Il silenzio del sehlat
Risvegliarsi da un faser regolato al massimo stordimento non è certo un’esperienza piacevole. Il dottor Tarlek ne sperimentò in pieno l’effetto, simile ad un eccesso di fil’e’fer nausicano, risvegliandosi all’interno della struttura, originariamente edificata per ospitare l’Ambasciata Federale su Romulus. Pochi sapevano che in realtà era stata preparata per fare una strage dei rappresentanti federali che fossero intervenuti alla festa d’inaugurazione.
Sfortunatamente, il macellaio di Icarus IV, scoprendo la navicella sperimentale, aveva fatto fallire il piano, lasciando la struttura ad imperitura memoria del fallimento dei piani del dottor Kilton.
La costruzione odorava di chiuso, ma potenti ventilatori avrebbero presto provveduto a ripristinare un’aria fresca, secondo lo standard romulano.
Il dottor Tarlek scosse la testa, si rialzò in piedi e diede un’occhiata alla sua gabbia:
“Vedo che una volta tanto ha cominciato con il piede giusto. Mi fa piacere che mi abbia portato in pratica la mia stanza in toto. Spero che manterrà anche il resto delle sue promesse. Mi farebbe piacere che mandasse questo libro all’erein Uilah.”
“Dottor Tarlek – come vede adesso le do il suo titolo – sono un dottore, non un fattorino.”
Se lo sguardo del vulcaniano avesse potuto uccidere, di Kilton non sarebbero rimaste neppure le molecole.
Il dottor Tarlek odiava le interruzioni e manifestò il suo disappunto:
“Sentimi bene, caro collega! TU vuoi che io dia a TE il nome dello squartatore. Ho dato qualche indizio illuminante all’erein Uilah, ma se la tua intelligenza non è stata in grado di individuare il bersaglio dalla pista che ho tracciato, sappi che ti ritengo indegno della fama della Tal Shiar! Uilah ha praticamente il nome scritto a caratteri cubitali, QUINDI, far avere questo libro alla nostra “amica” sarà come mettere una zona di spazio nullo sulla sua rotta, e TU avrai l’onore di umiliare la stessa Tal Shiar. Questo libro, la “Divina Commedia” del terrestre Alighieri, è un indizio fuorviante, e indirizzerà Uilah verso un mondo religioso che è totalmente l’opposto del mondo dove vive Cuprox!”
Kilton estrasse dalla tasca il faser federale, lo regolò e lo puntò deciso verso il vulcaniano.
“Adesso basta! Ho regolato il faser su vaporizzazione localizzata. Inizierò a vaporizzarti pezzo per pezzo, finché non mi dirai il nome!”
Una persona normale si sarebbe spaventata, ma il dottore rimase impassibile come un Vulcaniano normale… solo per pochi secondi. Dalla sua bocca proruppe una cascata argentina di riso; un inarrestabile tsunami d’ilarità travolse Kilton, che tutto si aspettava, tranne quella reazione.
“Kilton, sei un imbecille! Innanzitutto devi avere un problema d’udito, poiché ti ho detto che lo squartatore si chiama Cuprox. Egli vive nel distretto di Ael e ti ho detto che il suo mondo non è certo quello religioso. Inoltre dovresti anche rimuovere la sicura e possibilmente orientare dalla parte opposta la camera di emissione. Se fai portare da un tuo lacchè il libro all’erein, avrai praticamente costruito un magnifico monumento a tua imperitura memoria. Ti chiedo in cambio di allargarmi la cella, in modo che possa usare questa magnifica piscina.”
Kilton provvide a girare il faser che aveva estratto dalla parte opposta, lo guardò come un Klingon avrebbe guardato un tribolo nella sua zuppa di gagh e lo rimise in tasca.
“Dannato vulcaniano… me l’hai fatta anche stavolta. Provvederò a far recapitare questo libro e informerò il pretore del nome e del luogo che mi hai fornito. Per adesso puoi goderti la vasca d’acqua. Come dite voi su Vulcano: lunga vita e prosperità, collega!”
Il dottor Tarlek vide allontanarsi il suo custode ai bordi della vasca, riprodotta secondo lo standard del Taj Mal. Le sbarre di duranio si espansero, aumentando lo spazio vitale sino ad inglobare la piscina. Se Kilton avesse potuto vedere il sorriso del suo antagonista, forse non sarebbe stato così tranquillo.
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