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Figlio di un computer capriccioso


E volerò, ti cercherò, come Mercurio,
arriverò vicino a te nella tua ,
le antenne e poi le onde azzurre del Mediterraneo
da Roma si, all’olimpo e su, in volo a Hollywood

Alberto ( sito ufficiale ) nel 1983 era una presenza nelle varie radio, ho assistito in quel periodo ad un concerto, in una discoteca di Sassari, in cui si presentò a bordo di una mercedes rosa shocking e venne fischiato quando ci si accorse che cantava in playback completamente fuori sincrono …ma non è di lui che voglio parlare con questo post.

Se avete letto le note di questo blog sapete che mi chiamo Antonio Mercurio e, sempre se siete stati attenti, saprete anche che anni orsono facevo l’animatore radiofonico e questa canzone, nello specifico la parte che fa “E volerò, ti cercherò, come Mercurio, arriverò vicino a te nella tua radio“, divenne un jingle che gli altri colleghi usavano per ricordare il mio appuntamento quotidiano con gli ascoltatori ( o viceversa).

All’epoca (sinceramente sono passati vent’anni e mi sia permesso, quindi, un errore di +/- 5 anni) avevo un computer che sicuramente non era un PC  ma molto probabilmente un C64  ) dato che l’Amiga fece il suo ingresso nella mia vita come regalo ad un anniversario di matrimonio ed il primo PC (Epson AX3S) fece il suo ingresso con la sua EGA a 16 colori nell’anno dei mondiali d’Italia.

Il lo usavo in radio, come database e per qualche generare dei numeri random per un quiz ed altre cosette: all’epoca non avrei di certo pensato che quel cosetto si sarebbe evoluto sino a poter gestire una radio solo premendo i tasti funzione, magari lo avevo immaginato ma di certo non avrei pensato che oggi il computer faccia parte di una consolle di una radio privata.
In quel piccolo computer avevo memorizzato la posizione dei dischi nell’archivio, i brani inclusi nei vari lP e delle note e curiosità che leggevo nelle varie riviste (all’epoca non era pensabile di aprire una sessione internet e cercare un cantante per estrapolarne le notizie).
Le ridotte dimensioni dello stesso mi permettevano di portarlo ( in una busta di plastica di un supermercato locale) da casa alla radio e collegarlo ad un televisorino in bianco e nero che era stato soppiantato daun televisore a colori, regalo di uno sponsor. Potevo così cercare il brano che mi veniva in mente pensando al testo della canzone trasmessa al momento o fare una scaletta senza andare e venire dalla saletta DeeJay all’archivio ( e passare per la stanza della diretta con le bestemmie di chi era online ) 

Negli anni 80, agli inizi perlomeno, passavo le ore in radio, una radio locale senza tante pretese dal nome Radio Amico, con uno “zoccolo duro” di ascoltatori e qualche fedele sponsor.
Ci piaceva bere una birretta mentre si cazzeggiava in merito ai futuri programmi e le riunioni di produzione si concludevano spesso nella campagna di qualche collega anziano. Altre volte restavo a fare la regia a qualche collega e decisi in quel periodo di crearmi un db su cassetta (il C64 aveva un tape-recorder come memoria di massa ) in alternativa ad un brogliaccio con correzioni e correzioni: i nuovi arrivi soppiantavano i brani più vecchi anche nella posizione degli scaffali. Quell’archivio si evolse e mi seguì, con le debite modifiche dovute al cambio di radio,  portato manualmente sull’ e poi in db3 più che altro come memoria storica ed esercizio ( ho ancora i vari radioamica.dbf radiozero.dbf nei cartoni della memoria giù in garage).

All’epoca, noi giovani smanettoni ( avevo venti anni in quel periodo cazzarola!) eravamo qualcosa stile le mosche bianche, pochi riuscivamo a capire i passaggi quali ” Si alienano e giocano gli automatic kids e crescono e vincono gli automatic kids, si cercano, si aiutano, si contano.”
Ci chiamavano, nella cerchia degli amici, i “commodore kids” e ci sfottevano quando frequentavamo i negozi di videogames per scambiarci materiale (all’epoca non era reato copiare i software)  e numeri della commodore gazzette o i circuti di nuova elettronica compatibili con l’interfaccia del C64.

Fu a quel gruppo di persone che pensai quando un altro animatore, colui che ascoltava i primi 45 secondi dei promo disk, mi fece notare il testo.
Non esisteva google e quindi scrivere il testo di una canzone significava riversarla su un nastrino pubblicitario e torturare il tape. In alcuni casi si correva a prendere “Sorrisi e Canzoni ”. Certo alcuni dischi riportavano il testo all’interno ma in radio arrivavano i vinile con le varie canzoni, spesso prima che il brano fosse in vendita. “Computer Capriccio” non avrebbe mai avuto posto nella “Top of The Pops”, di certo Brian Matthew non l’avrebbe annunciato sulle note di “Machine Gun” dei Commodores ma Camerini attrasse la mia curiosità, sopratutto perchè nella canzone appariva il mio cognome e la radio.
Decisi quindi di trasmetterlo nel mio programma e, come già detto, usai il pezzo per introdurre il mio jingle nelle trasmissioni degli altri colleghi. Chiamai uno del gruppo e gli chiesi di passare parola ( oggi avrei mandato un’email o un SMS ma eravamo sermpre in un altro mondo) e di registrarlo per riascoltarlo assieme.

Ci riconoscemmo al volo, anche la parte “si alienano” ci calzava a pennello.
All’epoca fare l’alba al computer era visto con sconcerto dalla cerchia di amici che, magari, passavano le serate acamminnare su e giù per la piazza principale ( “fare le vasche in piazza” ) mentre oggi vedo i miei figli che si danno appuntamento dalla chat, che mettono skype e parlano con l’amico ( che magari abita alla porta accanto). Per i più eravamo alieni, ci estraniavamo dalla lotta o, appunto, ci alienavamo dagli altri.

Un altro passaggio che ci colpiva  era “Il tempo delle macchine ormai è qui, la macchina del tempo poi ti porterà se il futuro ti spaventa non puoi più farci niente ormai è qui.” ed era quello che noi, la versione in real life degli automatic kids, dicevamo agli altri immaginando  quel mondo che oggi ci circonda. Il cyberpunk  come corrente letteraria sarebbe arrivata due o tre anni dopo ( vi rimando a Wikipedia nel link precedente) e molti non avrebbero osato immaginare che sarebbe stato  possibile leggere racconti di fantascienza tipo “Quando i sistemisti domineranno la Terra o come Accelerando  ( Segnalo un articolo di Sheldon Pax dato che io ancora non l’ho letto ma mi sta arrivando in questi giorni) senza saltarne la metà o rimanere perplessi con termini utilizzati.

Sempre nel lontano 1983 noi immaginavamo un sistema con una versione evoluta del C64 con dischi da 1000 Megabyte e con le linee telefoniche gratis e che ci permetteva di emulare il protagonista di Wargames ( uscito in quell’anno) o immaginare un’entità artificiale come quella di “Elettric Dreams” anche quello nato un paio d’anni oltre.
Certo, scrivere questo articolo su un CoreDuo con un disco esterno da un Terabyte e con una linea ADSL 20 Mega è ben oltre quel sogno, anche se devo dire che all’uscita di nuove macchine e nuovi processori (tra cui l’Amiga di cui proverò a  parlarne in altri articoli) il mondo futuro si evolveva ulteriormente e credo che noi commodore kids dell’epoca oggi immagineremo altri potentissimi scenari partendo da quello che si trova in giro, informaticamente parlando, anche oggi. 

Una frase di quella canzone “Programmerai nel video, il mondo che vuoi tu Arcadia è facile, diventa un videogame ” non è molto diversa dalla realtà: i vari blog che si leggono in rete sono una forma di quel mondo che dall’altra parte del monitor, quando si spegne il computer, continua a sembrare a molti una pura utopia. La nostra Arcadia informatica insomma, quando ci lasciamo dietro, anche se per poco, i vari casini della vita per “gridare amore al cuore del mondo“.

Buona giornata, il mondo esterno mi chiama a gran voce perchè gli è andato in crash XP.
Ciao ed alla prossima.
P.S. Se volete leggervo il testo completo cliccate qui

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