Il silenzio del sehlat
La luce, nel vicolo che separava la parte ricca da quella della servitù del segmento Rihan, indicava che anche nei quartieri ricchi la manutenzione lasciava a desiderare.
Il figlio del pretore Eragian stava rientrando a casa. Aveva una particolare anomalia fisica, denominata “le orecchie di Vulcano.”
Anche se la razza romulana e quella vulcaniana avevano comuni origini, le diverse vicissitudini evolutive, la differente radiazione di fondo e l’ecosistema avevano provocato la parziale deriva genetica delle due razze.
Nel XXIV secolo, le due razze erano simili quanto potevano esserlo la razza terrestre e quella bajoriana. Ogni tanto capitava che si manifestasse un carattere recessivo, come la colorazione della pelle, la maggior lunghezza delle orecchie, o particolari combinazioni nel sangue a base di rame.
Agli inizi queste “mutazioni” erano soppresse, ma in seguito si cominciò a studiarle, allo scopo di generare degli agenti da infiltrare nello staff di qualche Vulcaniano importante. Nello staff dell’ambasciatore Sarek, per esempio, c’era almeno un changeling . Il figlio del capo pretore aveva appunto l’anomalia genetica definita come “l’orecchio di Vulcano.”
Da piccolo era stato deriso dai compagni, e questa particolare forma di persecuzione, avvenuta durante il periodo formativo del carattere, aveva sviluppato in lui una forma di empatia nei confronti dei disadattati, molto somigliante alla pietà.
Il giovane, infatti, appena udì un lamento provenire dal vicolo, non si pose domande e, lasciando di stucco la scorta, si fece avanti.
Una figura indistinta mugolava nell’ombra: “Mi hanno preso tutto. Non riesco a camminare. Mi sono saltati addosso e mi hanno derubato”.
“Non si preoccupi, sono il figlio del capo pretore. È tutto finito!”.
“No, ti sbagli! Sta appena cominciando!” disse l’ombra, alzandosi ed applicando una siringa ipospray sul collo della sua nuova vittima.
Qualsiasi sostanza contenesse, l’effetto narcotizzante fu immediato: il giovane crollò sulle spalle dell’ombra.
L’essere lo sollevò senza sforzo, ed aiutato dalla semioscurità del vicolo sparì. Ciò che la scorta avrebbe raccontato prima di esalare l’ultimo respiro non fu di nessun aiuto.
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