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TWIN PHREAKS III : Alla ricerca di SCSI

 

 

Le recenti indagini (Gennaio 1993) hanno finalmente portato all’individuazione del vero male della società moderna: gli hackers.

Siamo grati agli pseudo tecnici che finalmente ci hanno aperto gli occhi; oggi sappiamo che la disoccupazione, la corruzione, lo spionaggio industriale, i sequestri di persona, la crisi nel Golfo, l’effetto serra, la distrofia muscolare, sono malesseri causati da un unico terribile vizio che mina le fondamenta della nostra civiltà : il chat.

Nell’attesa della reintegrazione della pena di morte come unica possibile arma per stroncare tale devastante flagello, ci auguriamo che le carceri vengano presto svuotate dei detenuti colpevoli di reati minori (es. strage, associazione mafiosa) per rinchiudere gli evasori di VideoTel, vera minaccia al futuro del pianeta.

 

E riprendiamo con il terzo capitolo della saga telematica di TwinPhreaks ( rimandandovi alla legenda ).

Gli altri capitoli sono visualizzabili cliccando sul tag Twin Phreaks

 

 

 

CAPITOLO PRIMO

Le disgrazie non vengono mai sole, a parte Jettero che é l’eccezione che conferma la regola.

 

Il noto proverbio “Meglio tardi che mai” era decisamente fuori luogo.

Quell’animale classificato come appartenente alla specie umana solo perché deambulante in posizione più o meno eretta ed avente qualche pelo in meno di una scimpanzé , era di nuovo in ritardo.

 Si trattava ovviamente di Jettero Heller, e nel suo caso era di rigore un “Meglio MAI che TARDI”, tuttavia se l’esserino aveva deciso di tirarci un bidone, perlomeno che si degnasse di giustificare telefonicamente la sua assenza.

 Un minimo di rispetto per gli esseri superiori a lui.

Poteva fare l’infame con le forme viventi al suo stesso livello evolutivo (es.

 i funghi) ma mai con un gruppo di hackers/phreakers.

“Forse é solo in casa e non é capace di fare il numero” suggerì The Brain, ma contemporaneamente alle sue parole il veicolo di Jettero comparve sulla strada.

 Quella mattina gli hackers avevano deciso di festeggiare il ritorno di Burglar con un party a casa di SCSI, noto phreaker.

 Ormai trasferito da tempo al paese natio, il ragazzo aveva deciso di trascorrere qualche giorno a ; con lui era tornata anche Bettina, famosa per i fatti legati alla caduta del Network e soprattutto per le astronomiche bollette telefoniche: solo con le comunicazioni effettuate dalla fanciulla nell’arco di tre mesi, la Compagnia Telefonica che aveva la fortuna di includerla tra gli utenti si era finanziata due nuovi satelliti artificiali.

Avevamo discreti contatti con SCSI (e ottimi con la sorella); inoltre ci eravamo incontrati 6 o 7 volte negli ultimi 12 mesi.

 Burglar era stato ricondotto a casa dallo stesso Jettero Heller durante le vacanze di quest’ultimo in Scozia.

 Catturato dal Peschereccio Azzurro, lo pseudo hacker era stato classificato dalla Capitaneria di Porto come unico esemplare superstite di Balenosaurus Omnivorus, risalente alla prima metà dell’era Mesozoica, e venduto come tale allo zoo di Londra per la gioia dei bambini che lo nutrivano ad aringhe avariate.

Per il periodo estivo infine, i responsabili del giardino zoologico gli avevano garantito delle tranquille ferie scozzesi; in realtà si trattava di uno sporco tentativo per far quattrini ai danni dello sventurato, vergognosamente spacciato ai turisti come mostro di Loch Ness.

Per fortuna Jettero aveva visto e provveduto: dietro l’immane minaccia di eseguire in mezzo ai villeggianti il suo ultimo demo, si era fatto consegnare Burglar dalle autorità locali e lo aveva ricondotto nella sua città per la felicità dei negozianti di generi alimentari.

 L’omuncolo (Jettero Heller) scese imprecando dall’auto e cercò di giustificare le quattro ore di ritardo: “Non é colpa mia se questo catorcio non fa più di 40 km/h… il cambio é difettoso ! Entrano solo la prima e la seconda, e guardate un pò se non é vero !”

“Quello é il freno a mano, idiota” sghignazzò Hydra.

Jettero schioccò le dita con l’aria di chi, finalmente, avesse scoperto gli ultimi segreti della guida: in realtà non distingueva il carburatore dalla ruota di scorta.

Eppure quel giorno erano tutti allegri: The Brain, Timescape, Adventure Seeker…  ed era presente anche AMF, fuggito dal convento carcere grazie all’intervento di Hydra che l’aveva prelevato attraverso una tubatura. Poveraccio… l’avevano sorpreso con una derivazione abusiva sulla linea del vicino di casa e condannato a 12 anni di istituto di rieducazione.

 La mattina, per avere la colazione, doveva scrivere 600 volte: “Chi ruba alla SIP va punito” sulla tastiera del terminale della sua stanza.

Hydra, il boss dei sotterranei e delle cloache, sfoggiava un vivace costume da bagno color carne in putrefazione.

 Era reduce dai campionati nationali atleticofognari dove aveva trionfato nel nuoto tra i liquami (200 metri stile libero e 100 metri stile topo sguazzante) e nel lancio del gatto morto.

Appese al collo, il fanciullo recava le medaglie conquistate: due tranci di palombo marcio.

Nessuno dei presenti avrebbe mai immaginato l’imminente inizio di una nuova e drammatica avventura.

 Jettero ci fece scendere ed iniziò la caccia al parcheggio.

 Considerata la sua particolare abilità di manovra, non l’avremmo più rivisto per almeno tre ore: se quel loozer avesse provato a guidare l’auto in pieno deserto, sarebbe riuscito a sbattere contro l’unico cactus nel raggio di ottocento Km.

 

SCSI aprì il portone e ci fissò lungamente senza parlare.  Nessun saluto, nessun invito ad entrare. Le sue parole giunsero pesanti come una coscia di Burglar: “Scusate, chi cercate ?”

“SCSI, piantala di fare il cretino!” esclamò Hydra, confermando di essere sempre quello, tra noi, più fine e distinto.

Bettina comparve sulla porta e rinnovò l’insensata richiesta del fratello, poi aggiunse un’ancora più assurda frase: “Ma chi siete?”

“E piantatela.. SCSI, alla tua età fai ancora queste bambinate? ” sbottò The Brain visibilmente nervoso, “e poi tua sorella mi ha telefonato ieri per avvertirmi che sareste venuti qui a Twin Phreaks a trascorrere un paio di giorni”.

“A parte il fatto che io non ti ho mai telefonato, e neppure ti conosco” rispose Bettina “cosa significa ‘venuti a Twin Phreaks’ ? Noi abitiamo qui da quindici anni”.

La discussione proseguì per alcuni minuti ed il clima si faceva sempre più teso; ormai era chiaro che l’infame SCSI aveva un valido motivo per rinnegarci, ma quale?

 Solo due settimane prima ci eravamo incontrati a casa di Timescape, ed egli non aveva accennato a problemi. Una decisione improvvisa ?  E poi, perché cercare di prenderci per Jetteri (= idioti) ?

 

La nostra dignità era sacra, così decidemmo di andarcene e di vendicarci ferocemente sui suoi accounts aperti nelle Banche Dati controllate dal nostro gruppo (praticamente tutte).

 Ma una nuova terribile sorpresa ci attendeva implacabile.

 “Niente… non c’é niente su SCSI” dichiarò Pier.

“Nessun account, neppure una vecchia cartella deletata.

 Nessuna registrazione di upload o download !” confermò allarmato Alphabit “SCSI non esiste sui nostri sistemi”.

 La scomparsa dell’account da 20 board contemporaneamente aveva dell’incredibile: di centinaia di files e messaggi non esisteva più nulla a suo nome.

Chiamai in aiuto il mega archivio di Pier’s Group , dove gli utenti venivano implacabilmente schedati insieme alle loro risposte al questionario obbligatorio di ammissione, ma SCSI era inspiegabilmente, scomparso anche da quei files riservati: qualcuno era riuscito a violare informazioni segretissime.

 Da quel momento, tra i SysOp, si scatenò il panico; Pier’s Group ed Abnormal Brains BBS chiusero le linee di accesso con il pretesto di effettuare un “inventario files”, e presto altre boards seguirono l’esempio: era troppo pericoloso mantenersi in attività sapendo che qualcuno era impunemente in grado di penetrare nel cuore dei nostri sistemi.

Convocai una riunione straordinaria allo scopo di decidere il futuro delle telecomunicazioni private, e l’impressionante verità venne finalmente a galla.

 The Brain espose la situazione con comprensibile angoscia, e dopo pochi minuti Jettero scoppiò in lacrime urlando: “Timescape, che abbiamo fatto!”

“Zitto, idiota !” sibilò Timescape impallidendo …ma ormai la frase era stata recepita da tutti, e tutti ci voltammo verso i due.

Nonostante le pressanti richieste, i ragazzi non aprivano bocca.

 Dopo aver tentato ogni metodo civile di persuasione, The Brain iniziò ad ipotizzare il passaggio a mezzi più violenti; H.D. Case propose all’assemblea una spaventosa forma di tortura per indurre i due a collaborare, ed il gruppo approvò nonostante la sola idea terrorizzasse l’intera comunità dei presenti: era realmente un metodo disumano, degno del conflitto in Vietnam.

Non sapendo se le reazioni di Jettero fossero propriamente umane, la vittima prescelta fu Timescape.

 The Brain gli legò ad una sedia caviglie e polsi, poi ponemmo il malcapitato in una stanza buia assicurandogli con scotch da pacchi le cuffie di un Walkman alle orecchie.

 Rinchiusa la porta dello sgabuzzino, H.D. Case stese il cavo sino all’impianto stereo, indossò un paio di guanti sterili ed una mascherina ed inserì in uno dei lettori di cassette un terrificante nastro pericoloso solo al semplice contatto fisico: in esso, Sirio rivelava le sue personali soluzioni ai più noti problemi di phreaking.

Dopo due minuti di trattamento, gli urli strazianti del povero Timescape salirono alle stelle.

 Cedette in tre minuti e venti secondi, sul filo di un arresto cardiaco, raccontò brevemente il suo segreto, poi fu ricoverato in ospedale e sottoposto a lavanda gastrica, dialisi e dose massiccia di sedativi.

 

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