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Il silenzio del sehlat

Trovarsi all’istante nell’ufficio del capo supremo della Tal Shiar senza l’ausilio del teletrasporto era un’ardua impresa, ma Uilah ce la mise tutta, sfruttando il suo ottimo l’allenamento.
Giunse così sudata ma contemporaneamente al suo superiore, alquanto contrariato dall’atteggiamento di una semplice erein.
“Bene, erein. Stanno cercando dei “volontari” per un’incursione a bordo di una navetta, carica di antimateria, diretta versa l’ammiraglia della Federazione
Vedo che lei ha deciso di proporsi… Venga dentro e stia ZITTA!
Uilah si rese conto di aver sfidato la fortuna una volta di troppo, ma era certa che, appena avesse estratto il suo asso dalla manica, avrebbe rimediato alle proprie sviste. Per una delle poche volte nella sua giovane esistenza, attese che le fosse concesso di parlare.
Erein, il suo amico Tarlek è stato trasferito nell’Ambasciata della Federazione e sta spiattellando tutto quello che a lei tentava di dare a pezzi e bocconi. Il caro dottor Kilton ha piazzato un congegno d’ascolto e lei si è fatta imbrogliare come una principiante. Le sue azioni, e la sua carriera nella Tal Shiar, hanno toccato il fondo! Inoltre il dottor Tarlek le manda un dono: “La Divina Commedia” di un certo Alighieri. Dimenticavo: ha indicato come “squartatore” un certo Cuprox del distretto di Ael. Erein, il dottor Tarlek l’ha presa ben bene per i fondelli… E adesso perché ride?”
“Rido di lei Charfor, lei che afferma di conoscere il nostro amico Tarlek. Io ho un indizio, anzi, sono sette nomi ed uno di questi è sicuramente il nostro “squartatore.” Guardi, abbiamo sempre avuto gli indizi sotto gli occhi, e la sua mancanza di fiducia nei miei confronti potrebbe costare la vita al figlio del pretore!”
“Uilah, di che vaneggia? Lei ha fallito! Una squadra sta setacciando l’Ael e prima o poi lo trov…”
“Charfor! Lei si è affezionato troppo alla nostra birra, da quando ha scoperto che una sua parente è stata vittima del macellaio di Icarus. Lei ha pensato, SBAGLIANDO, che la sua famiglia potesse essere considerata colpevole. Siamo su Romulus, mica su Qo’nos! Sappiamo che il macellaio di Icarus IV ha barato, ha usato uno sporco trucco e ci ha sconfitto, ma la colpa non è di nessuno. Adesso mi stia ad ascoltare!” ribatté Uilah, sferrando un pugno sulla scrivania del suo superiore.
“Il dottor Tarlek mi ha mandato un libro TERRESTRE. Sappia che commedia è una rappresentazione comica oppure una lunga storia, secondo la cultura dei nostri nemici. Il nome Cuprox dovrebbe essere legato alla Terra e, come lei stesso ha detto, “conosci il tuo nemico.” Se conosce Tarlek, dovrebbe aver capito che questo è un altro dei suoi trucchi!”
Charfor aveva ripreso colore ed aveva ascoltato con distacco la sfuriata dell’erein in cui segretamente riponeva dei progetti. Rimase assorto e, fatto straordinario, data la presenza di Uilah, nella stanza scese il silenzio.
“Bene, erein, leggiamo questo libro, sicuramente deve essere al principio… “Nel mezzo del cammin di nostra…” Adesso capisco, è un mezzo per farla tornare da lui. Ma mi dica, prima di farla andare al Taj Mal, cosa ha scoperto?”
“Posso usare il suo terminale? Il mio ha avuto un… malfunzionamento. Sa, i nuovi sistemi…”
“Certo, erein, proceda” rispose Charfor, chiedendosi a quale mossa di arte marziale si potesse imputare il malfunzionamento “nel frattempo provvederò a farle sostituire il suo…”
Uilah, che sarebbe sempre rimasta poco propensa ad utilizzare in modo diretto un terminale, si rivolse all’apparecchio:
“Computer, attiva analisi tattica “la tempesta di Vulcano”, periodo temporale due.”
Sullo schermo scorsero le immagini delle vittime dello squartatore mentre su una finestra si creava una figura romuloide.
“Vede? Il nostro amico si sta costruendo un vestito da vulcaniano. Tutte le vittime soffrivano di una variante della sindrome del “vulcaniano dormiente”, che fa affiorare alla nascita dei tratti recessivi dei nostri “cugini” di Vulcano. Le parti mancanti servono a costruire una tuta che, una volta indossata, fa sembrare il nostro uomo un vulcaniano… il figlio del pretore ha le orecchie simili a quelle di un vulcaniano e sono quelle che mancano. Dall’analisi dei corpi abbiamo rilevato che il nostro soggetto aspetta cinque rotazioni prima di operare.
Stiamo entrando nella quarta… L’analisi ha individuato sette indiziati dal primo campione ed abbiamo solo due rotazioni prima che il pretore perda il suo erede.”
Uilah aveva esposto senza inflessioni quella che in pratica era l’unica spiegazione plausibile del caso che aveva sostituito, nelle conversazioni tra Romulani, addirittura l’incidente di Icarus IV.
“Computer, analizza la parola Cuprox e le sue variabili nelle lingue antiche terrestri e verifica le relazioni con i sette indiziati.”
“Saranno necessarie tre ore per avere la risposta. Procedere?” rispose il computer.
“Sì, computer. Attivare anche chiave di protezione: sarà possibile accedere al programma solo con la mia voce o quella del direttore Charfor.”
“Bene, Erein” disse Charfor “allora abbiamo sette nomi per due rotazioni, e grazie al dottor Kilton abbiamo un distaccamento sufficiente per uno. Lei ha tre ore a disposizione. Ora vada a restituire questo libro.”
Prima di congedare l’erein, il direttore ebbe un’illuminazione:
“Pensandoci bene, sicuramente il dottor Kilton glielo impedirà. Vediamo di operare una distrazione.”
Fu sufficiente uno sguardo ai regolamenti per trovare una soluzione.
“Computer, inviare un mandato imperiale di comparizione al dottor Kilton.”
Terminato di compilare il mandato, Charfor si rivolse a Uilah.
“Bene, erein. Adesso ha due ore circa per andare a trovare Tarlek. Ma dobbiamo pensare anche ai suoi curiosi colleghi là fuori… EREIN!” Charfor alzò la voce e vi infuse rabbia allo stato puro “Riporti IMMEDIATAMENTE quel libro al dottor Tarlek! VADA!”
Uilah resse il gioco ed uscì con gli occhi rivolti verso il pavimento. Subito fuori dall’ufficio, li rialzò per fissare il gruppetto di erein che si era formato.
“Beh? Avete molto da guardare? Datemi solo una scusa per sfogarmi!”
Uilah era conosciuta ed invidiata nella Tal Shiar: eccelleva in tutto tranne che nell’obbedienza ma, come avevano spesso convenuto gli insegnanti, un leader nato non deve obbedire. La sfuriata da parte del direttore, indirizzata verso la prima della classe, avrebbe potuto diventare il tema di barzellette e racconti umoristici per settimane, se il soggetto non fosse stato Uilah.
Lo sguardo dell’erein colpì come una raffica di siluri fotonici il gruppo dei suoi colleghi di corso. Uilah prese la strada verso l’uscita e si diresse verso il Taj Mal.

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