L'altra parte del cielo
C’è lei, c’è lei.
Lavoro per lei
e lo faccio bene.
Lei è l’altra parte del cielo.
Non vorrei, ma lei
sa tutto di me
sa le mie parole
anche quando parlo da solo.
Oggi è Sant’Antonio da Padova e mia moglie si chiama Maria Antonietta.
Lo so che dovrò leggerle questo estemporaneo intervento e partendo dalla canzone che le ho dedicato poco fa in una radio locale mi sono reso conto che la nostra storia ha una bella colonna sonora e la maggioranza delle canzoni che ci riportano alla memoria I momenti più belli sono legate ai Pooh…
Ci siamo conosciuti ventisei anni orsono ( e quest’anno festeggiamo 24 anni di matrimonio!).
All’epoca facevo l’animatore in una radio locale, radio Amica ed una sera lei venne a trovarmi, venne a visitare gli studi e fui subito catturato dai suoi splendidi occhi azzurri.
L’inizio della nostra storia è legata ad una canzone di Baglioni ma poi, pian piano, I Pooh hanno fatto da colonna sonora ed, ancora, ci capita di rinnovare I nostri sentimenti quando sul lettore cd o alla radio passa una canzone dei Pooh.
Erano I primi passi di qualcosa che non mi vergogno di chiamare amore, mi sorpendevo, allora nel vivere sulla mia pelle le sensazioni di Infininti Noi
Guarda ancora noi, piangi per l’amore se si perde
odiami se sei messa da parte, grida se l’amore grida forte.
Vennero I primi appuntamenti ed I primi litigi. Eravamo giovani, eravamo forse alle prime armi per una storia importante e qualche volta la frase “ti lascio” mi lasciava con le braccia per terra.
In quei giorni le mie trasmissioni radiofoniche ospitavano, fisso, il brano dei Pooh ci penserò domani
“vorrei che non fosse così ma è proprio finita”, disse poi
ritrovando un sorriso a stento:
“comunque l’ho voluta, lo sai,le strade per farmi del male,non le sbaglio mai”.
Avevamo vent’anni, comunque, e quel ti lascio spesso diventava solo una parola detta in un momento, acuito forse dalla gelosia per una passione, fare l’animatore radiofonico, e dalle varie voci femminili che chiamavano. Facevo la notte, la sigla era “rock your baby” ( no niente Pooh) o “sexual healing” di Marvin Gae. Mandavo musica con una scaletta casuale, passando dai Pink Floyd a Pupo, non ho mai avuto e neanche tuttora un gusto fisso.
In queste notti, qualchevolta, ero “In diretta nel vento” e quando si faceva pace faceva piacere avere la sua voce dall’altra parte mente I Pooh cantavano…
Strano, il microfono è come un bambino, gli parlo e non so se dorme o mi ascolta
la luce è sciolta nel caffè.
E ogni notte così questa radio è il mio mondo, coi dischi i giornali e gli scontrini del bar. Senti senti il telefono ancora è la solita signora, oh no!
Ed invece sei tu, ma senti che sorpresa, due giorni e due notti per dimenticarti
metto un disco per te poi vattene a dormire no, scusa, aspetta, dimmi dove sei.
Si faceva pace così, si dimenticava e si tornava, con l’incoscenza dei nostri venti anni, il militare, la prima lunga separazione, la vera prova d’amore.
In quel periodo usciva “Tropico del Nord” e ne feci, all’epoca, la nostra particolare versione di “Mi pensi, ma quanto mi pensi”.
Chiamavo in radio, sapevo che lei era sempre sintonizzata, e chiedevo “Cosa dici di me…” e quando il mio collega la mandava in onda riattaccavo e la chiamavo ( qualche volta feci anche la presentazione via telefono!). Ci sentivamo nuovamente vicini, anche se per poco, quando I Pooh cantavano…
Dietro quel sorriso tu, cosa stai per dire di me
che ho parole e parole ma, resto sempre uguale.
Tutti i giorni è un giorno speciale
è un compleanno che, ti chiedo di passare insieme a me
che non so ballare, né pregare ma per te, mi faccio attraversare,
siamo in due, c’è da viaggiare,c’è da cucinare, c’è da spendere e sognare.
Respirare, telefonare, c’è da tornare qui per riabbracciare te che sei la pulizia
di questa sorridente vita mia.
Finito il militare ritornai a casa, il lavoro pretese sei mesi di separazione e, a quel punto, forse con l’incoscienza dei nostri anni ( I trenta erano lontani I 40 neache a parlarne!) andammo a vivere assieme, volevamo essere ancora assieme
La nostra storia è andata avanti, impreziosita da due figli e mi guardo indietro e ripercorrendo la discografia dei Pooh associo quei giorni in cui siamo arrivati quasia alla separazione per neanche ricordiamo cosa.
La mia donna è l’amica che non stanca, la mia banca, il mio avvocato, la mia stella della sera
non è un gioco vivere con me, mi conosce come le sue mani, è innamorata ma sa sempre quel che fa.
La mia donna è un discorso complicato, una canzone che mi toglie tutto il fiato,
mi assomiglia, è una foglia al vento come me, sempre appesa al filo di un pallone fa il nido se è ferita mi sveglio se n’è andata.
Fu un periodo orribile, tornare a casa e non vederla e non sentire le sue tracce mi rendevano triste ma lentamente si aprì uno spiraglio e, grazie ad amici comuni, ci ritrovammo
Amore come stai che anniversario è non mi ricordo mai?
qui si vive dentro a un film ma ci ho pensato su a quello che tu sei.
Non direi che non funziona più aiutami anche tu a non buttarci via
tu lo sai com’è la vita mia sono anni senza fiato e vanno via.
Da quei giorni molte cose sono cambiate, siamo in una nuova casa, abbiamo amici nuovi e qualcuno ci ha lasciato, I ragazzi hanno la nostra età di allora ma ancora mi sorprendo a guardarla mentre sfaccenda o legge o fa parte di me. Non voglio immaginare una vita senza di lei ed anche oggi è un onomastico in più ..
Grazie ancora di tutto, amore mio, sei sempre l’altra parte del cielo e ti faccio tanti auguri di buon onomastico e …grazie
Grazie per ora, per esistere ancora non sto esagerando ti giuro non so fare a meno di te!
Sai che piangendo non si riesce a parlare è l’alba più bella del mondo non riattaccare.
Non lasciarmi mai più No, non lasciamoci più.
p.s. non conosco a memoria tutte le canzoni, ma grazie al sito http://www.poohlovers.it/ ho ricordato meglio I vari testi )



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