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Il silenzio del sehlat

L’effetto che il teletrasporto causava sugli esseri viventi era risaputo, le differenze erano di tipo psicologico e variavano da razza a razza. Uilah rientrava nella normalità, e l’ansia che provava era dovuta all’aspetto del locale in cui si era rimaterializzata.
Era chiaramente una costruzione antica, che risentiva degli influssi dell’architettura vulcaniana, probabilmente un magazzino in cui venivano conservati i bottini rubati alle opposte fazioni.
“Attenzione, disporsi a semicerchio! Cosa dicono i tricorder?”
Uilah aveva individuato i punti deboli, e come da manuale aveva provveduto a creare una formazione a tenaglia, bloccando le uscite e tenendo sotto controllo il “campo di battaglia”.”
Un Romulano di statura media fece il suo ingresso nella stanza.
“Toh! La Tal Shiar ha deciso di farmi visita. A cosa devo questo onore?”
La persona che aveva pronunciato quelle parole non aveva l’apparenza di un maniaco omicida. Sembrava piuttosto una persona distinta di nobili origini, che non avrebbe sfigurato neppure in Senato.
“J’amgumb, suppongo!” disse Uilah, estraendo una piccola sfera dalla tunica “Vedo che non ha paura di farsi vedere, dopo tutto quello che ha fatto.”
“Uhm… Signorina, lei potrebbe essere benissimo una Vulcaniana, dato il suo perfetto padroneggiare della logica. Sa, ho avuto abbastanza problemi: ho fatto il macellaio, il conciatore ed ho studiato medicina e chirurgia animale. Sono stato sempre messo ai minimi livelli anche da quelle bestie di Vulcaniani, perché sarei troppo ellittico o troppo quadrato, a seconda dei punti di vista. Ho trovato la massima soluzione e potrò essere utile a Romulus, dopo aver terminato il mio compito.”
Uilah si avvicinava lentamente e cercava di distrarlo.
“Sarei veramente curiosa di sapere cosa possa fare un veterinario di tanto utile alla Tal Shiar, dato che non abbiamo bipedi da trasporto…”
J’amgumb sorrise e si infuriò: “Lei non capisce nulla! Una volta che sarò scambiato per un Vulcaniano, potrò guidare una testa di ponte fin nel cuore della Federazione!”
Uilah allungò una mano per agguantare J’amgumb, ma si ritrovò sdraiata sul pavimento.
“Dimenticavo, bellezza… sono protetto da un campo stordente e, prima che lo scopra a sue spese, non usi il disgregatore o lanci alcun coltello: questo particolare campo glielo respingerebbe contro con violenza uguale e contraria.”
“Direttore in seconda!” disse un componente della squadra d’assalto “J’amgumb ha ragione: non conviene compiere nessuna azione ostile. Ha anche un campo personale occultante, del tipo sperimentale. Se ricorda lo schema di questo magazzino, era un centro di ricerca sperimentale, e sia il campo riflettente sia quello occultante hanno necessità di una notevole potenza. Questo magazzino costruito sopra una fonte d’energia geotermica. La potenza generata è pari a dieci generatori a singolarità. Neppure le nuove navi in progettazione potrebbero essere equipaggiate con qualcosa di simile.”
“Grazie soldato” disse Uilah “Quindi abbiamo due diversi generatori, e a quanto pare il piccolo trucco che abbiamo usato prima non funzionerebbe, dato che siamo all’interno di un magazzino e l’eventuale bis manderebbe in sovraccarico la falda con un poco piacevole effetto distruttivo. Perciò… attivare il Torturatore Olografico d’Emergenza!”
J’amgumb stava per mettersi a ridere, quando notò che la sferetta che prima era in mano di Uilah era rotolata ai suoi piedi, senza che i suoi sistemi di controllo l’avessero identificata come arma.
Un Romulano olografico prese consistenza, mentre l’emettitore si nascondeva in un campo d’occultamento a corto raggio.
“Precisare la natura dell’informazione da estorcere” ordinò l’essere virtuale.
Il pretore fu il primo a riaversi: “E quest’altra invenzione da dove spunta fuori? Da quel che ne so io, la Federazione sta studiando l’olografia ed ancora sono a livello di tute ingombranti e sarcofaghi e lei si limita a far ruotare una biglia e appare questo TOE! Mi spiega da dove passano i dati e dove diavolo è il centro di calcolo?”
Il TOE si era portato dietro J’amgumb e lo aveva immobilizzato con una presa ferrea.
Uilah approvò la situazione con un cenno della testa e si volse verso il pretore:
“Semplice, pretore: quando è stato individuato il campo di forza ho verificato che questa zona ha un’intensa attività geotermica. Come ha detto il mio collega, qui è presente una centrale energetica fra le più potenti dell’universo. Sarà certamente a conoscenza del nostro progetto di controllo delle armoniche temporali e si ricorderà di Telek R’Mor e del suo incontro con un wormhole stabile ma delle dimensioni di un tubo e di quando si è messo, o si metterà, in contatto con una nave stellare della Federazione dispersa nel futuro nel quadrante Delta: il programma di analisi ha recuperato una notevole mole di informazioni tecniche prima che il nostro progetto fallisse per mancanza di energia. Il nostro centro ricerche si è messo all’opera per utilizzare queste informazioni nello sviluppo di tecnologie. Quella sfera contiene una rete di emettitori ODH collegata ad una matrice euristica adattiva, che si trova nella sede della Tal Shiar. Il particolare sistema energetico e la conseguente potenza generata in questo posto ci permette di alimentare il sistema localmente anziché da remoto. Il TOE attinge alla storia delle torture planetarie ed è in grado di applicarle a seconda delle esigenze.”
Il TOE era rimasto in standby, e Uilah fu lieta di attivarlo: “Voglio il codice di disattivazione del campo e la sequenza di spegnimento dei generatori. Lo voglio sapere e non ti dico come. Fammi una sorpresa!”

J’amgumb tentò di resistere ma il TOE fu estremamente convincente.
“Sono spiacente, ma essendo sperimentale non ho ancora la capacità di dosare le mie forze. Ma non si preoccupi, signore: un buon chirurgo sarà in grado di riattaccarle la mano.”
Vedere il TOE osservare una mano romulana era impressionante per tutti e molto di più per J’amgumb, che a quel punto avrebbe confessato anche crimini non commessi, pur di non morire dissanguato.
“Va bene! Avete i codici ed ho disattivato il campo! Vi supplico, fermate l’emorragia!”
“Basta chiedere” disse il TOE estraendo un cauterizzatore dalla valigia olografica e bloccando all’istante la fuoruscita di sangue.
Il pretore si ripromise di approfondire quell’interessante applicazione (si immaginò una sua copia, un POE, da mandare alle riunioni del Senato, in cui si limitava ad ascoltare le lamentele dei vari senatori, mentre lui poteva divertirsi in altre faccende).
“Vorrei sapere dove hai nascosto mio figlio J’amgumb. Considereremo una fine veloce della tua esistenza, se collabori. In caso contrario, posso utilizzarti come campo di prova per studiare come si comporta il TOE.”
J’amgumb non lasciò finire la frase. Digitò con la mano superstite una sequenza sul terminale ed una porta si rivelò dietro la sua persona.
“Scendete quelle scale potrete accedere ad un sistema di caverne che si snoda sotto questo segmento. Sicuramente la persona a cui sono attaccate le mie orecchie starà strillando come un ossesso!”

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