connor TrimmerW (“Trip” di Enteprise “Michael” di Stargate Atlantis) che purtroppo ha subito il jet lag e, quindi, non è stato spumeggiante come ci si aspettava.

Gli scatoloni sono quasi finiti, ho messo tutto in ordine e, prima di chiudere la stanza, butto un’occhiata alla tavola imbandita. Sorrido. Il giovedì, dopo una riunione dei soci, la grande sala si trasforma quasi in una di quelle scene medioevali di grandi banchetti. Appaiono, vorrei dire misteriosamente ma non è vero, vini e dolci secchi (alcuni li ho portati dalla mia terra), salumi ed altre cibarie. Gli ospiti si uniscono e si fa l’alba tra degustazioni ed assaggi lasciando un po’ di disordine a memoria di quella che sarà ricordata, e cantata, negli anni a venire come la Eatcon 1.

Chiudo a chiave la porta e lascio quest’ala del mio palazzo della memoria.

Nei giorni che verranno ogni tanto passerà un’immagine di Flora che inarrestabile e quasi indemoniata si muove per i locali della con, il piccolo Giuseppe, figlio del Dominar Tako di Farscape, che restava incantato dai pulsanti dell’ascensore.

Tanti e tanti ricordi che verranno, faranno capolino nei momenti più impensati e mi faranno scendere un’altra lacrima come quelle che ieri, lunedì, cercavano di scappare quando abbracciavo quelli che erano rimasti, tra cui l’instancabile Lidia ed il grande, in tutti i sensi, Stefano, Triky, Picardo, Tako e tutti quanti: non me ne vogliate se al momento l’emozione mi fa dimenticare il vostro nome, rivedo le vostre facce in questa settimana e nelle prossime.

Forse, per molti di voi, quello che per me è una festa annuale è una cosa quasi normale e se non vi riesce, magari, prendete la macchina o il treno e via nella città della manifestazione. Sono ancora nella fase “malinconia” (non sto male, se questo fosse il malessere vorrei soffrire sempre così) che mi porta a notare nella routine di tutti i giorni i volti con la coda dell’occhio quelle somiglianze con i volti amichevoli di 5 fantastici giorni.

Non vi invidio, ho solo il brivido a pensare che se non ci fosse il mare di mezzo sarei anche a quegli incontri tra amici una volta al mese nel locale xyz ma, permettemi di citare nuovamente la firma di Picardo, voi amici di con, lontani nel tempo e nello spazio siete …leggenda che ogni anno ritorna reale.

Di nuovo GRAZIE!
Antonio Mercurio

N.B.

Il “Palazzo della Memoria” è citazione dell’ultimo lavoro di Tomas Harris “[Hannibal Lecter: Le origini del male”

 

 

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