Per ricordarvi di me…
Verrà un giorno che una cosa dal nome impronunciabile, farà del mio corpo il suo campo di battaglia.
Verrà un giorno che un’unità di vita deciderà di demolire il mio essere rendendolo inabile.
Quando tal giorno verrà non collegate entità artificiali al mio corpo, non fategli assorbire sostanze che la natura ha previsto per altri usi.
Non lasciate che una macchina guidi i miei polmoni, che un flusso di freddi dati sincronizzi la mia vita.
Lasciate che la mia esistenza possa passare allo stadio successivo,
che l’ente supremo reclami quello che mi ha dato.
Quando questo corpo non sarà che un freddo sarcofago usatene le parti per dare la gioia:
Date i miei occhi ad una bimba che mai vide il sorriso illuminare il volto di sua madre.
Date i miei reni, il mio cuore e il mio fegato a chi è legato ad una macchina per sopravvivere.
Prendete il resto e studiatelo… forse anche per mezzo dei miei nervi, del mio cervello, un domani chi fu legato per la vita ad una sedia a rotelle, potrà correre incontro a colei che gli fu vicino.
Un bimbo che mai parlò potra chiamare colei che le diede la vita.
Un uomo che mai udì potrà sentire le parole “ti amo” dalla sua compagna.
Bruciatene il resto e spargetelo al vento, servirà a far nascere fiori.
Non piangetemi né celebrate inutili riti davanti ad una lastra di pietra.
Se volete ricordarvi di me, fatelo con una buona azione, una parola d’affetto a colui che vi intralcia la vita, una carezza sul volto di un bimbo scontroso.
Cercatemi nel sorriso di un’amante, nella brezza della prima ora, in piccoli gesti che nascondono affetto, come una madre che nutre il suo cucciolo, due vecchi che camminano mano nella mano su un viale.
… se farete questo io vivrò in eterno nei vostri cuori.
Prima di tutto intendo rassicurare i miei due o tre fedeli lettori: nessuna idea balzana sta frullando nella mia testa perchè, citando un frase di un’episodio di CSI riferito ad un suicida sopravvissuto “in quel momento ti rendi conto che tutti i problemi che hai hanno una via d’uscita, tranne quello conseguente al tuo gesto“.
E’ una cosa a memoria che lessi quando a casa mia arrivano i numeri di Selezione e leggevo le frasi e le poesie che trovavo alla fine degli articoli. Una di questa era grossomodo strutturata come questo che ho trasformato nel mio testamento ( girando per google credo di aver trovato la versione originale qui oppure qui ma sinceramente non ho l’assoluta certezza che fosse esattamente così
.
Il semplice fatto è che mi è rimasto impresso il concetto di poter essere utili agli altri anche in punto di morte ed oltre. Che il semplice lasciar detto a chi sopravvive di donare quello che è possibile, altro non è che una sorta di sfida alla morte, un’altra tappa verso l’immortalità.
Prima che inizi, per quanto lo ritenga un pò troppo improbabile, una discussione in merito a Dio voglio solo rendervi partecipi che il mio punto di vista è, squillino le trombe, rullino i tamburi, credo in Dio ma non credo nella Chiesa ma il mio credereè un pò diverso: ritengo che esista qualcosa che vada aldifuori della semplice casualità ma che non si immischi nella vita di tutti noi. Ecco mi ricordo una bella canzone (*) God one of us poi tradotta in italiano Dio uno di noi che vi può dare una mezza idea di ciò che vedo io come Dio, a parte il discorso di chiedergLi una giustificazione sul perchè sarei qui in questo momento.
Per quanto riguarda il Blog sono in dirittura d’arrivo, ho anche altri appunti disordinati da mettere su per cui, se non vi dispiace, pazientate ancora qualche altro giorno. Ho demolito ogni record precedente, forse qualcosa che seguirò nei giorni a venire …
(*)



Bello allegro oggi?
Bello allegro ultimamente…