Il silenzio del sehlat
“… ed infine, ha affermato che la persona che cerchiamo è il contenuto di un involucro…” Uilah era tornata a riferire al direttore Charfor e stava terminando di fare rapporto.
“Bene, erein Uilah, ha svolto con dedizione un compito difficile. Ora può tornare allo studio ed alle esercitazioni, avrà una nota positiva nelle sue note caratteristiche.”
“Direttore!” Uilah sembrava un cane che, fiutata la preda, non voleva mollare la pista “Tra le materie di studio, avrei anche investigazione, ed ora posso “prendere due t’liss con un kllhe” “.
Il direttore Charfor non era abituato a tanto entusiasmo giovanile ed invidiava l’erein che gli stava davanti. Avrebbe voluto del personale con quel carattere in altre situazioni, ma aveva l’obbligo di porre freno a quell’irruenza:
“Erein! La sua foga potrebbe costarle cara! In ogni caso ha sempre un po’ di tempo libero, ed in quel periodo può applicarsi in attività al di fuori del corso di studi. Le assegnerò un accesso privilegiato alla banca dati dello squartatore. Eventuali scoperte le saranno comunicate tempestivamente e riferirà a me in prima persona, a qualunque ora del giorno o della notte. Jolan Tru, erein. Può andare.”
Uilah lasciò l’ufficio del direttore con una notevole iniezione di fiducia, avviandosi con passo deciso verso l’aula dove si sarebbe tenuta la lezione d’analisi tattica.
Il periodo assegnato allo studio trascorse senza eccessivi intoppi. L’unica cosa rimarchevole fu la sfuriata che l’istruttore di tiro fece ad un allievo, colpevole di per aver portato in area di tiro un disgregatore senza la sicura inserita.
Il corso che formava il corpo elitario di Romulus era abbastanza simile a quello dell’Accademia della Flotta Stellare dell’odiata Federazione. La differenza era che il prezzo del fallimento era diventare dei paria dell’Impero e trascorrere il resto dell’esistenza svolgendo mansioni umili, sino a sacrificare la propria vita in una missione suicida, in sistemi stellari noti solo per numero di catalogo. Altra differenza era una professionalità superiore e la presenza di un numero maggiore di esercitazioni tattiche, la cui difficoltà avrebbero reso ridicolo quello della Kobayashi Maru.
Uilah giunse alla biblioteca, dove riuscì ad impossessarsi di un terminale libero.
“Computer, analizza la frase “la persona che cercate si sente come il contenuto di un involucro che deve raggiungere la perfezione, come se avesse perso la sua buccia anche dopo aver trascorso il tempo necessario sull’altopiano di Gol”, inserendola in un contesto relativo al caso dello “squartatore”.
Analizzare riferimenti con la realtà romulana e con le leggende di questo quadrante.”
Le luci del terminale si accesero, indicando che era in corso la ricerca nelle banche dati della Tal Shiar, oltre a quelle ammesse alla pubblica consultazione (inclusa quella della Federazione dei Pianeti Uniti).
“Nessun riferimento attuale” rispose il terminale.
“Maledizione, dottor Tarlek! Si vuole prender gioco di me? Che cosa significa questa frase nella mente bacata di un Vulcaniano?”
“Trascorrere il tempo necessario sull’altopiano di Gol è un’interpretazione del tentativo, tipico della filosofia vulcaniana, volto a raggiungere la totale assenza di sentimenti, o meglio, il completo controllo sui medesimi.” Il computer era abituato a filtrare i termini offensivi e le coloriture di linguaggio utilizzate normalmente da un romulano medio. Il sistema era rimasto in attesa ed aveva interpretato il pensiero espresso ad alta voce come una richiesta di analisi.
“Bene. Aggiungere appunti alla banca dati: il sospetto ha tentato o vuole tentare di farsi passare per Vulcaniano oppure è un Vulcaniano”.
Uilah, con la tipica efficienza romulana, non espresse sorpresa: era d’obbligo continuare le ricerche.
“Computer! Indica i Vulcaniani presenti nel periodo degli omicidi su Romulus”.
“Solo un Vulcaniano presente: il dottor Tarlek, in isolamento nel Centro Studi Aberrazioni”.
“Computer, indicare sette o movimenti autorizzati allo studio o all’applicazione delle teorie rivedute e corrette di Vulcano”.
“Al momento abbiamo solo il movimento per lo studio del kolinahr, in cui gli appartenenti cercano di partecipare al rito. Gli iscritti sono un centinaio. Lo scopo finale è quello di applicare il controllo dei sentimenti negli infiltrati presso altre razze in caso di cattura.”
“Computer, analizzare la presenza di iscritti su Romulus in contemporanea alle morti violente.”
“75 iscritti erano presenti in tutte le occasioni sul pianeta.”
“Computer, aggiungere appunti alla banca dati. Mettimi subito in contatto con il direttore Charfor”.
“Richiesta in corso.”
Il vantaggio dei computer, in qualunque mondo, era lo svolgimento delle mansioni senza chiedere né dispensare consigli. I computer su Romulus erano in grado di comportarsi alla stessa maniera in modo più efficiente.
Il volto del direttore della Tal Shiar si materializzò sullo schermo del terminale. Nonostante non fosse ancora l’alba, il direttore era ben sveglio:
“Non le hanno detto, erein, che una mente riposata è una mente fertile? A quest’ora lei dovrebbe essere in pieno sonno”.
“Se è per questo, anche lei, direttore, dovrebbe essere impegnato a smaltire gli effetti della birra romulana, ma la vedo ben sveglio!”
“La sua solita impertinenza, erein. In ogni caso, leggo che ha interpretato con una buona percentuale di successo il mistero della frase del dottor Tarlek. Comunque siamo in piena crisi: hanno rapito Eri’hfirh Eragian.”
“Come?! Il figlio del capo pretore di Romulus, quello con la mania di passare il suo tempo in mezzo alla gente senza scorta? … Dov’è avvenuto il fatto?” Uilah aveva già deciso di aggiungere ai suoi compiti la ricerca di colui che sarebbe diventato pretore, qualora fosse sopravvissuto.
“Erein! Vada a riposare, vedo che domani mattina ha un’esercitazione in cui deve trovare un traditore sul ponte di comando di una nave. Mi farò vivo domani mattina e le manderò un rapporto. Si ricordi che abbiamo grandi progetti su di lei e quindi… obbedisca!”
Il tono della voce di Charfor era di quelli che non ammettevano repliche. Anche l’indole tipicamente ribelle dell’erein Uilah capiva quando il rischio era troppo superiore al premio in palio.
Dopo la sfuriata del direttore, Uilah si era recata nella sua camerata e si era addormentata.
Ora una compagna di stanza la scuoteva.
“Uilah! … Dannazione, stavi urlando nel sonno!”
“Maledizione, erein T’Valok! Era solo un incubo che non facevo dall’infanzia, deve essere stata la stanchezza.”
L’espressione di momentaneo stupore che apparve sul suo volto era la conseguenza del fatto che l’incubo appena interrotto era la risposta alla domanda del dottor Tarlek: la causa della rabbia insita in lei.
“T’Valok, a che ora è l’esercitazione?” La prontezza di reazione dell’erein le aveva permesso di salvare l’informazione per il successivo uso, indirizzando le sue forze verso il corso di studi della giornata.
“Mi spiace, Uilah, ma per cinque giorni siamo chiusi: tutti i nostri insegnanti si stanno dando da fare per cercare il figlio del capo pretore.
Ti sono state inoltrate alcune comunicazioni, e c’è anche una in chiave d’accesso personale, da parte del nostro direttore”.
“Perché diavolo non me lo hai detto subito?!”
Uilah si alzò dalla branda e si precipitò al terminale, come se da questo dipendesse la sua stessa esistenza. Scorse l’elenco dei messaggi, vide che i suoi genitori le avevano mandato i saluti e sorrise al messaggio di un vecchio spasimante del suo distretto che la invitava al suo matrimonio. Infine, trovò il messaggio lasciato dal direttore: era una comunicazione video.
“Bene, erein Uilah, in allegato troverà il rapporto del rapimento di Eri’hfirh Eragian e l’autorizzazione ad interrogare nuovamente Tarlek. Gli prometta pure ciò che vuole, ma sappia che non potremo mantenere. Eviti di lasciarsi coinvolgere in prima persona. Si ricordi che a volte basta l’odore per stuzzicare un affamato e quindi non gli faccia annusare il suo: Tarlek quando azzanna sbrana, se lo ricordi! Inoltre, le faccio presente che il modo migliore di risolvere qualsiasi situazione, sia un semplice test sia un’indagine, è quella di immedesimarsi nel colpevole. Jolan Tru. Dimenticavo!… Dà una certa soddisfazione poterle parlare senza essere interrotti.”
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