Il silenzio del sehlat
“Dannazione! Sono una stupida! Mi sento un lacchè federale. Se solo quel cretino di Charfor mi avesse dato l’accesso immediato e non quella pallida imitazione!”
L’erein Uilah si ergeva come un gigante su quel che restava del terminale di consultazione. Fortunatamente non erano presenti dei colleghi, dato che, se qualche testimone avesse assistito alla sua furia, avrebbe rischiato grosso egli stesso.
La compagna di stanza di Uilah fece capolino:
“Ehi, Uilah, ti si è nuovamente bloccato il computer? Stai facendo ricerche su quell’assurdo sistema operativo terrestre, Windows2400Ò Federal EditionÔ ? Lo sai che non è compatibile neppure con gli stessi computer federali, anzi, ne provoca il crash irreversibile nel 98% dei… Ehi! Scherzavo!”
T’Valok impallidì: vedere la propria compagna di stanza che staccava una spada rituale dalla parete e si avvicinava infuriata non predisponeva certo a progetti per il futuro.
“Buon per te, T’Valok! Semplicemente, il terminale mi è stato latore di pessime notizie… e ciò gli è costato caro.” Rispose Uilah lasciando la stanza, diretta a grandi passi al CED della Tal Shiar.
“Uilah a Charfor… Ho ristretto notevolmente il campo. Mi raggiunga subito!” disse al comunicatore, lasciando a bocca aperta i colleghi erein che si esercitavano nel cortile.
“Erein Uilah R’Tanet n’Ehhlih! Mi auguro che questa comunicazione e il suo tono siano giustificati. VENGA ISTANTANEAMENTE NEL MIO UFFICIO! Ci vediamo lì!”
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