Né il giorno, Né l’ora
Ho voluto parlare delle sensazioni che mi hanno fatto provare il terremoto.
Ho trasferito queste sensazioni su uno dei personaggi che mi è caro: Il capitano Jean Luc Picard della nave stellare Enterprise …
… buona lettura
Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora»(Mt 25,13)
Diario personale del Capitano Picard. Data Stellare 47609 – Sistema Stellare Aquilae
“Quando si entra in contatto con un pianeta che si sta sviluppando in modo normale verso una civiltà tecnologica, un ufficiale non deve fare nessun accenno alla propria identità o alla propria missione, né interferire con lo sviluppo sociale di tale pianeta, né far riferimenti allo spazio, ad altri mondi o a civiltà più avanzate.”
È la Prima Direttiva, è quello che ognuno di noi è tenuta a rispettare e che, spesso, cerchiamo di aggirare ma questa volta non ne ho avuto la forza.
Se fossi stato un altro comandante di un’altra Enterprise forse avrei osato, forse avrei trovato il modo di infrangerla ma adesso assisto ad un tragedia che le nostre conoscenze avrebbero potuto evitare.
Siamo in orbita attorno ad un pianeta del sistema Aquilae, a far da balia asciutta ad un gruppo di studiosi che osservano la civiltà che si è evoluta in questo mondo.
Secondo gli standard gli Aquilani si trovano in un periodo equivalente al XXI secolo del pianeta Terra, hanno lanciato sonde, satelliti e si sono spinti, usando la propulsione chimica, ad esplorare i due satelliti.in orbita attorno al loro mondo.
Gli Aquilani sono una razza fiera, fisiologicamente molto simili a noi, ma hanno avuto la sfortuna di vivere su un territorio ad alta attività sismica e quello che adesso osservo dagli schermi è un cumulo di rovine.
Data e Geordie avevano previsto l’evento sismico ma, impotenti, sono rimasti ad assistere agli effetti devastanti delle scosse che distruggevano gli insediamenti. seppellendo sotto le macerie migliaia di innocenti
Non abbiamo subito alcuna vittima, la squadra di ricerca è stata teletrasportata a bordo, le strutture smantellate.
Abbiamo assistito impotenti alla devastazione, sentendoci colpevoli perché potevamo salvare molte vite, perché avremmo potuto fare la differenza…
“Maledetta prima direttiva” è un frase che ho sentito quasi gridare da Riker, una frase che io ho paura solo di sussurrare ma che tutti a bordo dell’Enterprise condividono.
Dopo il sisma siamo sbarcati, mi sono unito alle squadre di salvataggio equipaggiate in modo da confondersi con quel che resta della popolazione, con strumenti ed attrezzature che non stonassero con la tecnologia aquilana.
Angoscia, ho provato un’onda di angoscia e di tristezza nel camminare per le vie della capitale, quelle stesse strade che avevo percorso assieme agli studiosi ed in cui ora si respira polvere ed odore di morte.
La Prima Direttiva, ancora questa regola, è stata messa a dura prova e forse l’avrei addirittura infranta se avessi portato con me un phaser ed un tricorder.
Difficilmente dimenticherò il pianto disperato di una madre, le lacrime che spargeva sentendo la voce della figlia, sepolta sotto quello che restava della loro casa. Come avrei voluto avere il phaser per vaporizzare le macerie ed invece l’unica cosa che ho potuto fare è stata scavare con le mani, con la certezza, derivata dalla nostra tecnologia, che avrei stretto tra le mani sono un corpicino senza vita.
Q, per un attimo ho pensato a quella strana forma di vita e sono giunto vicino ad implorare il suo intervento.
Avrei voluto che fosse qui, a deridermi con il suo “mon capitain” e schioccare le dita per far sparire le macerie. ma continuai a scavare assieme a quella gente sino a raggiungere quella bambina.
Sospirai quando la sentii respirare, felice che le macerie non l’avessero schiacciata, che la mia sensazione precedente si fosse rivelata sbagliata.
“Grazie” mi disse l’aquilana quasi strappandomi la figlia “chiunque voi siate grazie!” e quel ringraziamento ha contribuito ad aumentare la mia angoscia.
Continuammo a dare il nostro aiuto, nei limiti del possibile ma la sensazione di profonda colpevolezza non mi abbandonò.
“Maledetta Prima Direttiva”, di nuovo ed ancora quel sentimento, davanti ad un campo in cui erano distesi i corpi senza vita di persone che avrei potuto salvare semplicemente dicendo “teletrasporto”.
Ci mescolammo ai superstiti, camminando come morti viventi in uno scenario da apocalisse.
Sentii la terra tremare, le scosse di assestamento fecero vibrare le mie ossa con l’irrazionale immaginazione di una bestia che nel sottosuolo si divertisse a scuoterne le fondamenta.
Arrivammo ad un campo profughi dove iniziammo a distribuire generi di prima necessità: i replicatori avevano prodotto cibo ed attrezzature e, pensai, i loro prodotti non costituivano una violazione dell’ordine generale 1: gli aquilani non avevano la tecnologia per scoprire quelle piccole differenze, quegli errori che la replicazione commette.
La vita riprende a scorrere, nella città fatta di tende e prefabbricati, nonostante tutto, nonostante noi.
Ho visto massaie stendere i panni, bambini giocare spensierati come se nulla fosse successo ed ho la sensazione che questa tragedia renderà gli aquilani più forti, quella forza che nasce da un dolore condiviso e dal fatto di essere sopravvissuti ad una tragedia.
“Quello che non mi uccide mi rende più forte” ho mormorato mentre uno sconosciuto mi invitava a prendere posto accanto a lui e condividere cibo e ricordi.
Presi una tazza di zuppa locale e presi posto assieme ad altri sopravvissuti e rimasi colpito dalla loro forza: parlavano di ricominciare, di ricostruire pensando a migliorare le soluzioni antisismiche che avevano permesso il salvataggio nei, pochi nuovi quartieri e di qualche città.
“Se qualcuno avesse potuto avvisarvi e non l’avesse fatto” ebbi l’ardire di chiedere “cosa fareste?”
“Avrà avuto dei buoni motivi per farlo!” rispose il mio vicino e tutti gli altri asserirono riprendendo a discutere e fare progetti.
In quel momento ho immaginato questo popolo raggiungere le stelle e la Federazione effettuare il primo contatto, ho immaginato il nostro delegato che spiegava loro che avremmo potuto salvarli, che con il nostro intervento avrebbe potuto evitare questa catastrofe ed il loro rappresentante rispondere “Avete avuto dei buoni motivi!”
Tornammo a bordo dell’Enterprise, il dovere ci chiamava in un’altra regione di spazio. Lasciammo la squadra di ricerca con le apparecchiature necessarie per aiutare, sopravvivere decentemente e studiare ed ora, mentre la nave fa rotta verso nuovi mondi, rileggo sullo schermo la Prima Direttiva e mi sento meno colpevole.




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