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Memorie

Continuo a ripubblicare anche sul blog i miei racconti o, come per quello che segue, le mie fan fiction.
Questa ha come protagonista Spock ed una particolare zuppa, la plomek.
La ricetta è mia, è stata cucinata in diverse occasioni ed a molti è piaciuta.

Vulcano visto dallo spazio non é certo un pianeta invitante, le sfumature rossastre lo rendono un pianeta praticamente monocromatico. Spock, comunque, per quanto la perfezione della logica guidasse da quasi 200 anni la sua vita, trovava la sua vista dallo spazio piacevole.
Ricordava con un brivido la prima volta che lo vide allontanarsi, quasi una fuga dal padre Sarek contrariato alla sua idea di far parte della Flotta Stellare. Su Vulcano le liti sono pressoché un mito, quando due Vulcaniani decidono di confrontare la propria logica in caso di stallo cade il silenzio tra i due, anche tra genitori e figli, in merito all’argomento.
Spock non aveva costituito eccezione alla regola ed aveva lasciato Vulcano per diventare una leggenda nella storia della Federazione dei pianeti uniti.
Ora stava tornando a casa dopo aver reso l’estremo saluto al suo amico Kirk, ucciso per salvare l’universo su un oscuro pianeta del sistema Veridiano. Non riusciva a giustificare con la logica, perlomeno a se stesso, il bisogno di tornare a casa. Certo, da quando suo padre era morto vittima della sindrome di Bendii e dopo la disastrosa sessione dell’accademia vulcaniana in cui T’Perot aveva scoperto un antico libro, non era mai stato nuovamente su Vulcano, la sua matrigna Perrin non gli aveva fatto avere notizie, probabilmente avrebbe dovuto regolare qualche problema ereditario, qualche piccola inezia che il suo esecutore testamentario non era stato in grado di sistemare. Nessuno dei suoi amici, perlomeno quei pochi che erano rimasti in vita, avrebbe posto in discussione la sua presenza su Vulcano, aveva in conto anche una visita al monte Seleya per un incontro con T’Pau mentre, in compagnia della sua mente, avrebbe discusso con se stesso alla ricerca del vero motivo, sepolto nella profondità della sua mente e non costretto da una prigione filosofica quale la pura logica.
Spock era giunto al suo pianeta con un trasporto bajoriano e la sua presenza a bordo ridusse al minimo i controlli e si ritrovò teletrasportato davanti a quella che era stata la casa della sua infanzia.
“E così il figliol prodigo torna a casa”
La voce della seconda moglie di suo padre, Perrin, ruppe il silenzio come un colpo di gong
“Pace e lunga vita, Perrin” rispose Spock
“Allora” dibatté Perrin senza ricambiare il saluto “il mezzosangue é tornato alla sua tana? Sei tornato per nutrirti delle spoglie corrotte di tuo padre?”
“Perrin, le tue affermazioni non sono logiche. Nutri ancora del rancore nei miei confronti ma Sarek sarebbe stato il primo a riprendermi se mi fossi presentato qui lasciando in sospeso la situazione su Romulus.” Rispose Spock “Ricordati che le esigenze di molti valgono più di quelle di uno”
“Si, dillo al tuo amico Kirk che ha rischiato la vita per riportare il tuo Katra. Certo voi Vulcaniani siete tutto logica ed IDIC e congelate i vostri sentimenti dietro una barriera che quando crolla é devastante come una diga che si rompa.”
“Perrin, capisco il tuo dolore ed il fatto che tu sia stata allevata dai terrestri e che sia tuttora terrestre, é una giustificazione logica”
“Ecco sei come tuo padre” rispose Perrin scoppiando in un pianto dirotto “egli é morto gridando il tuo nome, nome gridato con amore e passione nelle crisi, nome citato con reverenza nelle pause che la sindrome gli concedeva.”
“Perrin, non piangere, ricorda che noi proviamo sentimenti e la mia logica ha vacillato quando Picard mi portò l’eco dei suoi pensieri”
“La logica vacilla? Tu non sei stato qui quando le crisi rendevano il più grande ambasciatore più fragile di un cucciolo indifeso. Dov’eri quando si sedeva di fronte a quella montagna con cui ti confrontasti da giovane e quasi riuscivo ad intravedere un sorriso in quel volto severo? Dov’eri quando Sarek aveva bisogno di te ?”
“Perrin” rispose Spock “mi ricordi mia madre Amanda quando si infuriava con noi per i silenzi derivati da modi diversi di percorrere la logica. Io gli rendevo testimonianza con le mie opere, sono ambasciatore perché la sua logica, o meglio parte di essa, ha prevalso sulla mia e se il suo nome viene ricordato é anche per mio tramite perché io sono Spock figlio di Sarek. Ancora pace e lunga vita madre”
L’appellativo usato da Spock sortì l’effetto da lui sperato, Perrin smise di piangere e guardò il volto del figlio del suo Sarek appoggiandogli con fare materno la sua mano
Spock trasalì, i Vulcaniani non sono abituati al contatto fisico, ma non si ritrasse, capiva che Perrin in quanto umana aveva bisogno di quel contatto.
“Mi hai chiamato madre” disse Perrin dopo un silenzio che sembro eterno “mi hai onorato con questo appellativo. Grazie Spock, Lunga vita e prosperità a te figlio di Sarek”
“Perrin, sappi che la mia scelta non é frutto della logica, perlomeno non tutta, ma dato che so quello che hai passato, i sacrifici e le prese in giro, credo che tu abbia agito come avrebbe fatto mia madre.”
La famiglia ritrovata stette a discutere e rievocare episodi della passata vita di Sarek, i ricordi si andavano accumulando e, quando il sole di vulcano lasciò il posto a T’Kuth, Perrin si ritirò nei suoi alloggi.
Spock stette a rimirare il paesaggio di Vulcano e passeggiò nel giardino interno fortemente voluto da Amanda e curato con amore da Perrin. Trascorso un periodo indefinito si alzò e si recò nell’area della casa costruita da Sarek alla sua nascita ed adibita a studio ed alloggio per Spock nel periodo in cui si riallineava dopo essere tornato dalla morte. All’epoca dell’incidente di T’Perot era stato in quella casa, Perrin allora si trovava sulla Terra, e nulla sembrava cambiato. Aveva ancora sulla scrivania i dati dei “testimoni di Surak” e tracce di attività che aveva dovuto svolgere mentre nell’accademia vulcaniana si consumava la tragedia del “virus azzurro”. Alle spalle della scrivania c’era quello che un sentimentale poteva considerare un “museo della memoria”, mentre per Spock erano testimonianze. Da un teschio di Sehlat ad un frammento della USS Enterprise, l’originale, passando a foto e libri donati da Kirk e dal dottor Mc Coy, in quella parete era riassunta la sua vita.
“Ambasciatore Spock” disse la voce impersonale del computer che governava la casa “Comunicazione personale in arrivo dalla Terra”
“Passamela sulla consolle della scrivania” rispose Spock,attivando il terminale personale
Il volto dell’ammiraglio Bette Traste apparve nel display fissando intensamente Spock
“Ammiraglio,chi é morto?”
“Morto?” ribatté Traste “in base a quale ragionamento…”
“Ammiraglio, a quest’ora sulla Terra saranno le due del mattino, la mia presenza su Vulcano poteva essere rilevata solo dalla sezione 31 che non spreca di certo il suo tempo per mandarmi i saluti. Non essendo in atto nessuna crisi significativa l’unico motivo logico per cui si disturbi una persona che la vostra gerarchia definisce altolocata é la morte di qualcuno”
“Odio voi Vulcaniani” ribatté Bette Traste “riuscite sempre a farla facile. Comunque oggi alle ore 17.47 la USS Challenger é esplosa senza motivo apparente. A bordo c’erano 120 persone, tra queste, c’erano il Dottor McCoy e l’ingegner Scotty, stavano tornando da Veridiano 3. La flotta stellare dell’aldilà ha acquisito altri validi elementi”
“La Challenger esplosa?” disse Spock cercando di far ricorso a risorse del suo autocontrollo per non urlare. Adesso era rimasto solo lui dell’equipaggio dell’Enterprise.
“Si ambasciatore, senza motivo nel settore Wolf 351. La lascio solo. Bette Traste chiude”
Nuovamente Spock si ritrovò a dover fare i conti con le emozioni, si tuffò nel suo autocontrollo e ne riemerse trovandosi a guardare lo schermo.
Notò che la casella della posta in arrivo era piena e iniziò a scorrere i messaggi. Molti erano messaggi di alcuni anni prima, complimenti, richieste di interviste, conferenze, in sostanza pari a quelle lettere di propaganda che riempivano le cassette della posta sul pianeta Terra.
Il suo software di filtraggio lasciò in evidenza un solo messaggio, catalogando e, in alcuni casi, rispondendo con un diniego o cestinando gli altri.
Il messaggio proveniva da due cadetti Vulcaniani che chiedevano di essere contattati.
“Computer” disse Spock “richiami le schede di Saduk e Soran”
Con la grazia e la velocità di una intelligenza artificiale sullo schermo apparvero le note caratteristiche dei due Vulcaniani. Spock annuì osservando come i due “testimoni di Surak” si fossero distinti all’accademia della Flotta Stellare.
“Computer. Verifica se Soran o Saduk sono disponibili ad essere contattati a quest’ora.”
Spock si ritrovò a fissare nuovamente lo schermo vuoto e, come esercizio, a ipotizzare per quale motivo lo avessero contattato.
Quando i due avevano lasciato l’accademia vulcaniana, l’anno successivo all’incidente che aveva comportato l’allontanamento da Vulcano della dottoressa Shaq T’Quan, Spock si era occupato di certificare personalmente i titoli acquisiti e presentato Soran e Saduk al secondo corso dell’Accademia della Flotta. Dato il tempo trascorso era probabile che i due volessero coinvolgerlo in una celebrazione o, semplicemente, portarlo a conoscenza dei loro progressi.
“Ambasciatore” disse, intrufolandosi nel ragionamento logico, il computer “ho contattato Soran che é disponibile al contatto.”
“Computer predisporre il collegamento”
Spock ricordò con piacere Soran, immaginandolo come il figlio che non aveva potuto avere. Con il giovane cadetto aveva intrapreso un lungo scambio di epistole ed era stato molto lusingato dalla notizia che il suo pupillo aveva scritto un trattato sulla Curvatura che era diventato testo obbligatorio nelle scuole della Federazione.
“Ambasciatore” disse il computer “abbiamo il contatto”
Spock si volse al terminale delle comunicazioni attivando il contatto con Soran
“Pace e lunga vita, Spock. Ci spiace per i suoi amici” disse Soran
“Lunga vita e prosperità, Soran” rispose Spock “Per la scomparsa dei miei amici, la nostra età mette in gioco anche questo. Siccome la notizia é successiva alla vostra richiesta di contattarmi, credo che il motivo sia un altro. Quale?”
“Maestro, abbiamo concluso il nostro corso di studi qui sulla Terra. La logica impone che si faccia rapporto e si discuta col maestro la strada da seguire”
“Capisco” annuì Spock “ma come Surak ci insegna, ognuno é nel contempo maestro ed allievo. Le tue peculiarità fisiche sono una forza e nel contempo una debolezza. Arrivando a questo primo traguardo hai distrutto la logica di chi ti voleva incapace. Ma la tua esperienza tra gli umani non si chiude qui. Sarai probabilmente assegnato a qualche nave, magari sulla nuova Enterprise.”
“Maestro, sono stato contattato dal Tenente Verok. Non so di che si tratta e, assieme all’amico Saduk, avremo un colloquio nei prossimi giorni, pare che ci verrà somministrato un test psico-attitudinale”
Spock alzò il sopraciglio. Quello che per i più era un semplice Tenente di forza ai cantieri di Utopia Planitia era in realtà uno dei più grandi geni che Vulcano avesse mai prodotto. Era al corrente di una forza di attacco simile ad una sorta di associazione interrazziale, una sorta di unità suicida per risolvere situazioni apparentemente senza via d’uscita. Sapeva che il nome in codice era legato in modo indissolubile a Vulcano, il progetto “Capella” sembrava essere andato avanti e si era arrivati alla preselezione dell’equipaggio.
“Soran” disse rivolto al suo allievo “valuta attentamente le proposte che ti verranno fatte. Potresti avere un ruolo importante nella storia della galassia, comunque la tua preparazione ti guiderà in direzione della giusta soluzione. Possiamo lasciarci e scusa per il disturbo”
“Ehm…” disse Soran “ci sarebbe anche un’altra questione, legata alla celebrazione del fine corso”
“No!” rispose bruscamente Spock “non verrò a nessuna mostra di sentimenti e di tremolii che definiscono danze. E neppure mi presterò ad assunzione smodata di alcolici per il solo gusto di avere un mal di testa il giorno dopo.”
Spock, non chiediamo la tua presenza ma una semplice consulenza alimentare. Non ti avremmo disturbato per questo ma, dato che siamo in collegamento, volevo chiedere un tuo consiglio, anche data la tua esperienza con gli umani”
“D’accordo Soran, di cosa si tratta?”
“Come ben saprai, da un pò di tempo a questa parte anche i giovani Nausicaani sono ammessi all’accademia e, nonostante la loro indole triviale, presentano una facoltà di apprendimento a dir poco sorprendente. Pensate che Massayu, colui che é destinato a guidare il popolo nausicaano, che studia qui all’Accademia, mi ha tenuto sveglio una notte parlando delle variazioni orbitali dell’atomo di idrogeno. La discussione era intrigante ma alla fine lui é crollato dal sonno.”
“Si, conosco la razza nausicaana e le loro intemperanze, continua Soran”
“Il mio amico Massayu ha un compagno chiamato Pyllolla che é uso a vanterie e discorsi chilometrici. Egli dice di essere in grado di sopportare quanto di più piccante gli si presenti”
Spock sorrise nell’intimo. Conosceva il suo allievo, la sua precisione e la sua voglia di sperimentare e demolire affermazioni. “Capisco, vorresti proporre la zuppa Plomek
“Sì maestro” annuì Soran “ma il problema è che mentre il nostro metabolismo é in grado di assorbire anche ossidi di rame non lo é quello terrestre. Per quello nausicaano garantisco che neppure un acido sarebbe in grado di scalfirne l’epidermide.”
“Soran mi sposto in cucina” disse Spock trasferendo la comunicazione nell’area dedicata alle attività culinarie.
Il tempo di giungere alla destinazione e la comunicazione riprese
“Bene Soran, mi pare ovvio che dovremmo sfruttare quello che la botanica terrestre mette a disposizione”
“Sono d’accordo maestro”
“Allora iniziamo con un soffritto di sedano, carote e cipolle. Prepara in proporzione patate, melanzane e zucchine, diciamo 100 grammi di ciascun elemento per persona. Taglia tutto a cubetti” Spock, mentre spiegava, dava istruzioni al replicatore per fornirgli gli elementi richiesti, già puliti e tagliati.
“Maestro devo mettere tutto assieme?” chiese Soran
“No, metti prima le patate, dopo 5 minuti aggiungi le melanzane e poi le zucchine”
“Uhm, ma credo la logica imponga qualcosa onde non carbonizzare il cibo”
“Si Soran, aggiungi del vino oppure brodo vegetale, il tanto sufficiente da non far attaccare le verdure. Ora prendi dei funghi e cucinali da parte, basta la ricetta terrestre dei funghi trifolati”
Il replicatore continuava a produrre gli elementi della ricetta e un profumo appetitoso si spargeva per la cucina.
“Adesso” proseguì Spock “prendi dei peperoni rossi, 100 grammi, e tagliali a striscioline. Fai un passato di pomodoro e mettilo a cuocere a fuoco lento senza soffitto. Aggiungi prima i peperoni e poi, quando cotti, i funghi”
“Maestro, ma non vedo nessun elemento piccante nella tua ricetta, non sarebbe stato logico soffriggere qualche peperoncino nell’olio?”
“Soran” ribatté Spock “anche nella cucina bisogna saper applicare la logica! Se tu soffriggessi elementi piccanti, l’effetto sarebbe istantaneo mentre, come dirò più avanti, se l’elemento piccante venisse inserito a metà l’effetto salirebbe dallo stomaco con effetto più devastante sulle papille gustative”
“Capisco maestro”
“Bene Soran, adesso procurati del tabasco, della salsa worchester e dei peperoncini, Inoltre sarebbe opportuno che trovassi della salsa piccante tailandese. Mescola questi elementi in uguali proporzioni e mescola il tutto nel sugo. Dopo 4 minuti unisci il sugo con il composto di melanzane, zucchine e patate in un’unica pentola. Lascia il tutto per cinque minuti e poi servi”
“Grazie Maestro” disse Soran “credo che il Nausicaano avrà di che ricordarsi. Pace e lunga vita Spock
“Lunga vita e prosperità, Soran. Aspetterò tue notizie.”
Per l’ennesima volta nella giornata Spock si trovò davanti ad uno schermo vuoto, con due porzioni abbondanti di zuppa Plomek preparata secondo i canoni terrestri. Si ripromise di mandare un messaggio a Soran suggerendogli di dimezzare le dosi. Il sole di Epsilon Eridani fece capolino lasciando Spock sorpreso. Decise di apparecchiare per la colazione e appena versò in due ciotole la sua creazione un gradevole profumo lo aggredì, riportandolo al termine della missione che aveva portato la pace tra Klingon e Federazione.
Lui, Mc Coy, Scott e Kirk si erano riuniti a casa di Mc Coy e sorseggiando mint juleppe avevano intavolato una discussione filosofica. Il ricordo si impossessò dei sensi di Spock, gli pareva di sentire le risate di Scotty quando, dietro precisa richiesta, Kirk aveva ingurgitato una ciotola di zuppa Plomek e, dopo aver raggiunto una colorazione molto simile ai cieli di Vulcano, aveva chiesto a Mc Coy qualcosa per spegnere l’incendio che attaccava i suoi organi della digestione.
“Sono un dottore, non un pompiere” era stata la risposta del dottore che aveva scatenato le risate di Scotty.
Una certezza raggiunse Spock. Non ci sarebbero state più le serate e gli incontri con gli amici. Anche chi aveva beffato il tempo era stato tradito in quella zona in cui le flotte terrestri e borg si erano scontrate. Di Kirk, Mc Coy e Scotty non restava che il ricordo.
Spock li immaginò in attesa in una sorta di campi Elisi. Essi attendevano un’altra zuppa Plomek per farsi ancora i soliti scherzi tra amici. La loro voce sembrava chiamarlo e dire “Spock, non avere fretta noi saremo sempre i tuoi amici e ti aspetteremo.”
Una lacrima trovò una via di uscita tra le pieghe dell’autocontrollo e inizio a scorrere sulla guancia del figlio di Sarek
Spock ma tu piangi” disse Perrin che, svegliatasi, aveva sentito il profumo pervenire dalla cucina e vi si era recata per consumare la colazione.
Spock si rese conto che qualcosa aveva superato le sue barriere ma, da buon vulcaniano, trovò una scusa logica.
“Perrin, non piango. Forse ho esagerato con il peperoncino e ciò ha provocato una leggera lacrimazione.”
La moglie di Sarek sapeva che non era il caso di ribattere e, assieme al nuovo figlio, si sedette a consumare la colazione e percorrere nuovamente con Spock il sentiero delle memorie perdute.

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