Il silenzio del sehlat
La tuta da combattimento romulana che veniva indossata per le operazioni era l’invidia delle altre razze. Tra le varie applicazioni era presente un laser (in pratica una torcia multiuso) che Uilah fu ben felice di usare mentre scendeva le ripide scale. Il sottosuolo era un vero e proprio labirinto e la particolare composizione minerale delle pareti della caverna rendeva inutilizzabile il tricorder.
“Eri’hfirh Eragian” chiamò Uilah “sono l’erein Uilah della Tal Shiar.”
Il richiamo riecheggiò diverse volte mentre, usando un semplice saldatore laser per marcare il suo passaggio, Uilah proseguiva nel labirinto sotterraneo. Si stava innervosendo e pensava di tornare indietro, quando la voce roca ed impaurita del figlio del pretore si fece sentire.
Il senso dell’orientamento innato dell’erein le permise di trovare la direzione da cui provenivano le urla.
Continuando a maledire i progettisti del percorso per non aver previsto un’illuminazione adeguata, riuscì a raggiungere finalmente il luogo in cui era prigioniero Eri’hfirh Eragian.
“Allora è vero! Un agente della Tal Shiar! Temevo fosse ancora quello squilibrato!”
Il giovane Romulano, pur provato dalla prigionia e dalla mancanza di cibo, si comportò coraggiosamente. Uilah liberò le catene dal muro ma fu interrotta da un rumore che udì alle sue spalle. Si voltò e vide J’amgumb. La giovane ebbe un moto di sorpresa e cercò mentalmente una falla nel TOE, ma non ne trovò: il programma, compatibilmente con le disponibilità d’energia, era stato provato in laboratorio (si trattava di un TOE di 2 mm, di per sé inconsistente una volta privato della tecnologia di conversione energia materia ottenuta da una variazione del teletrasporto) e gli era stato impresso il database di coloro a cui avrebbe dovuto obbedire.
“Sorpresa di vedermi, erein? Purtroppo i suoi amici si sono dimenticati che esistono anche i comandi vocali. Ho portato a zero l’emissione d’energia che alimentava il suo giocattolo olografico, per cui ha fatto puff… e sono riuscito a scappare. Purtroppo per lei, queste caverne necessitano di occhiali all’infrarosso che io indosso, mentre lei sta letteralmente brancolando nel buio…”
Uilah capiva quando veniva messa in difficoltà, ma non si sarebbe mai arresa. Aveva memorizzato la posizione delle rocce e sapeva orientarsi basandosi sull’intensità della voce del suo bersaglio. Il suo addestramento la portò a considerare la situazione come se lei fosse una nave senza dispositivo di occultamento e lo squartatore un nemico occultato.
La prima mossa in caso di inferiorità era accecare i sensori, perciò utilizzò il saldatore lanciando in varie direzioni flash di emissioni termiche ad alta intensità.
“Maledetta Tal Shiar” urlò J’amgumb, mentre sparava scariche stordenti alla cieca.
“Bene” disse Uilah spostandosi in modo da far posizionare lo squartatore davanti al figlio del pretore, onde evitargli qualche colpo non indirizzato a lui.
“Sono qui, imbranato! Tu non raggiungerai mai la perfezione vulcaniana!”
J’amgumb sorrise: aveva inquadrato la figura dell’erein, che gli aveva fatto il favore di mettersi in modo da non danneggiare la sua vittima, quindi perse i suoi ultimi secondi di vita per spostare il selettore da stordimento pesante ad emissione mortale.
Mentre il maniaco operava la variazione, Eri’hfirh Eragian non perse tempo e, utilizzando le catene che lo avevano tenuto segregato per cinque cicli, strangolò colui che lo aveva imprigionato.
J’amgumb esalò l’ultimo respiro maledicendosi per non aver considerato pericolosa la sua vittima. Reclinò il capo e capì che, sia pure in un modo diverso dal previsto, sarebbe riuscito ad annullare le sue emozioni.
“Complimenti, Eri’hfirh Eragian. Sapevo che non si sarebbe lasciato scappare l’occasione. Adesso recuperi gli occhiali ad infrarosso ed usciamo fuori da questo labirinto.”
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