Sphere
Questo invece è il secondo racconto che vi propongo quest’oggi.
E’ un racconto di fantascienza, senza alcun riferimento ( anche se alcuni passaggi risentono dell’influenza della lettura di AccelerandoW di Charles StrossW.
Ho in mente di scriverne un altro ambientato nello stesso scenario, anche per spiegare meglio cosa sono i protagonisti di questo racconto.
Enrico osservava i cerchi concentrici che il galleggiante provocava sulla superficie del lago mentre il sole tramontava ed iniziavano a comparire le prime stelle, anch’esse riflesse sulle acque calme.
Si sentiva orgoglioso di quell’esperienza: suo padre lo aveva portato a pescare per la prima volta, quasi un rito di iniziazione.
Scosse leggermente la canna per far muovere l’esca e si concesse un sorriso verso il padre, come lui seduto sul pontile, entrambi intenti a procacciarsi la cena .
“Pazienza, ci vuole pazienza” gli aveva detto il padre mentre gli spiegava i rudimenti della pesca, mostrandogli come collocare l’esca sull’amo e lanciare la lenza in modo che cadesse in una precisa posizione.
- Pazienza – pensò Enrico e, mentre aspettava, riandò alla giornata precedente, alla notte trascorsa praticamente insonne ad attendere l’alba e l’inizio di quell’esperienza.
Ricordò la piacevole sorpresa quando suo padre gli mise davanti, al posto della solita colazione a base di latte e biscotti, un tazza di caffè.
Mentre assaporava quella bevanda la madre aveva preparato il tascapane con del pane fresco, del formaggio e dei salumi che sarebbero stati il loro pranzo.
“Andiamo” gli aveva detto il padre mentre avviava il trasporto, una semplice auto a repulsione gravitazionale e, seguiti dall’immancabile sfera che si librava nell’aria a breve distanza, erano arrivati al lago dove avevano dapprima organizzato il campeggio e quindi si erano disposti alla pesca.
In una piccola pozza isolata dal lago nuotavano tre pesci, preda della giornata, che sarebbero stati arrostiti per cena.
Un strappo della lenza lo riportò al presente.
“Papà! Ho preso un pesce anche io!” esclamò felice Enrico.
“Stai calmo se no ti scappa anche questo!” rispose il padre incastrando nel supporto la sua canna da pesca ed avvicinandosi al figlio, seguito dall’immancabile sfera.
Seguendo le istruzioni del padre riuscì finalmente a ritirare la lenza e mettere nel retino una trota di medie dimensioni.
La sfera si avvicinò ad osservare la preda mentre i due uomini ne aspettavano il verdetto.
“Papà, speriamo che questa volta le vada bene!” disse Enrico ricordando altre prede che la sfera aveva rimesso in mare.
L’oggetto brillò di una luce verde e si diresse verso la pozza come ad indicare ai due il proprio consenso.
“Bene Enrico!” disse il padre “Abbiamo la cena. Mentre io accendo il fuoco tu riordina le canne.”
Il ragazzo sorrise, aveva quasi avuto il terrore che la Sfera gli avrebbe negato il suo trofeo, non sarebbe stata la prima volta in quel giorno, ed aveva temuto di vedere anche quella trota sollevarsi magicamente e ritornare in acqua.
“Papà ma come fa?” aveva chiesto la prima volta a cui aveva assistito a quella sorta di procedura.
“Non lo so” gli aveva risposto il padre “Gli scienziati dicono che usi dei campi magnetici ma abbiamo imparato che anche nelle piccole cose non possiamo contraddire i Custodi.”
Enrico impiegò pochi minuti a riporre l’attrezzatura da pesca. Si sciacquò le mani nelle tiepide acque del lago e raggiunse il padre vicino al fuoco su cui cuocevano i pesci.
Consumarono allegramente la cena. Il padre raccontava ad Enrico delle passate battute di pesca con gli amici ed altre storie da bivacco mentre il ronzio discreto della Sfera faceva da sottofondo.
Nel frattempo era scesa la notte.
“Papà guarda là” disse Enrico indicando una stella particolarmente luminosa “che stella è quella?”
Il padre sospirò. Aggiunse dei ramoscelli al focolare e si dispose a raccontare un’altra storia.
“Enrico. Sei abbastanza grande da sentire una storia, la nostra e dei Custodi” disse indicando con un cenno della testa la Sfera.
“La nostra razza non è nata su questo mondo. Noi veniamo da quella stella luminosa e dobbiamo la nostra stessa esistenza ai Custodi.”
“In che senso papà?”
“Figlio mio, quella luce lontana si chiama Sole” disse il padre quasi ribadendo il maiuscolo nel nome della stella ” e sotto la sua luce la razza umana si è evoluta ed ha rischiato di scomparire per sempre.”
Il ragazzo rimase quasi sconcertato da quella rivelazione. Mai nelle sue ololezioni il maestro aveva fatto cenno alle origini. Il suo ciclo iniziale di studi non comprendeva la storia e quindi il racconto che il padre si apprestava a fargli sarebbe stata la prima lezione di storia che lui avrebbe ascoltato.
“Lo so che ti ho preso alla sprovvista ma prima che ti fosse svelata la nostra origine lontana dovevi seguire il percorso che la nuova società terrestre ha tracciato per i nostri figli: tu non hai mai sentito parlare di grandi città ma, presto, quando inizierai il secondo ciclo di studi potrai vederle. L’umanità ha ricominciato da capo qui su Proxima III e le Sfere ci hanno insegnato che è importante, addirittura basilare, che ogni gruppo familiare abbia un suo percorso. Viviamo in piccole comunità e grazie all’evoluzione dell’antigravità non è più necessario trascorrere la nostra esistenza ammassati come sardine .”
“Quindi siamo sparsi in tante piccoli paesini?”
“Non esattamente figlio mio. Le grandi città della madre Terra sono state ripristinate su questo pianeta ma esse sono solo centri di lavoro, di commercio o dove trascorrere le vacanze. Presto ti porteremo a Roma, la più grande città del nostro settore, o nazione come si diceva nella vecchia madre Terra. Li inizierai il secondo ciclo di studi che ti indirizzerà ad un lavoro adatto alle tue capacità.”
Il padre mise sul fuoco un pentolino e si dispose a fare del caffè mentre Enrico assimilava quelle informazioni. La sua mente immaginò i giorni futuri, il nuovo percorso formativo e si sentì quasi spaesato.
“Tieni” disse il padre versando una generosa porzione di caffè nella tazza del figlio “ti servirà. La storia che ti devo raccontare, la stessa che mi raccontò mio padre e che lui udì dal nonno, è lunga e non voglio vederti ciondolare dal sonno e ritrovarmi a parlare al Custode.”
Enrico sorseggiò il suo caffè e si dispose ad ascoltare suo padre.
“Come ti ho accennato noi veniamo dal pianeta Terra, terzo dal Sole ma saremmo stati consumati dalla fornace solare se non fossero intervenuti i Custodi.”
“Ma chi sono?” chiese Enrico indicando la Sfera, che si era disposta ad ascoltare e correggere il racconto.
“Non lo sappiamo, così come non sappiamo il motivo per cui si sono presi cura di noi. I Custodi comunicano con noi in molti modi ma spesso, quando devono parlarci, entrano nei nostri sogni e ci guidano…”
“Sono i nostri padroni?”
“No Enrico, ci lasciano fare quello che vogliamo tranne quelle cose che potrebbero danneggiarci o danneggiare questo mondo. Abbiamo tutto il libero arbitrio che ci necessita ma loro ci segnalano quegli ostacoli che potrebbero provocare la nostra fine.”
Il ragazzo fece un cenno con la testa ad indicare al padre che aveva capito.
- Tuo padre ha ragione Enrico – disse una voce – Noi non interferiamo con voi se le vostre azioni non costituiscono un pericolo per la vostra razza e per questo mondo. -
“Vuol dire che se pescavo il pesce che hai rimesso nel lago avrei causato un danno alla mia razza o al mio mondo?”
Enrico percepì una vibrazione della sfera che la sua mente associò ad un’allegra risata.
“No Enrico” rispose il padre ” io e questo Custode abbiamo parlato della pesca e gli ho spiegato che i pesci di una certa lunghezza devono essere rimessi in acqua e lui ha semplicemente fatto il mio lavoro.”
- Esatto. Noi non siamo vostri padroni. Vi lasciamo vivere. Gli omicidi, i furti e quelle caratteristiche che la vostra razza definisce come Male esistono in piccole parti, sono necessarie alla vostra evoluzione e non li fermiamo. Siete voi a gestire la giustizia, a governarvi ma le guerre vi sono proibite e tutte quelle attività che provocherebbero la vostra fine.-
“Grazie Custode” disse Enrico facendo una sorta di inchino verso la Sfera “ho capito anche questo.”
Il padre versò dell’altro caffè e proseguì il racconto.
“Ti ricordi i fondamenti di astronomia che hai studiato?” chiese al figlio.
“Si papà. Il nostro sole è una nana gialla.”
“Esatto. In origine Proxima era una nana rossa ma i Custodi ne hanno modificato le caratteristiche perché fosse simile al nostro Sole ma, a differenza del Sole, non usiamo questa stella come deposito dei nostri rifiuti. Questa stella durerà altri milioni di anni senza anticipare la sua fine a causa nostra.”
“Quindi papà se la razza umana non si fosse messa in mezzo …”
“… noi saremmo ancora sul pianeta Terra. Esatto Enrico. Il nostro vecchio mondo faceva parte di un sistema che chiamavamo sistema solare.”
Il padre di Enrico prese un ramoscello e tracciò sul terreno sabbioso una serie di cerchi concentrici attorno ad un sasso.
“Nel tuo secondo ciclo imparerai che questa rappresentazione non è corretta ma per quello che ti devo spiegare è sufficiente: attorno al Sole orbitano i pianeti. La Terra era il terzo dal sole e noi ci eravamo spinti un po’ dappertutto: le colone di Mercurio sulla faccia nascosta ne sfruttavano il sottosuolo. Venere e Marte ospitavano altre colonie e gli scienziati avevano iniziato a renderli simili alla Terra. Prima della catastrofe si pensava di costituire delle stazioni orbitanti attorno a Giove e Saturno.”
“Hai parlato di rifiuti…”
“Si figlio mio. L’umanità si era diffusa e per sopravvivere aveva bisogno di energia e la produzione generava rifiuti. Altri rifiuti venivano creati dai processi di lavorazione delle materie prime. Qualcuno trovò che lanciarli verso il Sole fosse la miglior soluzione ma purtroppo i fatti hanno dimostrato che ci eravamo diretti verso un suicidio collettivo.
Non avevamo le conoscenze necessarie per lasciare il sistema solare e li saremmo morti se non fossero apparsi i Custodi.”
Enrico volse lo sguardo verso la Sfera. Quell’oggetto era stato una parte della famiglia, un compagno che lo aveva accompagnato nella sua crescita ed ora il ragazzo lo guardò con quel rispetto che traspariva dalle parole degli adulti che lo chiamavano Custode.
“Cosa avvenne? ”
- Permettimi di mostrartelo – disse la voce della Sfera.
Il Custode vibrò leggermente ed Enrico si trovò ad assistere come uno spettatore a quella che era stata la fine del mondo.
Vide le prime avvisaglie, il Sole che iniziava il processo di trasformazione in gigante rossa e il primo contatto con le Sfere.
“Gli scienziati scoprirono con sgomento che la massa di rifiuti aveva causato un aumento della velocità della reazione nel nucleo del mondo. La coscienza di essere impotenti non offuscò la capacità di giudizio ed i governanti decisero di tacere sulla fine imminente per non scatenare il panico. Il Sole avrebbe inghiottito Mercurio e Venere mentre le forze gravitazionali del Sole avrebbero modificato la rotta del nostro mondo che avrebbe avuto una più lenta agonia: la Terra era destinata a finire sul sole in un’orbita destinata a degradarsi.
L’umanità sarebbe rimasta su Marte ma destinata a spegnersi per inedia. Fu allora che una mattina il suono delle Sfere ci svegliò.”
Enrico era affascinato: le immagini del Custode si alternavano al racconto del padre e rivisse il primo contatto con le Sfere.
I Custodi non apparvero da un giorno all’altro ma, nei limiti consentiti dall’urgenza del caso, si intrufolarono nei sogni degli uomini irradiando una sensazione di pace ed annullando il sentimento di diffidenza, di paura, che l’umanità ha contro l’ignoto.
“I Custodi ci svelarono il nostro destino o meglio quello della Terra. Rallentarono il processo di crescita del Sole. Quando il rumore di fondo sostituì le comunicazioni da Mercurio le Sfere avevano già ridislocato tutti gli esseri umani e tutte le forme di vita della Terra in una gigantesca città satellite nell’orbita di Saturno.”
La ricostruzione mostrò ad Enrico quale immenso potere fosse nelle mani dei Custodi: un nugolo di sfere avvolse la Terra, ormai priva di vita. Mentre anche Venere veniva inghiottita dal sole i Custodi avevano iniziato una sorta di processo di trasformazione in immane flusso dati di tutte le strutture presenti nella Terra.
Enrico vide le città, i monumenti, le foreste ridursi in una sorta di pulviscolo che veniva inglobato dai Custodi.
- Quello che vedi Enrico è un processo che per molto tempo sfuggirà alle vostre conoscenze. Si chiama ridislocazione quantica. Con quel processo abbiamo portato tutti gli esseri viventi nella Città Satellite mentre le forme di vita vegetale e i vostri monumenti sono stati convertiti in dati -
“Avete fatto l’upload!” esclamò Enrico
- Hai capito il principio – rispose la Sfera – minore è il livello vitale dell’oggetto e maggiore è il tempo in cui lo stesso può esistere nello stato quantico. Per questo abbiamo collocato gli esseri umani e gli animali nelle camere di stasi della Città. L’entropia è molto più grande quando nelle informazioni codificate è necessario includere l’intelligenza ed il flusso vitale.-
“L’avanguardia si spostò nel sistema di Proxima, la nuova casa” proseguì il padre ” e qui fu individuato questo mondo in cui i Custodi ripristinarono quanto tolto dalla Terra anche se la geografia di questo nuovo pianeta era diverso. Proxima III è più grande del nostro mondo di origine e il rapporto tra superfici emerse ed acqua è circa il 30% maggiore.
Per questo continuiamo a vivere in piccole comunità e le città sono state ripristinate in modo differente dall’originale.”
Il Custode proseguì con la rappresentazione dell’esodo dell’umanità: alcune sfere, nell’orbita di Saturno, divennero dei globi infuocati ed alterarono la porzione di spazio che includeva la Città Satellite in modo tale che la stessa si rimaterializzasse in orbita attorno a Proxima III.
Le Sfere riconvertirono il sole di Proxima in una nana gialla e l’equipaggio della Città Satellite fu sbarcato nel nuovo mondo pronto per ospitare la seconda Era dell’umanità.
“Il resto lo sai. Grazie alla loro guida la nostra società non è più agglomerata in grandi centri ma in tanti insediamenti che permettono a noi esseri umani di avere un maggior rapporto con i nostri simili e, grazie ai Custodi, siamo certi che non commetteremo più errori tali da causare altre catastrofi.”
“Ma chi siete? da dove venite?” chiese Enrico alla Sfera.
- Non vi è dato saperlo. Sappi solo, giovane umano, che saremo vostri compagni negli anni a venire e che cammineremo insieme nell’Universo.-
“È inutile insistere” disse il padre “possiamo fare tante teorie ma i custodi non ci diranno mai chi sono e da dove provengono. Adesso è giunto il momento di andare a dormire. Domattina torneremo a casa e dovrai prepararti per il tuo viaggio a Roma, per il tuo secondo ciclo formativo.”
Il padre di Enrico versò dell’acqua sul focolare e ne ricoprì i resti con la sabbia mentre il ragazzo entrò nella tenda seguito dalla Sfera.
Si addormentò cullato dal ronzio del Custode pensando alle nuove esperienze che lo attendevano nei giorni a venire.



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