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Il silenzio del sehlat

Dire che Uilah non provasse un brivido lungo la schiena alla chiusura della paratia, sarebbe mentire, ma comprometterebbe l’esistenza del relatore, quindi potete ipotizzare che al suo posto avreste avuto un leggero brivido.
“Benvenuta nella mia umile dimora, SubCenturione” una voce armonica proveniva dal vulcaniano “Mi spiace di non poterle stringere la mano, ma devono aver sbagliato unità di misura nel fare le maniche di questa camicia e, per non irritare il direttore Kilton, me le hanno legate dietro la schiena. Mi presento, sono il dottor Tarlek, il cannibale dei sentimenti, l’Aberrazione Vulcaniana, l’eretico, come mi definiscono su Vulcano.
In cosa posso esserle utile? O meglio, in cosa posso essere utile al direttore Charfor?”
“Immagino che minacciarla non servirebbe a nulla e, inoltre, ritengo che la morte sarebbe per lei una liberazione. In ogni modo, noi Romulani siamo educati ed è buon uso presentarsi, prima di tutto: sono l’erein Uilah e sono qui per farle qualche domanda in merito …”
“Uilah, scommetto che lei fa parte di qualche famiglia nobile del distretto di Thatar, che ha deciso di raddrizzare il nostro mondo entrando a far parte della Tal Shiar. La sua facciata nasconde origini “contadine” e si è resa conto che, anche se lavora nella Tal Shiar, deve sempre spalare letame, solo che questo puzza molto di più. Non mi sembra il caso che le ricordi le mie origini vulcaniane, e che, nonostante le errate interpretazioni di qualche studioso, io continuo ad applicare la logica. Il nostro comune amico Charfor è stato l’unico che abbia dimostrato una falla nel mio processo logico. Il risultato è stato quello di infilarmi in questo sarcofago. Dato che voi della Tal Shiar non siete usi alle visite di cortesia, sommato al fatto che Charfor a suo tempo definì la mia mente eccelsa, la logica impone che io possa esserle utile in qualche caso “stravagante.” Non sbaglio, erein?”
Uilah fissò con un certo rispetto il “cannibale”, e si trattenne dall’esporre uno dei suoi soliti commenti acidi.
“Le faccio i miei complimenti dottore, ma quello che ha citato potrebbe benissimo averglielo detto Kilton. Non occorre, in ogni modo, provenire da Vulcano, per applicare la logica. La “libertà” che le viene concessa, unita al rapporto epistolare che lei ha in corso con i nostri “cugini” di Vulcano, le permette di esporre il suo punto di vista sulla nostra società. Lei ha messo in ridicolo, con i suoi scritti ellittici , il dottor Kilton presso l’Accademia Vulcaniana. Questa irritante azione indica che Kilton non le darebbe neppure la frequenza della più malfamata locanda romulana, figuriamoci se la informerebbe delle intenzioni della Tal Shiar! Sì, sono qui da parte della Tal Shiar, per sondare eventuali sue opinioni in merito allo “squartatore.” Non so cosa prometterle, ma sono disposta a sentire le sue richieste in merito, sempre che queste non siano comiche. Noi nella Tal Shiar non siamo inclini alla risata, e se qualcuno ci vedesse ridere non sopravvivrebbe abbastanza da raccontarlo!.”
“Chiara, coerente ed efficace”, disse Tarlek, scuotendo le braccia liberate dalla camicia di forza. “Non si spaventi, è un esercizio che ho imparato qui, visto che spesso si dimenticano della mia esistenza per diverso tempo, ed è risaputo che noi Vulcaniani abbiamo fastidiosi pruriti ai lobi delle orecchie. Se potessi chiederle qualcosa, le chiederei di spegnere quelle dannate luci, di aprire una finestra su quelle mura e di farmi passeggiare su qualche appezzamento. Quid pro quo, come dicono sul pianeta Terra, mia cara Uilah. A proposito, sarei curioso di vedere la faccia che farebbe Kilton se venisse a sapere che i disgregatori della Tal Shiar hanno due celle d’alimentazione… Ma mi dica, con parole sue, qual è il problema che genera questo “squartatore”?”
Uilah era, suo malgrado, affascinata dal dottor Tarlek, una persona che spesso era dipinta come un demone dell’Areinnye , ma che, alla luce dei fatti, dimostrava di possedere un’intelligenza elevata, anche se male indirizzata.
“Dottor Tarlek, uno o più individui stanno facendo strage di Romulani, con orrende mutilazioni, dopo un rapimento di diversi giorni. Pensavamo che fosse presente un Klingon o una squadra di questi, ma le autopsie denotano un lavoro compiuto con metodo e non con la furia tipica dei Klingon. Inoltre, in almeno due occasioni, l’ipotetico Klingon si sarebbe notato fin troppo. In poche parole, ci siamo persi”.
“Di conseguenza” rispose Tarlek “”usiamo un pazzo per prenderne un altro”, immagino sia questo il pensiero scaturito dalle sinapsi di Charfor. Dato che sono stato io ad iniziare la politica degli scambi, le do il primo indizio: “La persona che cercate si sente come il contenuto di un involucro che deve raggiungere la perfezione, come se avesse perso la sua buccia anche dopo aver trascorso il tempo necessario sull’altopiano di Gol”“.
“Che cosa intende, dottore?” ribatté perplessa Uilah.
“Ah, ah … erein … pensaci, e quando mi porterai la prossima domanda, ricordati che mi devi dire cosa provoca tanta rabbia in te. Adesso lasciami infilare questa camicia, malfatta come tutto quello che fa il nostro caro Kilton, e puoi andare ad approfondire. Pace e lunga vita, erein!”

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