TWIN PHREAKS IV: Balla coi loozers
CAPITOLO SESTO Quesito letale
- L’appartamento era buio e deserto, The Brain si avvicinò al monitor e premette il pulsante in posizione ON .
“Ricorda” lo informò Gio 71 “che ogni venticinque milioni di LED ce n’é uno difettoso che esplode dopo un certo numero di accensioni”.
The Brain, molto gentilmente, si preoccupò di inibire le capacità uditive di Laura tramite cuffia stereo collegata al relativo Sony, quindi scaricò addosso a Gio 71 tutti gli insulti elaborati dal genere umano a partire dal 14esimo secolo.
La luce azzurra del monitor ci avvolse in un cono fluorescente .
Puntammo gli occhi sullo schermo nel tentativo di cogliere le prime parole che il megacomputer ci avrebbe rivolto, ma fummo notevolmente sorpresi sentendo uscire da due altoparlanti agli angoli della stanza la voce della macchina stessa, generata alla perfezione da un sintetizzatore.
“Acc…parla quasi meglio di me” si stupì Vegamaster.
“Beh…per questo non ci vuole molto !” lo affondò Hydra meritando l’approvazione di tutti i presenti.
“Io parlo come mangio, anche voi dovreste fare altrettanto !” si difese il bimbo, ma il suo sguardo cadde immediatamente su Burglar, per cui si affrettò a smentire : “No…lasciate perdere, é meglio!”.
- Circa un metro più in alto, un piccolo e silenzioso motore elettrico ruotò verso di noi uno scanner a raggi infrarossi : eravamo sotto il controllo visivo del potente calcolatore.
Quale sarebbe stata la nostra prima mossa?
Adventure Seeker e H.D.Case elaborarono la strategia d’attacco:
una macchina, per quanto artificialmente intelligente, non avrebbe potuto fare a meno di interpretare la realtà in modo logico.
Di conseguenza, una lamerata di calibro jetterino ( negazione fisica di ogni razionalità ) avrebbe costretto i delicati circuiti ad uno sforzo impossibile e, almeno lo speravamo, fatale.
Purtroppo l’apparato neuronale conosceva perfettamente i suoi avversari e le loro debolezze e si era preparato alla sfida finale in modo perfetto.
Il primo a farne le spese fu Burglar: deciso a colpire il cuore del sistema grazie alla sua esperienza di hacker, Burglar afferrò la tastiera del terminale ed iniziò a studiare la configurazione della rete.
La contromisura fu immediata, in un remoto angolo dell’appartamento un ulteriore altoparlante entrò in funzione : “Vieni a far merenda…vieni in cucina…guarda che bel frigorifero colmo, slurp!”.
Gli istinti primitivi del phreaker ebbero il sopravvento su ogni forma di ragionamento e Burglar stabilì quel giorno un nuovo primato mondiale di accelerazione: da 0 a 100 Km/h in 4 centesimi di secondo.
Naturalmente la stanza in cui la diabolica macchina aveva attirato l’ingenuo fanciullo non conteneva alcun genere alimentare, ma l’espediente fu sufficiente per eliminare dal gruppo la presenza di Burglar.
Calcolammo infatti che, data la velocità raggiunta dal soggetto, la forza d’inerzia l’avrebbe trascinato per svariate centinaia di Km.
(Fu ritrovato in una vallata svizzera, dove qualcuno ebbe l’idea di dipingerlo di lilla ed utilizzarlo per la campagna publicitaria di una nota marca di cioccolato).
Timescape si fece avanti per vendicare il povero hacker, ma ottenne solo di divenire l’ulteriore vittima.
Il computer esitò per una frazione di secondo, poi fece udire tramite il sintetizzatore la perfetta riproduzione di una voce molto, molto nota al malcapitato : la voce di SCSI.
“Carissimo” gracchiò l’altoparlante in SCSI-emulation “perché non entri in QSD boxando dalla Nuova Zelanda? é così facile…eccoti il numero di telefono…”.
Alla terza cifra Timescape ebbe un attacco di epilessia, rotolò sul pavimento ed iniziò a rantolare, istruzione per istruzione, la sua ultima elaborata routine Assembly : “NOP, NOP, NOP, NOP…”.
(-8-)
La micidiale potenza del nostro nemico sintetico stava per avere la meglio, The Brain e H. D. Case decisero quindi dopo un breve consulto con Adventure Seeker di ricorrere all’arma estrema.
“Shock Waves potresti rispondere ad una domandina?” chiese The Brain all’iperloozer.
“Certo” rispose Shock “sono sempre felice di mettere a disposizione di voialtri bisognosi il mio sapere”.
La rete neuronale sarebbe stata sicuramente in grado di percepire le nostre voci tramite microfoni dispersi nell’appartamento, inoltre grazie alle sue sofisticatissime facoltà non avrebbe avuto problemi a comprendere il linguaggio.
H.D.Case meditò lungamente alla ricerca di una domanda adatta allo scopo, poi deciso formulò il testo del problema : “Shock Waves, se una stampante non utilizza il sistema a frizione solitamente che metodo adopera?”
“Facile” rispose pronto il lamerone “il cambio automatico !”.
H.D.Case sorrise soddisfatto: il gruppo degli hackers era ormai vaccinato contro questo genere di lamerate, ma il megacalcolatore sarebbe stato stroncato dalla difficoltà di interpretare logicamente tale eresia informatica.
Gli altoparlanti rimasero muti ed ogni attimo di quel silenzio assoluto era eterno; nessuno osò turbare quel momento, mentre la speranza della vittoria totale si faceva sempre più concreta.
Alla fine qualcuno si decise ed urlò al mondo la sua gioia: “Ragazzi, ce l’abbiamo fatta !”, purtroppo per noi si trattava di Gio 71 e quella frase fu sufficiente a farci ripiombare nel terrore.
Pochi secondi dopo, la terribile conferma: i circuiti neuronali avevano superato lo choc.
Anzi, la macchina mostrò subito di non aver affatto gradito il tentativo di H.
D. Case e The Brain ed annunciò una solenne punizione : “Loozers, avete sottovalutato la mia potenza.
Ora ne subirete le conseguenze, vi leggerò un testo in inglese di Deathbringer !”.
I presenti impallidirono di fronte alla terribile prospettiva, Hydra tentò di rincarare la dose provocando una lamerata più potente: “Vegamaster, spiegaci cos’é il sistema di refresh”.
“Lo sanno tutti” replicò l’interpellato “é il dissipatore di calore delle RAM”.
Nulla da fare, il fantascientifico apparato non accusò il colpo : “Sono troppo cool per voi, rassegnatevi. Posso affrontare e risolvere qualunque problema”.
Fu forse proprio questa presuntuosa affermazione a generare in me la geniale idea, o forse solo gli sguardi persi nel vuoto dei fanciulli presenti, che ancora una volta cercavano in me l’ultimo appiglio prima del baratro senza fondo, o forse la fiducia che la bimba riponeva in me e che non doveva essere delusa.
L’enorme capacità di apprendimento e di elaborazione programmata da Axe! negli integrati della creatura artificiale era adatta a risolvere qualunque problema, ma l’insolubile quesito che avevo formulato avrebbe avuto ragione di ogni sistema di ragionamento umano od elettronico.
Tutti tacquero (Gio 71 era stato imbavagliato), ed i miei passi verso il terminale rimbombarono sinistramente.
Il calcolatore mi attendeva, mi scrutava attraverso il sensore infrarosso ; in quello stesso momento ogni dato disponibile sul mio conto veniva richiamato dalla sua smisurata memoria di massa.
Una sfida tra cervelli era in corso, entrambi convinti della propria superiorità nei confronti dell’avversario.
Pochi secondi e le parole lacerarono il denso silenzio e fluttuarono nell’aria, ciascuno dei ragazzi le colse e legò ad esse le proprie ultime speranze: si giocava il tutto per tutto.
Infine, la voce andò a colpire uno dei microfoni collegati al calcolatore e trasformata in impulsi elettrici fu deglutita dall’ unità di elaborazione in tutta la sua carica letale.
Il nostro futuro, forse quello dell’intero pianeta, legato a quel quesito : “Chi é più lamer? Vegamaster oppure Shock Waves?”.
Gli hard disk sussultarono segnalando l’iniziata fase di elaborazione dati, ma la risposta, normalmente prodotta in frazioni di secondo, non arrivò mai.
Contare le loozerate emesse da Shock Waves e Vegamaster sarebbe stato equivalente a descrivere tre o quattro volte tutti i corpi celesti esistenti nell’Universo, atomo per atomo.
Saturate le connessioni neuronali nell’immane sforzo di calcolo, il supercomputer non diede più alcun segnale di attività, calcificato per sempre da quell’impossibile operazione che mai avrebbe avuto fine.
- Aiutato dai suoi fedeli topi, Hydra smantellò dal sotterraneo segreto i componenti della diabolica invenzione : l’allarme era definitivamente cessato.
A perenne monito di quell’esperienza, l’armadietto metallico contenente le schede principali del computer fu lasciato a Jettero Heller, ultimo ricordo della sua ennesima disastrosa invenzione.
“Prima di restituirgli le maledette schede, ricordatevi di tagliare tutte le piste” ricordò saggiamente Adventure Seeker.
L’incarico fu affidato a The Brain, il più competente sia per quanto riguardava il ‘tagliare’ sia per quanto riguardava l’argomento ‘piste’.
La notizia della liberazione del mondo telematico fu accolta con indescrivibile entusiasmo, al punto che nessuno si sentì di pronunciare una condanna contro Vegamaster e Shock Waves, cause indirette dell’incubo appena dissolto ma contemporaneamente strumenti, altrettanto indiretti, della vittoria finale.
Quanto a Jettero Heller, alla peggior condanna aveva già pensato la Natura creandolo così.
“…NOP, NOP, NOP…RTS !”.
Timescape si stava finalmente riprendendo dal terribile choc, il coraggio dimostrato nel momento più difficile aveva cancellato gli errori passati.
(Vedi ‘Twin Phreaks IIÌ).
H.D.Case cercò di programmare una spedizione allo scopo di ricondurre Burglar a casa, ma io e Laura avevamo tutta l’intenzione di rimanere soli almeno per qualche tempo.
Inoltre non riuscivo a capire perché quell’idiota di Burglar dovesse proprio perdersi ogni due racconti.
Quanto tempo sarebbe trascorso prima di una nuova avventura?
Nessuno avrebbe potuto dirlo con certezza, come nessuno avrebbe mai potuto spiegare per quale motivo alcuni nascono cool ed altri lamer.
La vita, si sa, è dotata di innumerevoli sfaccettature e certe domande, proprio come il fatidico quesito a cui dovevamo la nostra salvezza, sono destinate a rimanere senza risposta :
Chi siamo?
Da dove veniamo?
Dove andiamo?
Come fanno i monchi a resettare l’Amiga? (-9-)
Nella fredda notte che lentamente calava il suo nero mantello su di noi, sguardi assenti ed un comune pensiero.
Verso quel benevolo Caso per volere del quale ci trovavamo ora a vivere insieme, qui a Twin Phreaks.
F I N E
(-8-) In tutta la sua vita, Timescape non riuscì mai ad utilizzare il metodo tanto decantato da SCSI, nonostante milioni di tentativi.
Il complesso di inferiorità nei confronti del rivale lo perseguitò per decenni.
(-9-) Il reset di Amiga si ottiene solo con la pressione simultanea di tre tasti tra loro lontanissimi, operazione che richiede l’uso di entrambe le mani.


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