TWIN PHREAKS IV: Balla coi loozers
CAPITOLO QUINTO Verso la sfida finale
- Jettero Heller fu il primo ad alzarsi, tagliò la reticella di una vecchia zanzariera e la piegò accuratamente in parti uguali sino a farne un piccolo parallelepipedo.
Legò il tutto con un nastrino, ci mise un bel fiocchetto giallo e la lanciò a The Brain ancora semiaddormentato gridando:
“Guarda…
una rete a pacchetto !”.
In 140 millisecondi se la ritrovò nell’esofago.
Shock Waves, dopo una notte in bianco, comunicò il numero dei pixel.Ovviamente era sbagliato (anche tramite addizioni 1 + 1 + 1 + 1 ecc…, al
massimo poteva contare fino a 25) ma non me la sentivo di infierire e diedi per buono il risultato.
Gio 71 fece gli auguri per la buona riuscita dell’impresa ed il gruppo manifestò la sua approvazione tramite una serie di gesti non riportabili in un capolavoro di finezza come questo racconto.
- Hydra riuscì miracolosamente a trovare un tombino di diametro sufficiente per Burglar, quindi scese la scaletta metallica per aprire la strada al resto del gruppo.
Dopo pochi passi tuttavia, mi accorsi di una grave mancanza: Axe! non poteva restare impunito.
Così,decisi di effettuare una visita di cortesia presso la sede di Strange Land, in compagnia di Vegamaster e della mia splendida bimba.
(NOTA: L’oggetto in questione é denominato ‘Laura’. Trattandosi di una ragazza modem-dotata, invito i Sysops lettori di Twin Phreaks, in caso di una sua richiesta di accesso alla loro board, ad essere particolarmente gentili e disponibili…
il che tradotto significa ‘deletatela con dolcezza’ ).
Per riunirci con gli altri elementi del gruppo, fu fissato un appuntamento sotterraneo nei pressi dell’ex lamer HQ.
Axe! manifestò un certo stupore nel vederci, tuttavia riuscii in breve tempo a metterlo alle strette; non gli restò che confessare il suo tradimento.
Storm si era liberato in fretta di lui una volta completata la fase di programmazione, e del potente coder era rimasto solo un piccolo e timido fanciullo oppresso da uno spaventoso senso di colpa.
Il pentimento che si poteva leggere nei suoi occhi mi spinse a concedergli un’altra possibilità, ma la pena da scontare sarebbe stata esemplare.
“Axe!, sarai punito.
Ecco il tuo Cosysop per i prossimi 60 giorni!” dissi severamente indicandogli Vegamaster.
“Dico, MFB…starai scherzando!” rispose Axe! sbiancando improvvisamente “sono un infame traditore al servizio dei loozers, ma non ho ammazzato nessuno !”.
Il ragazzo non aveva tutti i torti, due mesi di Guile-sysopping avrebbero stroncato gli Skid Row.
Così optai, in modo inappellabile, per la punizione più temuta da un hacker :
“Ti abbonerai a Videotel !”
esclamai, quindi lo lasciai svenuto sul pavimento e mi precipitai al luogo dell’incontro.
- Il resto del gruppo arrivò con due ore di ritardo : Hydra si era procurato una bussola per orietarsi negli umidi vicoli sotterranei, ma impiegò parecchio tempo per rendersi conto di come l’ago magnetico dello strumento fosse in realtà attratto dal Polo Nord di Burglar.
Il seminterrato utilizzato dai lamers per impiantare la base operativa fu individuato dopo molte peripezie, ma nel complesso la spedizione si risolse in un insuccesso totale : i sistemi di protezione installati da Storm sotto il controllo del megacomputer ci indussero a studiare un sistema alternativo per accedere alla rete neuronale.
Tornammo quindi alla luce del giorno, ed il caso volle farci riemergere nei pressi dell’abitazione di Vegamaster, il quale si trovò costretto ad offrirci ospitalità.
- “Che ci fai con questa lumaca?” notò Laura osservando il bavoso animale strisciare lungo il monitor dell’individuo.
“Ci boxo!” rispose il loozer “H.D.Case mi ha spiegato che per generare la prima frequenza di break con il Blieb bisogna usare la chiocciola”.
The Brain cercò inutilmente di attivare il modem di Guile.
“Nulla da fare” osservò “l’alimentatore é fuso… lamer, ma cos’hai combinato?”.
Ripensando al passato, mi ricordai di due o tre incapaci che erano riusciti a provocare un analogo effetto sull’apparecchio tagliando la spina originale USA, montandone una italiana e collegando l’innocente dispositivo alla tensione di rete.
(NOTA: La notizia purtroppo é rigorosamente autentica, NdMF).
Raccontai la cosa a Vegamaster chiedendogli se avesse fatto lo stesso.
“Allora mi credi proprio stupido !” gridò “solo un idiota integrale potrebbe manomettere la spina!”.
Lui infatti, grazie alla sua mente superiore, aveva modificato la presa comprandone una tipo USA che si adattasse all’alimentatore US Robotics.
“Looooooozer!!” intervenne Shock Waves “non sai che il voltaggio é differente? Bastava collegare un solo filo anziché due…se con due hai 220V, ad un filo unico ne corrispondono 110 !”.
Il consiglio degli hackers decise di punire Vegamaster per i danni arrecati al sacro HST ; su Shock Waves non era il caso di infierire ulteriormente.
“Entro domattina” lo informò The Brain “dovrai presentare la frase ‘Sono un megalamer’ scritta settemila volte”.
“Questa volta so io come fregarli”, pensò Vegamaster ricevuta la notizia, “nessuno ha specificato che dovessi scriverla io…userò il computer e la stampante.
Si accorgeranno finalmente che sono intelligente !”.
Così, mentre la notte ci portava il meritato riposo, Vegamaster dimostrò le sue capacità cerebrali accendendo computer e stampante, caricando il BASIC e scrivendo settemila volte l’istruzione LPRINT seguita dalla frase assegnata.
- Quel freddo e nebbioso mattino non aveva apparentemente nulla di diverso dagli altri: Jettero stava rovinandoci la colazione spiegando il funzionamento dei drives (“Il floppy disk ruota nel drive, l’hard disk invece resta fermo, infatti si chiama anche ‘disco fissò”…….”Il drive da 3″1/2 di Amiga legge un dischetto su entrambe le facciate grazie all’auto-reverse della testina”) ; mentre Vegamaster e Shock Waves mettevano a punto la stampante.
Ecco un estratto del loro dialogo :
SW : “Acc…non funziona. Ma il file da stampare da dove proviene?”
VM : “Dal RAM Disk !”
SW : “Ah, l’integrato RAM rotondo?”
VM : “No, il drive virtuale RAM !”
SW : “E tu sai cosa vuol dire virtuale?”
VM : “No…perché tu sai cosa vuol dire drive?”
SW : “No, ma gli altri lo dicono, e lo diciamo anche noi !!”
VM : “Siamo cool !!”
SW : “Parla per te, a me piacciono le ragazze !”
VM : “Ma era un complimento…”
SW : “Sicuro? E cosa significa?”
VM : “Boh?”
SW : “Ma ‘sto RAM disk andava formattato?”
VM : “Acc…é vero! Ecco dove abbiamo sbagliato !”
SW : “No…il file c’é nella directory RAM: ! é ASCII…ora lo edito.”
VM : “Ma é pieno di caratteri W, K, X questo testo…”
SW : “E allora?”
VM : “Sono lettere tutte spigolose, si incastrano nel cavo !”
SW : “Acc…stampo una fila di O : rotolano bene e liberano la RS-232 !”
VM : “Loozer, la stampante é sulla parallela.La RS-232 é per i drives!”
SW : “É vero.Comunque se stampiamo un file di ‘o’ poi le finiamo tutte”
VM : “Ma la stampante non consuma i caratteri…mica sono trasferelli !”
SW : “Sicuro?”
VM : “Boh? “
SW : “Chiediamo al modem : MOOOOOOOODEEEEMM…MOOOOOOOOOOODEEEM…???!!!!”
VM : “Ma sei scemo?”
SW : “Mi avevano detto che era auto-answer !!!”
Insomma…tutto normale: nessuno dei presenti avrebbe mai potuto prevedere
quella telefonata.
Invece, l’impensabile accadde proprio in quel banale momento : dopo le minacce telematiche il rinnegato Storm fece udire la sua voce.
Fui io stesso a condurre il colloquio, tuttavia capii immediatamente dal suo tono come la situazione fosse incredibilmente diversa dal giorno prima.
Storm non si era fatto vivo per annunciare nuovi terribili ricatti, ma per comunicarci la sua partenza verso un interminabile esilio : la macchina pensante, una volta utilizzatolo per raggiungere i suoi scopi, si era liberata di lui chiudendogli l’accesso a tutti i sistemi di controllo.
Il malvagio ex-capo della Divileader si era finalmente reso conto di come l’hacker sintetico avesse sfruttato la sua cattiva fama per estorcere più facilmente accounts.
Ora non aveva più bisogno di lui.
La parola ‘pentimentò non era contemplata nel dizionario di Storm, tuttavia prima di scomparire verso il suo incerto destino ci augurò la vittoria contro la terrificante entità telematica.
“Auguri anche a te” sussurrò commosso Gio 71, ed il reietto Storm pronunciò le sue ultime,toccanti parole : “Tieeeé !! Faccimmo ‘e corna !!!”.
- La situazione era complicata : soli contro una macchina invincibile !
Se il diabolico sistema comunicava con il resto del mondo attraverso la board di Shock Waves, pensai, quella sarebbe stata la nostra porta di ingresso.
Il commando di cool hackers raggiunse quindi lo squallido quartiere periferico ove il loozer viveva (o meglio, vegetava) allo scopo di penetrare nella sua abitazione.
Axe! era fondamentalmente convinto di essere megacool, ed il computer pensante del quale aveva codificato la struttura principale aveva ereditato questa sfumatura della sua personalità.
Così la rete neuronale, parallelamente alla sua sorprendente evoluzione, aveva sviluppato l’idea di essere così potente da non dover più temere nulla e nessuno.
Per questo motivo, dopo l’estromissione di Storm dal sistema, l’abitazione di Shock Waves (dove era custodito l’unico terminale in connessione diretta con il cervello del supernetwork) non era stata dotata degli stessi sistemi di sicurezza che avevano reso inattaccabile il sotterraneo sede dell’apparecchiatura fisica.
Il motivo non era poi così difficile da intuire: la macchina ora aveva bisogno di dimostrare a sé stessa la sua superiorità, ci stava aspettando per sfidarci e sconfiggerci.
La prudenza ci suggerì di evitare comunque l’ingresso principale, dotato di telecamere che l’hacker artificiale avrebbe facilmente potuto controllare, e l’appartamento di Shock fu raggiunto tramite la scala antincendio, un’indispensabile struttura che lo stesso Shock Waves aveva progettato e realizzato: infatti era di legno.
Se avessimo fallito, la diabolica creazione di Jettero & C. avrebbe continuato forse per sempre ad eseguire le routines di hacking contenute nella sua smisurata memoria.
Sconnettere le linee? Impossibile, il numero delle connessioni era troppo elevato, ed al primo tentativo il sistema avrebbe reagito.
Escludere l’alimentazione? Purtroppo gli accumulatori di cui il calcolatore era stato dotato avrebbero consentito ad esso lunghe ore di attività e la possibilità di ulteriori ricatti in caso di mancato ripristino dell’energia.
Una macchina superiore al suo stesso creatore? Da sempre l’uomo aveva negato questa possibilità, ma ora quest’affermazione richiedeva necessariamente di essere dimostrata.




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