Anastasis
Serendipity: «Perchè Anastasis?da dove ti è venuta l’idea del racconto?»
Antonio Mercurio: «Anastasis e’ il pezzo strumentale dei Rockets (www.rockets.it) che mi ha affascinato sin da quando trasmettevo in una radio locale di Sassari negli anni 80. Ricordo di aver sentito quel pezzo in un promo dell’album Plasteroid e di essermene innamorato sino a farlo diventare una mia sigla. La musica è una delle mie passioni, forse seconda solo a quella della fantascienza, fantasy ed horror ed i generi sono vari, dai Pooh ai Pink FLoyd passando per Prince, Supertramp, Guccini (colpevole di un racconto in fase di scrittura) e spesso i testi diventano un’ispirazione. Come nasce il racconto? In genere sono ispirazioni nate da un’idea assurda quale il trasferire la musica dall’altro capo dell’universo come “canto del cigno”. Una delle altre mie passioni e’ l’interpretazione della fisica ad uso del racconto (vedi anche la velocità prossima alla luce dei voth e le intere raccolte di paradossi temporali che avrai modo di leggere in “Gli ultimi saranno i primi…”) e qui il giochetto del “tempo pulsante”. Un po’ di Asimov, uno dei miei autori preferiti c’e’ anche qui, non so se hai letto il racconto della musica marziana, un pò di Clarke (“Le guide del tramonto” per intenderci”) e la razza degli Eloriani ha preso l’ispirazione dal racconto di Stephen King “Le piccole sorelle di Eluria” che e’ un racconto, slegato, della saga dell’ultimo cavaliere che ha ispirato il mio nick.»
Serendipity: «Interessante! E così hai fatto il dj
) Approfondiamo un poco questo lato di te che non conoscevamo…»
Antonio Mercurio: «Vorrei avere qui il vecchio lenco (e’ un piatto, nel gergo di noi “animatori radiofonici) ma prendiamo un paio di Mp3 tratti dai miei passaggi da vinile a digitale. {Emerson Lake & Palmer : Fanfare for a common man} Correva l’anno 1982 (o forse era il 1983, dovrei cercare il mio diploma ma l’aria condizionata della mia stanza del pc mi ha convinto che non è il caso) ed ero fresco di diploma (Perito Elettrotecnico 58/60 per colpa delle “travature reticolari”) e povero di tasca. L’attesa per la partenza militare (ho fatto il biennio di ingegneria sotto le armi, beh, non tutto, diciamo che avevo un posto tranquillo grazie ad un maresciallo maggiore amico di familgia) mi prudeva la noia serale e la paranoia notturna.»
Serendipity: «eh eh»
Antonio Mercurio: «Inizio a fare l’insegnante (beh, ecco… era l’istituto privato Europa, una scuola con presa d’atto) e nelle attese tra una lezione e l’altra (spesso 3 ore di buca) scoprii una radio privata, ubicata all’ultimo piano del locale in cui cercavo di spiegare l’elettrotecnica e la fisica a gente che comunque avrebbe avuto “Uno straccio di diploma” visto quello che pagava. Dapprima “Nerone”, “Lorenzo” e “Gege” mi sopportarono delicatamente, (del resto se loro erano li era grazie al padrone dell’istituto “Petrarca” o “Europa”) poi, quasi per scherzo mi misero in una sala di registrazione a scimmiottare i grandi Dee Jay dell’epoca (Awanagana, Gerry Scotti, e “i 10 dj dalla puntina veloce”} {passiamo dagli Emerson Lake & Palmer al “Testamento di Tito, versione Pfm, di Faber} Un po’ per le poche pretese della radio (si chiamava “Radio Amica”) un po’ perche’ sembra che la mia voce sia radiofonicamente gradevole, inizio con un “contenitore”, un programma di musica “in compagnia di Antonio, senza ora e senza rete” che si infilava in quei buchi (tanti) che non potevano essere riempiti da una cassetta autoreverse C90. All’epoca iniziai con una serie di “tappetini” (sai, quel brano musicale di sottofondo, musicale) per poi svezzarmi e giocare a prendere le partenze del disco, ossia smettere di parlare appena il cantante iniziava a parlare (p.e. “Non è paese, non è città ma è Suburbia [e partivano i Pet Shop Boys})(Beh, una delle mie battute in quei due o tre anni era, dato l’orario pre cena, “E’ l’ora di un aperitivo, vi offrirei uno di quelli buoni ma, accontentatevi di un …Ramazzotti”}»
Serendipity: «La tua prima sigla quale fu?»
Antonio Mercurio: «La mia prima sigla fu un bel’EP intitolato “Rock you babe” (George Mc Rae) come sigla iniziale e “Sexual Healing” (Marvin Gae) come sigla finale. La mia trasmissione media divenne un prenotturno, /dalle 20.00 alle 23.00 dal Lu al Ve/ la Domenica dalle 15.00 alle 18.00 (la mia donna che poi divenne mia moglie finiva il servizio da quell’ora), (dalle 23.00 alle 1.00 iniziavo un paio d’ore di fisica ad uno studente lavoratore che smontava a quell’ora dal lavoro)»
Serendipity: «Quando si dice gli incontri del destino…»
Antonio Mercurio: «Passai da Sexual Healing a “Crimson & Clover” (non mi ricordo il gruppo) per chiudere con “Wrapped Around you finger” (POlice) {a proposito, passiamo a Fragile, di Sting, come ipotetico sottofondo) La mia animazione radiofonica era un “discorso”, si partiva a parlare di amori possibili (ed impossibili) per finire a parlare di altro. Passavo dai Pooh (magari Pierre, o “Ci pensero’ domani” o “Terry B.) a Shine you crazy diamond (Pink FLoyd), da Guccini a Giusto Pio o Jean Michel Jarre. Si e’ capito che la mia passione musicale non e’ monomanica (beh, qui scopro un altarino, ADORO gli Emerson Lake & Palmer e Carl Palmer (quindi anche gli ASIA) ma ho sempre trovato persone che non reputano questi come musicisti degni di questo nome) e mi piacciono i Pooh, Sting, Enja e Lorena MC Kennit e gli Engima ma, stiamo uscendo dal seminato…»
Serendipity: «ma no, ma no…»
Antonio Mercurio: «{dalle note di Sting passiamo all’artista formalemnte noto come Prince con la versione live MTV di Musicology} Nell’ambito dell’animazione radiofonica ci eravamo abbonati (ho girato 3,4 radio locali, senza infamia e senza lode sino a lasciarle per altro) a diversi fornitori di campioni (sample disc) e mi capito’ in mano un album dei Rockets (gruppo a me ignoto, si avevo passato Venus Rapsody e On the road again ma era finita li’…) Plasteroid, album promo che conteneva che a quanto ricordo conteva “Electric Delight” e dall’altra Anastasis.»
Serendipity: «oh, finalmente
)»
Antonio Mercurio: «{e’ giunto il momento dei Commodores “Machine Gun” … era la sigla della Top of the pops ed iniziava con “Hello, I’m Bryan Matthew in London…) L’EP promo fini’ in scaletta (avevamo una scaletta, disco lancio, e disco “Nome dell’animatore”, di 60 pezzi che dovevano girare) e mi beccarono (Nerone, il “DIrettore artistico”) dicendomi che quel mese toccava a me la registrazione di un disco lancio… beh, presi a caso l’EP dei Rockets e misi su Anastasis e fu subito amore… Quel pezzo divenne il mio disco lancio, ebbi anche l’occasione di andare (pagato dalla radio!) al concerto con quella che sarebbe diventata mia moglie di li a Poco (siamo nel 1984 o forse 1983) e rimasi colpito dall’inizio del pezzo, inizio descritto nel racconto: La voce solista dei Rockets, in tuta argentata, era al buio, i fari della torre spenta ed in mano aveva due cosi fosforescenti che all’inizio del brano fecero come partire un raggio laser verso il cielo. Sono quelle cose che restano impresse e sono quelle cose che ti vengono a mente quando inzi a scrivere un racconto (non riesco a scrivere un racconto a comando, spesso rimane li’, nel cassetto del PC {fermiamoci un attimo sulle note degli Alan Parson Project “Old & Wise a cui seguira’ “More than this dei ROxy Music”} Da quel concerto i Rockets iniziarono a far parte della mia collezione (ho “THE definitive collection” per dirne una, in cui sono presenti quasi tutti i loro successi) e anche loro, non nei vinile o nelle cassette, spesso sono colonna sonora della giornata. A questo punto, prego, signorine SIGLA! {Simon & Garfunkel … the Sound of Silence} … e scusa se mi sono dilungato
»
Serendipity: «ma figurati! grazie a te per questo gustoso aneddoto!!!»




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