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Anastasis

Non va!” esclamò Elim.
Il giro armonico d’apertura del suo pezzo non era soddisfacente. Non poteva permettersi errori per quella che sarebbe dovuta essere la sua ultima composizione.
Il vecchio si alzò e modificò alcuni livelli in quello che era il sintetizzatore più grande del suo mondo.
Tornò a sedersi e ricominciò a far andare le sue mani sulla tastiera ma, ancora una volta, scosse la testa.
Elim si alzò e andò all’ampia vetrata che gli mostrava la vista della sua tenuta.
Il suo sguardo si rivolse, dopo aver oscurato la parete, verso il sole, quella stella che a breve sarebbe stata la fine del suo mondo.
“Allora Elim? Hai deciso di seguirci?”
“No Galem” rispose il musicista “La mia vita finisce qui.”
Il vecchio abbandonò la vetrata e raggiunse il visitatore, Galem, il suo agente musicale.
“Sarei tentato di rimanere per sentire la tua ultima composizione, ma ho la mia famiglia che mi aspetta, ai margini del sistema.”
“Famiglia…” disse Elim. “Tu hai una famiglia, per questo sei responsabile, io, invece, ho solo la tomba della mia compagna. Là, sotto quegli alberi.”
Galem sapeva, senza bisogno di seguire il dito di Elim, della tomba che ospitava la compagna del suo amico, morta suicida non appena saputo della fine del loro pianeta, della cancellazione di Eloria.
Il mondo di Elim e Galem era un pianeta normale, con i vari alti e bassi, le varie dispute, con un’innata passione per musica. Sembrava che la loro razza fosse destinata a vivere in eterno, invece una terribile scoperta aveva infranto quei sogni: il sole che scaldava la loro casa era destinato ad espandersi, sino a cancellare Eloria in una vampa di fuoco.
Gli Eloriani avevano sviluppato un sistema che permetteva loro di teletrasportarsi tra i pianeti del loro sistema solare. Si ritenevano soddisfatti del loro stato e la scienza si era dedicata alla musica, riducendo, se non addirittura tralasciando, gli studi per i voli ultraluce.
Anche se alcuni concittadini di Elim si erano lasciati vincere dalla disperazione, la maggioranza degli Eloriani non si era data per vinta: sarebbero occorsi anni prima che il sole diventasse una supernova.
Tutte le risorse erano state dirottate per la costruzione di navi generazionali, utilizzando degli asteroidi, modificati sino a diventare delle sfere di Dyson e, alla fine, spostati sino ai margini del loro sistema.
Erano state spiegate delle vele solari, era quasi un’ironia che la stessa furia distruttiva avrebbe agito da spinta per gli esuli.
Il progetto terminò in anticipo e tutti iniziarono ordinatamente a prendere posto, in quello che sarebbe stato il loro mondo per gli anni a venire.

Su Eloria oramai mancavano solo poche ore all’esplosione del sole e il pianeta era stato completamente abbandonato.
Gli unici rimasti erano Elim e il suo amico ed agente e, quest’ultimo, era passato a dare il suo addio, prima di attendere la partenza, a bordo del planetoide in cui era stata collocata la sua famiglia.
“Come si chiama il mondo verso il quale siete diretti?”
“La gente del terzo pianeta lo chiama Marte. Speriamo di poterci capire senza farci del male.”
“Penso che quella gente sia buona, chi produce musica come la loro non può essere malvagia.”

Prima di scoprire che i loro dei avevano stabilito una fine per il loro mondo, una sonda proveniente da lontano, da quel mondo che i loro abitanti chiamavano Terra, era stata catturata da una pattuglia ai confini del loro sistema.
Gli scienziati avevano scoperto che quella sonda era chiamata Voyager, il viaggiatore.
Per uno strano gioco della fisica quell’oggetto proveniva dal futuro: la presenza di un buco nero aveva causato una distorsione che aveva sbalzato la sonda indietro nel tempo, avanti nello spazio, sino a finire sul mondo di Eloria.
Gli scienziati avevano interpretato i segni, tradotto le voci, ascoltato la musica di un pianeta lontano.
Un sistema di antenne riceventi era stato orientato verso il punto d’origine, una cinquantina di anni luce dal loro mondo.
La distanza sarebbe stata fissa se il curioso effetto del buco nero, che sembrava pulsare avanti e indietro nel tempo, non avesse agito come una sorta di jo-jo temporale.
Grazie a questo fenomeno, gli Eloriani erano riusciti a captare segnali che, nel pianeta Terra, avevano avuto origine in un periodo di circa cento anni.
Alcuni segnali captati avevano avuto origine negli anni 40, altri attorno agli anni 80 ed altri ancora attorno all’anno 2000.
La comune passione tra Eloria e la Terra per la musica non era stata sufficiente a far tentare un contatto.
Elim e i suoi simili erano diffidenti, si limitarono ad ascoltare la voce ed i suoni di quel pianeta lontano, di un mondo che gridava “Io sono qui!”.
La scoperta di ciò che il destino aveva riservato al loro mondo non lasciò altre vie agli Eloriani, se non quella di partire verso quel remoto sistema solare, unico punto certo, in tutto l’universo, in grado di ospitarli.
Purtroppo, il periodo in cui si sarebbe consumata la catastrofe non era favorevole ad utilizzare le peculiarità del buco nero. Avrebbero dovuto fare un largo giro per raggiungere Marte.

“Pensa! Sarà la tua musica a fare da ambasciatore al nostro popolo! Sarà il tuo concerto più ascoltato in assoluto. Il requiem della nostra razza.”
“Galem” disse Elim quasi sorridendo “il mio pezzo non è un requiem. È la rinascita del mio popolo. Voglio che queste note mi precedano e facciano capire ai Terrestri che noi non siamo cattivi.”
Galem fece un cenno di assenso.
Il musicista che gli stava davanti era riuscito a far collegare tutto il sistema radiante al suo strumento.
I mesi che mancavano alla partenza erano quasi al termine, il popolo di Eloria era stato felice di occupare quei momenti di ozio forzato, contribuendo alla creazione del più grande sintetizzatore mai costruito.
La potenza era assicurata dalle centrali che producevano energia ormai inutile. La rete di antenne era stata trasformata in una sorta di enorme emettitore, Elim aveva quasi completato il suo brano.
Gli restava solo l’attacco iniziale.
“Ho trovato!” esclamò sedendosi alla tastiera.
Un inizio ripetuto, quasi sincopato. La musica elettronica riempì la stanza lasciando Galem in religioso silenzio ad ascoltare quella musica che avrebbe annunciato ai terrestri l’arrivo della sua gente.
“Sono pronto!” disse alla fine il musicista.
“Addio amico mio.” Disse il suo agente abbracciandolo per l’ultima volta.
“Addio Galem. Ricordati di me.”
Il musicista rimase solo: il suo amico si era smaterializzato.
Il segnatempo sulla parete indicava che tra poco meno di cinque minuti il sole avrebbe cancellato il suo mondo.
Elim toccò alcuni controlli agganciando il suo strumento alla rete, attingendo agli ultimi attimi di energia generata da Eloria.
Iniziò a suonare.
La musica attivò gli impulsi laser che trasformavano i suoni in luce.
I fasci ottici andavano verso i concentratori di dati delle antenne, la luce diventava onda radio e, spinta da un sistema di potenza neppure immaginata dalla sua gente, correva verso il buco nero e poi verso la Terra.

A bordo di una delle sfere di Dyson Galem, assieme agli altri esuli della sua razza, trattenne il respiro, seguendo la musica, l’ultima composta sul loro pianeta.
Appena l’eco delle note finali si spense, il sole si espanse, cancellando dopo pochi secondi il loro mondo e, dopo alcuni minuti, lanciando i suoi figli verso quella che avrebbe potuto essere la loro nuova casa.
“Sembra quasi che il sole abbia voluto ascoltare la fine del pezzo.” Disse la moglie di Galem.
“Si, sembra…” rispose l’agente. Non avrebbe più rivisto l’amico.

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