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Il silenzio del sehlat

Uilah riposava da sola nella sua nuova stanza. La promozione ad arrain le dava diritto ad una stanza singola, ma lei rimpiangeva i battibecchi con T’Valok. Le era stato consegnato un pad anonimo, che richiedeva la sua impronta vocale per l’attivazione. La sezione scientifica aveva verificato l’assoluta mancanza di rischio, restituendole il pad. Ripensò ai progressi che erano stati raggiunti sul campo dall’uso del TOE, che ora veniva riprogrammato ed analizzato per usi futuri. Il pretore aveva ordinato di bloccare le ricerche sino all’effettiva apparizione della tecnologia olografica. Le conseguenze di un uso di tecnologie future con decenni di anticipo avrebbero rischiato di causare problemi e variazioni nella linea temporale naturale. Anche i vertici del consiglio scientifico romulano avevano ricevuto la stessa direttiva e si era quindi convenuto di congelare in una camera di stasi tutte le informazioni prodotte dall’incontro di Telek R’Mor con la nave federale dispersa nel quadrante Delta nell’anno terrestre 2351 , ancora ben di là da venire, e dalle conseguenti armoniche temporali.
“E così torniamo a studiare” pensò Uilah, che non riusciva a costringersi a leggere il pad. Si preparò per l’esercizio fisico quotidiano e si mise in tasca il messaggio. Corse per un po’ e, giunta alla roccia che indicava la metà del percorso di allenamento, si sedette.
“Allora, Uilah” disse a se stessa “Abbiamo paura di Tarlek? Vabbè, non avrà certo poteri tali da assorbire la mia sanità mentale per vie che non conosco! Pad, sono Uilah R’Tanet n’Ehhlih, verifica la mia impronta vocale e mostrami il contenuto!”.
L’apparecchio verificò l’identità e sullo schermo apparve l’immagine del dottor Tarlek.
“Salve, Uilah! Non oso prevedere quanti balzi in avanti nella sua carriera la soluzione del caso dello squartatore possa aver fruttato. La ringrazio per avermi sinceramente attribuito i miei meriti e sappia che non verrò a cercare né lei né il caro Charfor. Vorrei che mi usaste la stessa cortesia, anche se credo che la prossima razza che mi ospiterà non sarà lieta di collaborare con voi Romulani (non intendo dirle dove sono diretto, comunque).
Le ripeto che può stare tranquilla, dato che ritengo la sua presenza nell’universo interessante. Potrebbe forse essere un mattone fondamentale e potrei essere presente in maniera diretta o indiretta negli sviluppi futuri della sua carriera. Mi deve una risposta e mi farebbe piacere averla! Uilah, sente ancora il sehlat? Penso che la sua ultima esperienza abbia zittito quelle urla, ma potrebbero riemergere in situazioni critiche. Mandi la sua risposta alle ambasciate degli alleati di Romulus e utilizzi le caselle personali sul mio vecchio terminale con messaggi autoindirizzati. Posso finalmente spegnere le luci e forse questa è la cosa più bella… Dimenticavo, ogni tanto dia retta ai suoi superiori. Jolan Tru. Suo affezionato dottor Tarlek e signora (ebbene sì, sono sposato ed ho anche qualche figlio).”
Un sorriso marcò per un istante il viso di Uilah. Guardò il pad e lo mise da parte. Si spazzolò la tuta e riprese la corsa, pensando al suo sehlat, che finalmente aveva smesso di gridare.
Ideato e scritto da Antonio Mercurio “Yuq Wa’Dich”
Liberamente ispirato a “Il silenzio degli innocenti” di Thomas Harris.
Scritto senza fine di lucro. Non si intende infrangere alcun copyright.

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