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Il segno del comando

 

Locandina

Riprendiamo l’appuntamento, senza data fissa, con i ricordi della televione che fu prendendo in considerazione “Il Segno del Comando”
Con Ugo Pagliai, Carla Gravina, Rossella Falk, Massimo Girotti, Regia di Daniele D’Anza. Sullo sfondo di una Roma gotica e magica, barocca e sinistra, tra il genere giallo e la detective story, ecco lo sceneggiato che nel 1971 appassionò, impaurì e intrigò ben 15 milioni di telespettatori a puntata e costituì il primo tentativo di portare il paranormale nelle case degli italiani. “Edward Foster (Ugo Pagliai) è un professore inglese studioso di Lord Byron; venuto a Roma per una conferenza sul poeta inglese, si reca in via Margotta, 33, nell’abitazione del pittore Marco tagliaferro: qui trova ad accoglierlo la sfuggente e bellissima modella Lucia (Carla Gravina), da cui si sente immediatamente e irresistibilmente attratto.
Il potere di fascinazione dei due personaggi nasconde un inquietante segreto: la donna e l’artista sono morti un secolo prima e la vita del professore e del pittore sono legate da strane coincidenze di date. Una scena
Al centro del mistery sta una pietra che conferisce immortalità al suo possessore; la ricerca di questo “segno del comando” si snoda tra presente e passato in un misterioso gioco di rimandi temporali in cui le avventurose vicende vissute dal protagonista sembrano ripercorrere e svelare arcane trame tessute secoli prima…” . Uno dei ricordi più belli  è la sigla “Cento campane”, con la musica del maestro Romolo Grano e cantata da Lando Fiorini.
Non meno intenso è il terrificante ricordo della scena della seduta spiritica, in cui Carla Gravina cambia addirittura viso! Altri interpreti furono Massimo Girotti, che viene ucciso nell’ultima puntata al posto di Ugo Pagliai, e Silvia Monelli. Inutile dire che da allora Ugo Pagliai è diventato una leggenda vivente!
Un'altra scena

Da cosa partire per evocare le misteriose atmosfere di Il Segno del comando? Da quell’indirizzo di Roma in Via Margutta 33 dove si presenta il professor Lancelot Edward Forster. Dalla porta del pittore Marco Tagliaferri che si schiude e in vece sua gli rivela l’affascinante Lucia (Carla Gravina), una vera musa dalla fluente chioma rossa. Dai quadri “maledetti” dello stesso Tagliaferri, che ha inviato al professore la fotografia di una fantomatica piazza, intrigandolo a venire, salvo poi farsi scoprire… morto da un secolo. O da quel “Din-Don” cantato nella sigla finale, poi rimasto in mente a quasi tutti i 15 milioni di spettatori che non si persero nemmeno una delle sue 5 puntate nel 1971.  Dopo frenetiche ricerche nelle biblioteche e nei palazzi di Roma, Forster capisce di essere il predestinato. Tocca proprio a lui ritrovare quel “segno del comando”, in grado di sfatare l’ineluttabile appuntamento con la morte che sembra attenderlo il 28 marzo. Ma purtroppo il “segno” di vita non sta dove dovrebbe essere, mentre il “comando” di morte potrebbe avverarsi con tutta la sua inquietante puntualità.

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