Clipart

Connection Closed.
Era un’affermazione che non ammetteva repliche, una di quelle che provocano una fastidiosa sensazione di svantaggio in chi si è appena sentito chiudere la connessione in faccia.
David Xander detestava quelle situazioni. E quello che lo irritava maggiormente era di non possedere nessuna informazione su chi aveva appena riattaccato.
Quella persona, infatti, aveva osato contattarlo sulla sua linea privata per ben dieci volte negli ultimi tre mesi, eludendo con estrema abilità tutte le protezioni software installate dai tecnici, solo per prendersi la soddisfazione di ricattarlo. Il problema non erano i soldi.
La Xander Enterprises, l’azienda di servizi di cui era fondatore e presidente, era la compagnia più ricca della City dopo le Grandi Multinazionali. I centomila nuovi yen che aveva sborsato fino a quel momento perché lo sconosciuto tenesse la bocca chiusa erano davvero poca cosa, una goccia che veniva persa dal fiume di denaro elettronico che ogni giorno entrava e usciva dalle sue casseforti.
Quello che mandava David in bestia era il fatto che quell’essere insignificante tenesse per le palle la sua preziosa e immacolata figura pubblica. Tutti nella City lo conoscevano: David Xander, incorruttibile finanziere, benefattore dei cittadini bisognosi, promotore della cultura e dell’arte, ma soprattutto bello come una rockstar e ricco come pochi al mondo. La sua popolarità non era mai stata così alta come in quel momento. Gli erano occorsi cinque lunghi anni e milioni di nuovi yen per crearsi quell’immagine e Xander non aveva nessuna intenzione di rinunciarci a causa di uno stupido festino.
Quello che avete letto è l’incipit del racconto/romanzo breve di Elisabetta Vernier intitolato Clipart.
Da navigato lettore di storie del fantastico ero rimasto incuriosito da questo titolo dopo aver acquistato dal distributore AccelerandoW di Charles StrossW.
Trattasi di fantascienza italiana, scritto da una donna, fatto che sembra disturbare l’ambiente di lettori che reputano che in Italia non si sappia scrivere fantascienza e che le donne non sono ottime autrici ma evidentemente non hanno mai letto le opere di Lois McMaster BujoldW o di Vittorio CataniW per citare due autori che al momento sono nella mia libreria.
È stato uno degli acquisti di questa estate dedicati alla fantascienza italiana ed a quella femminile ed è stato il primo che ho terminato, letteralmente divorandolo pagina per pagina.
La storia potrebbe essere incastonata nell’universo CyberpunkW, anche se il motivo principale, la morale del finanziere, è forse estraneo all’opera di William GibsonW, e non sfigurerebbe in un episodio di Legs WeaverW o di Nathan NeverW.
La storia è abbastanza semplice: qualcuno possiede una clip in grado di rovinare la reputazione di David Xander che, dietro la facciata di incorruttibile finanziere, nasconde la cattiveria affaristica tipica di un alto dirigente delle Zaibatsu, tipiche protagonisti intangibili nella trilogia di Gibson ( Neuromante, Monna Lisa Overdrive e Giù nel Cyberspazio) o, per disturbare i classici del fumetto un Bruce Wayne che abbia per alter ego Joker e non Batman.
Il capo della sicurezza, Alexandra Hill, deve recuperare questa informazione prima che la sua diffusione causi la rovinosa caduta di Xander “dalla cima della piramide in cui si era issato grazie al lavoro di persone oneste”.
La storia si dipana e si intreccia grazie anche alla presenza di ottimi comprimari, da Rue, un hacker con il complesso dell’agorafobia ai membri della squadra di recupero, dalla personalità di Candy che ha dato l’avvio alla catena di eventi in cui Xander si ritrova alla fine nel ruolo di nemico chi gli aveva giurato fedeltà.
Non ci si deve aspettare una chiara e precisa descrizione dei caratteri dei protagonisti, come già detto la storia si presta ad essere narrata in fumetto di Nathan Never o di Legs Weaver, ma non se ne sente la mancanza: l’evolversi dell’azione non lascia spazio a pause di descrizione, del perché il personaggio in primo piano sia arrivato a quella situazione ma costringe i lettori ad andare avanti in attesa di qualche colpo di scena, sapientemente nascosto in situazioni che sembrano essere solo delle rotaie in cui corre il TAV della storia.
L’ambientazione mi ha ricordato Terre DesolateW di Stephen KingW o, per dover di citazione, del Mediomondo come sarebbe potuto essere prima degli eventi narrati appunto nella saga di Roland di Gilead.
La City, circondata dal deserto radioattivo in cui vivono nomadi dei bikers, rimane sullo sfondo e si integra nelle varie scene d’azione, quasi colonna sonora discreta nell’evoluzione dei sentimenti della protagonista, salvo presentare ogni tanto una sorta di primo piano nei posti di ritrovo in cui vivono gli sbandati organizzate in gang quasi religiose ( i Judge hanno la caratteristica di sottoporre gli adepti a chirurgia facciale in modo da avere tutti lo stesso volto) o in locali in cui si svolgono le attività tipiche del sottobosco della malavita.
L’unico appunto che sento di muovere è che alla fine della lettura si resta con la sensazione che manchi qualcosa, che la storia sia stata troncata e ci si aspetta un seguito: molte sono le situazioni lasciate in sospeso, anche la soluzione adottata dal protagonista per rivoltare a suo favore una situazione sfavorevole sembra un preludio ad altre situazioni ma, del resto, anche i grandi autori ci hanno abituato a storie che non finiscono permettendo a noi lettori di immaginarci l’evoluzione della situazione ( non nascondo di aver accarezzato l’idea, da consumato autore di fan fiction, di scriverne un seguito ) e l’autrice mi ha sorpreso: nel suo sito si parla di un seguito che spero dia presto le stampe per potermi permettere di soddisfare quelle curiosità che il finale di Clipart mi hanno lasciato in sospeso.
Se volete approfondire o acquistare il libro vi rimando al sito dell’autrice



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