Il silenzio del sehlat
Il dottor Tarlek ripensava al rapporto particolare che si andava formando con l’erein della Tal Shiar e nel frattempo ingannava il tempo consultando le banche dati a cui il terminale della sua cella gli consentiva l’accesso.
Era stata una vittoria dei primi giorni, quando le commissioni di studio sia di Vulcano (si era chiesto il prezzo pagato dal pianeta che prima gli aveva dato i natali e poi lo aveva esiliato come eretico) che di Romulus avevano notato che non aveva accesso al mondo esterno. Il dibattito in Senato si era protratto a lungo ma alla fine, grazie anche all’apporto di Charfor, si era deciso di permettere l’installazione di un terminale controllato nella cella di Tarlek.
L’accesso all’”Aberrazione di Vulcano” era concessa agli studiosi di tutto il quadrante, in cambio di informazioni scientifiche che la controparte riteneva non applicabile alla guerra, oppure garantendo l’accesso a pubbliche librerie all’intellighenzia romulana.
“Krazy Katra ?!” L‘attenzione dell’Aberrato fu attirata da un messaggio subspaziale che proponeva l’ascolto di un gruppo di musica vulcaniana sperimentale “Non li hanno ancora lapidati?! ”
L’arrivo di un visitatore distrasse il prigioniero: “Salve “dottor” Kilton, qual buon vento? Non è riuscito a circuire qualche giovane interessante e si vuole sfogare su di me? … devo farmi verificare lo stato generale dal MOE? Non si sorprenda… è il vantaggio di essere un fenomeno unico ed un’arma potenziale: mi fanno accedere anche a tecnologie sperimentali…”
“Vedo che la voglia di scherzare non le è passata! Forse l’erein Uilah le ha ricordato la scadenza del pon-farr ?” rispose acido il dottor Kilton.
“Uhm… Dottor Kilton, non credo sia venuto ad onorarmi della sua gentile presenza solo per parlare della mia sessualità, inoltre saprà benissimo che soffro di una sindrome che mi provoca l’inversione del pon-farr. Per questo sono sempre nello stato equivalente per sette anni. Saprà pure che mi somministrano un inibitore ormonale, per evitare spiacevoli conseguenze. Quindi cosa vuole da me ?”
“Dottor Tarlek, quest’ululato che si diffonde dalla sua cella cos’è? Sta per caso ascoltando il canto d’amore di un targh ?”
“Non credo neppure, esimio collega, che lei sia venuto per discutere dei miei gusti musicali, e, sono spiacente di ammetterlo, sono d’accordo con lei nel definire questo Ninih T’Rabushow, del gruppo vulcaniano dei “Krazy Katra” , una cacofonia allucinante da far impallidire Mokartz, il compositore Klingon… Sono un gruppo di “sperimentatori dodecafonici” e questo pezzo parla di una donna che ha inventato una particolare forma di saluto. Ma ribadisco, lei non è venuto per discutere neppure di musica. Dato che mi ha già lasciato la luce accesa – e ciò mi rende leggermente intrattabile – non credo che la sua mente possa aver inventato un sensore sufficientemente potente da poter recuperare, in quella cosa che si ritrova nella scatola cranica, un’idea altrettanto geniale, quindi mi dica cosa vuole o mi liberi della sua presenza”.
Il dottor Kilton si avvicinò alle sbarre ed estrasse da esse un intercettatore fonico mascherato (quello che sulla Terra nel XX secolo era chiamato volgarmente cimice), mostrandolo a Tarlek.
“Come vede, mio esimio “collega”, ho i miei mezzi per tenermi informato. Mi spiace solo che quell’insignificante erein non sia potuta restare per assistere a questo momento. Per ora la lasciamo gingillarsi e continuare a sognare il suo sehlat, ma appena lei, esimio “collega”, avrà fatto di me un eroe, sarà lei a gridare…”.
Tarlek lanciò uno sguardo in tralice alla sua nemesi: “E per quale assurdo e disperato motivo dovrei essere strumento del suo successo?”
“Caro amico, sappiamo entrambi che lei ha praticamente in mano il nome e la residenza del nostro amico, quello che adesso ha fra le mani Eri’hfirh Eragian, il figlio del nostro amato pretore”
“Continui, la prego, potrebbe interessarmi…” disse il Vulcaniano.
“Ho sentito quello che l’erein Uilah le ha proposto e, date le mie notevoli conoscenze in Senato, ho chiesto conferma al Rettore, che mi ha detto di non aver promesso nulla. Come ci si sente, mio esimio “collega”, ad essere stato preso in giro da una semplice erein?”
“Caro “collega”, la sua tendenza ad autoincensarsi mi urta alla stessa maniera. Non mi costringa a mettermi a meditare sulla lunghezza della sua vita o su altri argomenti, per una volta risparmi a me e a Romulus le sue dissertazioni, e si ricordi che l’erein Uilah fa sempre parte della Tal Shiar. Non riempia il discorso di particolari inutili e arrivi al dunque”
“Dottor Tarlek, discutendo con il pretore siamo arrivati ad una serie di proposte: innanzi tutto, come effetto immediato, la trasferiremo all’Ambasciata della Federazione su Romulus”
“L’Ambasciata della Federazione? Il Taj Mal? Il monumento al fallimento dei suoi piani per fare una strage di rappresentanti della Federazione? … Se non sbaglio è bella grande come estensione. Il suo “innanzi tutto” mi indica che ci sono altre cosette da caricare sul vettore, prima di partire per la “vacanza.” Quali, di grazia?”
“Allora, avrà tutto il Taj a sua disposizione e, tanto perché non si faccia illusioni, la cupola di condizionamento è di duranio quindi non faccia affidamento sulla sua capacità di attraversare i campi di contenimento. Abbiamo anche deciso di sfruttare le sue peculiarità di assimilazione di sentimenti, trasformandola in una pena capitale per i traditori… ma solo se mi dirà il nome dello “squartatore”, senza i suoi dannati giochi di prestigio e giri di parole”
Kilton estrasse da una tasca un faser federale e lo puntò verso il dottor Tarlek.
“Come vede, non è il solo ad avere accesso alla tecnologia federale. Questo faser è regolato su “massimo stordimento.” Sta arrivando una camera di stasi portatile; quando si risveglierà, si troverà in una riproduzione della sua cella all’interno del Taj Mal. La informo che la cella è espandibile e che il limite massimo corrisponde al Taj Mal. Buonanotte, dottor Tarlek”
Il raggio cremisi del faser colpì in pieno il Vulcaniano, che si accasciò svenuto senza un grido. Gli inservienti entrarono, spingendo una camera di stasi, dove sistemarono Tarlek.
“Bene, potete portare il “dottore” nei suoi nuovi appartamenti” ironizzò Kilton, riponendo il faser nella tasca “vi raggiungerò tra breve.”
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