Home > Mouse di ottone e manici di Wii > Dalai Lamer: XYZ

Dalai Lamer: XYZ

“Non c’era niente da fare. Col tempo ero nettamente migliorato. Cose come questa prima mi richiedevano giorni, ormai ce la facevo in sole due ore. Mentre guardavo il risultato delle mie azioni, decisi di telefonare a DoppioClick per ringraziarlo: in fondo era stato lui a farmi capire come riuscire nell’impresa.
“Pronto?”
“Ciao DoppioClick, sono Scourge. Ti volevo ringraziare per quel consiglio che mi hai dato. Ora ci metto molto di meno ad inserire i floppy nel lettore!”
“Scourge, ma io ti ho solo detto di inserirlo con la parte metallica in avanti, era facile…Vabbè, prego comunque.”
“Sei diventato credente?”
“…Eh?”
“Hai detto che stai pregando…”
Non capii il perchè, ma DoppioClick riattaccò. Forse non gli piaceva sentirsi troppo ringraziato, era comprensibile.

Sorrisi e riappesi la cornetta. Tornando al computer, guardai l’ora. Era tardi, erano già le sette e per le otto e mezza mia madre voleva tutti a cena. E io dovevo ancora sfilare il floppy che ero riuscito ad inserire…”

Concludiamo la saga informatica del “Dalai Lamer” con il terzo episodio.
Vi consiglio, nel caso alcuni termini non vi fossero familiari,di consultare il dizionario dei termini

Fu DoppioClick a chiamarci tutti. Mi diede appuntamento nel viale davanti casa di CronTab e SchedaMadre.

Io fui il primo ad arrivare, e per un pò non arrivo nessuno. Passò una buona mezz’ora, prima di veder arrivare il furgone di Trackball con dentro tutti gli altri. Si fermarono, e io mi avvicinai al furgone. Canvas, seduto davanti, aprì lo sportello per farmi salire e disse qualcosa agli altri:
“Ve l’avevo detto che aveva sbagliato casa…”
Entrai nel furgone dove trovai SchedaMadre e SegmentationFault che ridevano l’uno sulla spalla dell’altro, mentre CronTab mi guardava e scuoteva la testa…
“DoppioClick, che succede?”
“Scourge…Questa NON è la casa di CronTab…”
“Ma come no? Non è possibile, stavolta mi ero preparato, guarda!”
Tirai fuori la mappa di Venezia, e mostrai a DoppioClick il percorso che avevo fatto:
“Vedi, io abito qui, e ho fatto la solita strada girando qui, poi di qui…”
“Scourge…Questa è la piantina di Venezia!”
“Si…”
Da davanti sentivo Canvas scalciare mentre rideva, e Trackball maledire il volante che non gli permetteva di girarsi per picchiare non so bene chi…
“Noi NON ABITIAMO a Venezia…”
“Ah, e non va bene lo stesso?”

Trackball parcheggiò velocemente vicino casa di DoppioClick. Scendendo, Trackball si rivolse a Canvas.
“Comunque non è giusto. La prossima volta guidi tu.”
Canvas guardò nel retro del furgone, dove DoppioClick mi stava tenendo per le braccia mentre CronTab si impegnava per farmi ingoiare tutti i pezzi della cartina.
“Dai Trackball, ti divertirai anche tu la prossima volta, ora c’è da pensare ad altro. A proposito, ho finito il mio videogioco.”
Tutti si fermarono, e guardarono stupiti Canvas. DoppioClick, con voce tremolante, chiese:
“Vabbè ma non funziona, ovviamente. Vero?”
“Certo che funziona.” rispose Canvas.
“Vabbè, ma c’è qualcosa che non va, vero?”
“No no, funziona tutto perfettamente.”
Il gelo scese sul gruppo. Perfino SchedaMadre e SegmentationFault riemersero dai sedili di dietro per guardare stupiti Canvas. Trackball, con un filo di voce, chiese:
“E…scusa…Come hai fatto?”
“Ah, non lo so. In realtà stavo cercando di scrivere un programma per provare delle icone 3D multidimensionali, ma non funzionava. Però poi ho notato che potevo riutilizzarlo come motore 2D, anche se ancora non mi spiego il perchè…”
Trackball, con molta calma, afferrò Canvas per i capelli, aprì un tombino e ce lo buttò dentro.
Gli altri scesero dal furgone, e tutti insieme entrammo a casa di CronTab. Entrando nella stanza di SchedaMadre, notai subito una cosa che non potevo proprio tenere per me, perchè avrei perso una grande occasione di mostrare ai miei amici che ormai ero un vero esperto.
“SchedaMadre, scusami, ma tutti quei dischetti sparsi così non ti creano problemi?”
“Veramente un pò si, infatti stavo cercando una soluzione per tenerli ordinati da qualche parte.” rispose SchedaMadre.
Era quello che aspettavo. Estrassi una calamita dalla tasca, e prima che qualcuno potesse dire qualcosa presi i dischetti, li avvicinai tutti tra loro con le parti metalliche vicine, e ci appoggiai la calamita.
“Ecco, vedi? Così rimangono tutti attaccati. Ora questa calamita è piccola, ma se ne usi una più grande puoi tenerne anche qualche decina tutti attaccati!”
SchedaMadre non rispose. Era rimasta completamente congelata dalla mia trovata, infatti mi guardava con gli occhi spalancati e la bocca aperta, senza sapere cosa dire. Io sorrisi, proprio mentre CronTab chiedeva a Canvas di aprire la finestra, afferrandomi per la maglietta. L’ultima cosa che sentii prima di volare fuori fu la frase di DoppioClick a Canvas che somigliava a “Ma tu non eri nel tombino?”…

Quando tornai nella stanza, trovai tutti che parlavano animatamente. DoppioClick stava spiegando qualcosa.
“…E non poteva permetterselo. Non ha i soldi e nemmeno le conoscenze giuste!”
“Infatti abbiamo paura che, come al solito, ci sia qualcun altro dietro.” precisò SchedaMadre.
Mentre loro parlavano, io frugavo qui e li nella stanza.
“Questa cosa è molto grave. Se davvero SDC è riuscito ad impossessarsi di quei meccanismi, potrebbe ricattare tutti gli hacker di questo pianeta!”
“Già. Bisogna fare qualcosa, bisogna toglierselo di torno una volta per tutte!”
DoppioClick si alzò, e ci fu un attimo di silenzio.
Decisi che era il momento per fare l’osservazione che volevo.

“Scusate?”

DoppioClick iniziò ad illustrare alcuni schemi apparsi sul monitor del suo portatile.
“Gli apparati che SDC ha trovato sono pericolosissimi. Sono delle bombe EMP. In pratica, sono dei generatori di impulsi elettromagnetici così forti da poter letteralmente friggere qualunque dispositivo elettronico. E quando dico ‘qualunque’, intendo letteralmente ‘QUALUNQUE’”

“Ehm…Scusate?”

“Gli apparati che dice di aver trovato sono così forti che potrebbero friggere tutto nel raggio di chilometri. Non c’è bisogno di dire che, oltre a far fuori i nostri computer, distruggerebbe bancomat, sistemi di sorveglianza, di telecomunicazione, e quant’altro.”

“Ragazzi? Ehi?”

“DoppioClick, scusa… Ma se teniamo i nostri computer spenti? Magari togliendo la luce alla città al momento giusto…
Se ho capito bene, questi apparecchi sono elettronici, quindi si ‘friggeranno’ da soli…”
“Osservazione giusta, SchedaMadre. Purtroppo però, quegli aggeggi sono in grado di bruciare gli apparati elettronici anche se sono spenti.”
“Ma è terribile…”

“Io avrei un’idea…”

“TrackBall, tu non hai lavorato a qualcosa del genere?”
“Si avevo degli schemi, ma è roba costosissima, e non è facile da reperire. Secondo me SDC sta bluffando…”
“Probabile. Ma non possiamo rischiare… Dobbiamo saperlo di sicuro…”

“Ma mi volete sentire o NOOOO?”

Le facce di tutti si girarono verso di me. Ecco finalmente l’attenzione che meritavo. Mentre mi schiarivo la voce, TrackBall si alzò per fare alcuni piegamenti, scrocchiandosi le dita. Io col tempo avevo imparato che quello era un atteggiamento che assumeva sempre quando stavo per dire qualcosa, segno inequivocabile che voleva prepararsi bene per carpire tutte le parole che dicevo, per non perdere i miei sprazzi di saggezza e intelligenza.

“Perchè non andiamo a casa sua?”

Trackball prese la sacca delle mazze da golf. Canvas si alzò avvicinandosi a TrackBall e suggerendogli il ferro 1.

CronTab inizio a battere la testa contro il tavolo, mentre SegmentationFault e SchedaMadre…Boh, erano spariti, ma vabbè.
DoppioClick, scuotendo la testa, disse: “E secondo te, come lo troviamo, cercando sull’elenco?”
“Beh, io a volte non mi ricordavo il mio indirizzo, e l’ho cercato li.”

Il volto di DoppioClick si illuminò.
“Aspetta TrackBall”.
TrackBall sgranò gli occhi, fermando la mazza a mezz’aria, vicino alla mia testa. Canvas, schioccando le dita, sussurrò: “peccato”.
“Se Scourge la pensa così… Forse… Presto, CronTab, l’elenco del telefono!!!”
CronTab si alzò e corse fuori dalla stanza, tornando con l’elenco del telefono. Intanto TrackBall, ancora fermo con la mazza da golf a mezz’aria ripeteva triste: “Nooo, ma come, mi ha fermato… Nooo…”. Canvas, lì vicino, cercava di consolarlo.
“Potrebbe essere tanto incredibile da funzionare…”. DoppioClick scorreva rapidamente i nomi della lettera D con il dito.
“De Cesano…De Cesare… Ehi… ECCOLO!!!”
Il volto di DoppioClick si illuminò. Quello di TrackBall si fece invece ancora più incredulo, mentre sussurrava: “Ma mica avrà avuto una buona idea? Non è possibile, vero? Non è così vero?”. Canvas, lì vicino, cercava di consolarlo.
“Via Roma, 1. Telefono 1234567. Pure il numero di telefono è da lamer, incredibile…”
Sentendo quel numero, dissi subito: “Ehi, il mio numero è molto simile, è 7654321 !!! Però ho pagato veramene un sacco per averlo, non è bellissimo? Ne è proprio valsa la pena!!!”
Vidi di sfuggita il volto di TrackBall illuminarsi, appena prima di sentire un ferro 1 sulla nuca seguito da dei gridolini di gioia di Canvas, e svenire.

Mi risvegliai sul furgone di TrackBall. DoppioClick e CronTab parlavano animatamente.
“…Ho trovato nella rete del catasto la piantina della casa. è una piccola villetta a due piani, con un’ampia cantina. Subito attaccato ho notato esserci un magazzino. Secondo me è li che tiene il tutto, ammesso che c’è l’abbia. Cosa ne pensi DoppioClick?”
“Potrebbe essere giusto. Ingressi alla casa e al magazzino?”
“La casa ha un’entrata sul davanti ed un piccolo ingresso secondario sul lato verso il magazzino. Questo, a sua volta, ha un ingresso molto grande sul davanti e alcune uscite di sicurezza sul lato che da verso la casa.”
“Quindi dovrebbe essere facile spostarsi dalla casa al magazzino e viceversa…”
“Si, c’è un piccolo recinto di legno segnato, ma secondo me troveremo qualche apertura. Inoltre, credo che dovremo prepararci ad affrontare il problema della sorveglianza al magazzino. Io mi aspetterei sia guardie che un qualche tipo di allarme. Comunque, almeno per gli allarmi elettrici ed elettronici, ho un piano. Vedi qui, all’angolo? C’è la cassetta di derivazione della corrente elettrica. Basterà staccarla al momento opportuno e… ZAC.”
“Ottimo, CronTab. Comunque…C’è sempre qualcosa che non quadra. Ormai conosciamo SDC, e tutto questo non è da lui. Non ci arriverebbe mai. Secondo me, ammesso anche che le abbia quelle bombe EMP, non saprebbe nemmeno come accenderle…”
Dissi velocemente: “Basta fare come con il computer: attaccare e staccare velocemente la spina, no?”
Improvvisamente vidi un riflesso sul finestrino. Notai solo allora che alla guida c’era Canvas e riconobbi subito il ferro 1 di TrackBall mentre colpiva di nuovo la mia nuca. Eh, era quello il prezzo della fama.

Mi svegliai ancora dopo un pò, e notai che il furgone era fermo. Erano tutti al lavoro.
“Sei sicura che te ne puoi occupare tu?”
“Certo DoppioClick, lo sai che le cose le faccio bene o non le faccio affatto. Lascia fare a me.”
“Ok. Allora, ricapitoliamo. SchedaMadre rimane qui nel furgone, ed al segnale prestabilito scollegherà il cavo elettrico del magazzino dal quadro. Io, CronTab e SegmentationFault andremo ad ispezionare la casa, mentre Canvas, TrackBall e Scourge andranno nel Magazzino. Saremo sempre in contatto radio, e il primo che troverà qualcosa avvertirà gli altri.”
Notai subito gli sguardi tra TrackBall e Canvas, sicuramente felici di fare ancora una volta squadra con me.
“Ok, Canvas. Muoviamoci, avvicinati alla casa e parcheggia vicino alla cassetta di derivazione della corrente elettrica.”

Il furgone si mosse. La casa era un pò cadente, ma grande. Il vicino magazzino era circondato da un reticolato metallico, che ne impediva l’accesso. Due guardie all’ingresso, armate, sorvegliavano l’entrata principale.
“Accidenti. Il reticolato non ci voleva.”
“Non preoccuparti, Canvas, sicuramente troveremo il modo di entrare passando dalla casa. Piuttosto… Come si fa per le guardie?”
SchedaMadre sorrise, ed esclamò “Ci penso io. Voi andate nella casa di SDC e lasciate fare a me.”. Prese il telefono e cominciò a fare un numero.
Scendemmo velocemente, cercando di non farci vedere, vicino al viale d’ingresso della casa, mentre SchedaMadre portava il furgone in posizione. TrackBall e Canvas cercavano di calmare SegmentationFault.
Tutti e sei girammo intorno alla casa.
“Come sospettavo” disse CronTab. C’era infatti un buco nel reticolato, più o meno all’altezza dell’entrata secondaria della casa.
“Bene, dividiamoci. Ecco la radio, Canvas. Buona fortuna.”
Canvas annuì a DoppioClick, e ci muovemmo.
Ci guardammo attorno in cerca delle guardie. Canvas indicò con un sorriso l’entrata, dove un paio di ragazze poco vestite stavano efficacemente attirando l’attenzione delle poche guardie del magazzino.
“Quella ragazza ha mille risorse” disse Canvas.
TrackBall ribattè: “Sarà contento SegmentationFault. Ora però avvertila di staccare la corrente, o le telecamere ci vedranno subito.”
Canvas farfugliò qualcosa nel walkie-talkie e le telecamere smisero quasi immediatamente di girare su se stesse.
Rapidamente, raggiungemmo una delle porte laterali ed entrammo all’interno. Era buio.
“Hai portato le torcie, Canvas?”
“Non le dovevi prendere tu?”
“No le doveva prendere Scourge…”
“Io? No, io no…”
Trackball sbuffò: “Ecco, perfetto. Ora siamo al b…”
Improvvisamente si sentì un rumore di qualcosa che si metteva in moto, e rapidamente le luci si accesero.
“Presto, lì dietro!” disse Canvas, e velocemente ci lanciammo dietro una cassa.
“Diavolo. Ma cosa è successo?” chiese TrackBall.
Canvas rispose, mentre con lo sguardo ispezionava il soffitto: “Credo che abbiano un generatore d’emergenza. Strano per un semplice magazzino. Comunque, siamo fortunati. Sembra che abbiano pensato alla sorveglianza all’esterno, ma non all’interno. Non vedo telecamere.”
“Magari, le spostano ogni tanto da fuori a dentro e da dentro a fuori…Così risparmiano…” Osservai.
Canvas cercò in tutti i modi di tenere TrackBall, che cercava di abbracciarmi amichevolmente per mostrarmi la sua ammirazione, brandendo un ferro 1.

Iniziammo a girare per il magazzino, cercando qualcosa. Dopo poco trovammo un ascensore che scendeva.
Canvas prese la radio e disse: “Gente… Qui c’è un ascensore che scende. Inoltre ci sono un paio di cose strane… A voi come va?”
Dalla radio, la voce di DoppioClick rispose: “Noi abbiamo trovato delle carte interessanti. Sembra che sotto al magazzino ci sia una specie di laboratorio segreto dove fabbricano quegli affari. Non ho idea di come sia possibile ma sembra proprio che sia così. Però non è ancora funzionante, a quanto risulta. Quindi siamo ancora in tempo per distruggerlo.”
“E come pensi di fare?”
“Non lo so ancora. Ora ci muoviamo e vi raggiungiamo.”
“Fate attenzione, le telecamere sono ancora attive, hanno un generatore di emergenza. Cerchremo di disattivarlo così potrete raggiungerci.”
“Ok, Canvas, fate in fretta.”
L’ascensore scese rapidamente due piani, e si fermò su una sala molto ampia, piena di macchinari e di casse ancora chiuse.
“Sembra che non ci sia nessuno…” disse TrackBall.
“Meglio così” ribattè Canvas. “Faremo più in fretta.”
Girammo un pò all’interno della sala, seguento un ronzio che si faceva sempre più forte man mano che procedevamo. Ad un certo punto, dietro alcuni tavoli di metallo coperti di plastica trasparente impolverata, trovammo il generatore di emergenza.
TrackBall, afferrando un estintore a mò di mazza da golf, esclamò con un sorriso sadico in volto: “Ora pensiamo a questo coso, e poi a tutto il resto.”.
Feci notare a TrackBall lo sbaglio che stava per fare: “TrackBall, non si usano mai gli estintori sui macchinari elettrici. L’ho letto su un opuscolo e…”
Una voce arrivo dall’alto: “FERMI!”
Non so perchè, ma mi sollevò vedere TrackBall fermarsi prima di colpire la mia nuca…

La scena era raccapricciante.
SchedaMadre, legata ad una sedia, era stata posta di fronte a decine di monitor allineati su una parete, in un’angolo che fino ad un momento prima era buio.
La voce dall’alto non tardò a farsi sentire ancora. “Fate un solo passo, e sapete la fine che farà la vostra amica. Ora, se la volete vedere salva, prendete immediatamente tutti l’ascensore e consegnatevi alle guardie.”.
Canvas cercava di tenere fermo TrackBall che agitava furiosamente l’estintore e imprecava, mentre SchedaMadre urlava chiedendo aiuto.

Io nel frattempo ero impegnato a osservare il generatore. Alla fine, non era così diverso da un computer, no? Quindi,sicuramente, quella leva, spostata verso il segnale rosso con scritto “DAN ER” (un pò rovinata come scritta, ma leggibilissima…) avrebbe spento il tutto. Visto che TrackBall era distratto, decisi di finire io il suo lavoro, e abbassai la leva.
La macchina inizio a ronzare più forte, poi il rumore aumentò. Tutte le lampade della sala iniziarono ad emettere una luce più forte, e diverse sirene iniziarono a suonare. Una dopo l’altra, le luci esplosero, e subito dopo, con un rumore metallico fortissimo, il generatore si fermò.
Lavoretto facile facile.
Nel buio, per un pò si sentirono alcuni rumori metallici sordi, come di un estintore che batte su varie superfici. Dopo poco udimmo la voce di DoppioClick chiamare i nostri nomi, mentre la luce di alcune torce illuminava il laboratorio in pezzi e un TrackBall ansimante e sudato. SegmentationFault corse a liberare SchedaMadre.
Canvas urlò qualcosa a DoppioClick, che annuì e fece segno a tutti di uscire, mentre nel laboratorio iniziavano a divampare le fiamme.

Mentre ci allontanavamo, guardavo soddisfatto il magazzino e la casa in fiamme. Non capivo perchè in fiamme ma immaginavo che per qualche motivo doveva finire così, ma proprio non riuscivo ad afferrare… E tra l’altro mi sembrava di aver già visto questa scena da qualche altra parte, ma proprio non ricordavo… Scrollai le spalle e tornai ad unirmi alla gioia dei miei amici, persi nell’entusiasmo generale, esclamando: “Peccato però, una o due di quelle geniali frasi potevamo anche aspettarle…”.
Ricordo vagamente l’immagine di un ferro 1 riflessa sul finestrino, poi svenni.

Condividi
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • email
  • LinkedIn
  • Live
  • oknotizie
  • PDF
  • RSS
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Twitter

  1. Nessun commento ancora...
  1. Nessun trackback ancora...