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Passaporto per le stelle

Curiosi vero? L’immagine che ho messo in home è quella che accoglie i visitatori di un “consesso di scrittori ed archivisti”, di amici che scrivono e raccolgono in tutto il web vari , agli inizi a tema Trek, poi con concessioni ed ardite escursioni nel mondo del fantastico.
Sto parlando della “Commissione Voyager” in cui, a fase alterne mi fiondo a trascorrere qualche ora leggendo le opere dei vari autori e le discussioni tra un vulcanicchio ed un andoriano.

Il “Main Leader” Serendipity ogni tanto tira fuori dal cilindro qualche bella idea come quella che mi ha ispirato il racconto ( che prende il titolo e l’ambientazione da un bellissimo brano dei : Passaporto per le stelle ).

… tutto inizio con questo messaggio.

Serendipity ha scritto:
Un piccolo gioco, un po’ artistico, un po’ psicologico…
Immaginate di essere parte di una spedizione che sta andando a colonizzare il primo pianeta extrasolare scoperto come abitabile. La prima colonia fuori dalla Terra, insomma. Immaginate che in questa spedizione vi siano tanti soggetti… vi saranno agricoltori, piloti, militari… etc ect… fra le tante categorie immaginate che ci siano anche degli artisti, voi, che dovranno dare una testimonianza creativa del nuovo mondo e delle proprie emozioni nell’approcciarsi ad esso. Provate a cimentarvi: siete appena sbarcati sul nuovo mondo e scrivete una poesia, fate una vignetta, scrivete un racconto (potrebbe anche essere horror, la paura dell’ignoto), fate una radiocronaca, componete una , scrivete una barzelletta… quello che vi stimola di più per descrivere all’umanità che vi ascolta trepidante in diretta dalla Terra il primo passo umano su un pianeta extraterrestre.
Mi piacerebbe che partecipaste numerosi, ciascuno secondo il proprio talento. Ciao.

Lo sapete, quando sono di umore positivo mi lascio ispirare e certe cose sono un invito e da questo è nato il racconto brevissimo che segue (perdonatemi …io sono prolisso e difficilmente rendo idee in brevi racconti) e quello che segue è il prodotto di questo breve esercizio. Chiedo scusa per eventuali errori e per quello che sembra un racconto infantile. Forse, come mi ha detto qualcuno, se fossi un pò più costante, più portato alle revisioni e con un pò più di pazienza avrei uno stile migliore ma tant’è, scrivo per divertimento e non con pretese di pubblicazione …

… buona lettura.

“L’aquila è atterrata”
Il modulo di controllo aveva preso terra su una distesa verde, con un bosco all’orizzonte ma con un cielo che mostrava due soli e quattro lune.
“Tenente Armstrong. Qui controllo missione. Capisco che lei ci tenga a far notare che è un discendente di un astronauta terrestre ma, per favore, si limiti a rispettare il protocollo”
“Si controllo missione” rispose il pilota del modulo di controllo ” ma ormai il nostro mondo non esiste più, un pò più di umorismo e meno burocrazia…”
“Tenente … riservi le sue idee alle riunioni di bordo ed inizi la procedura per l’operazione Esodo. Ci chiami non appena terminato”
Armstrong sbuffò e chiuse il contatto.
“Chissà se la Terra era così” disse a voce alta mentre attiva il sistema di analisi atmosferico.
“La Terra…” e la mente di Armstrong ripensò alla ragione per cui lui era nato in un’astronave ed era figlio di un mondo che era ormai scomparso.

La Passport era una delle navi generazionali che avevano lasciato il pianeta Terra, partita a velocità subluce e con un gruppo di scienziati a bordo che aveva lavorato e fatto evolvere un motore a velocità
prossima alla luce, una velocità che faceva rallentare il tempo a bordo rispetto a quello dell’universo.

Erano cresciute a bordo una decina di generazioni ma fuori, a qualche decina di Parsec, la Terra era diventata una sorta di roccia senza atmosfera, un mondo cancellato per colpa di una politica climatica rimandata oltre il punto di non ritorno.


La flotta aveva salvato praticamente tutta l’umanità, salvo qualche centinaio di migliaia di persone che, per scelta, avevano deciso di rimanere e spegnersi con la madre Terra.

Come un racconto fantastico gli uomini e le donne erano stati divisi in base ai compiti e con le rispettive famiglie imbarcati su navi immense, in grado di ospitare una comunità per centinaia di anni, tante novelle Arche di Noè…
Ogni nazione aveva convertito conoscenze e memorie, libri, canzoni ed immagini, tutte ridotte in sequenze di bit, erano state assegnate a ciascuna nave.

Armstrong aveva seguito, ogni singolo ciclo domenicale, la ricostruzione e la disperata ricerca di un mondo in cui la Passport (e le altre migliaia di navi generazionali) avrebbe potuto generare un nuovo mondo, una nuova umanità. Si era preparato ed era stato scelto per pilotare una navetta di controllo, lanciata in modo da poter atterrare su un mondo che avrebbe potuto ospitare i cuccioli dell’uomo che si era lanciato in un universo per necessità e non per curiosità.

I “superstiti” si erano divisi, c’era tanto da esplorare e qualche nave aveva depositato il suo carico di vita in nuovi mondi, la Achenar aveva sbagliato i calcoli e si era immolata nel cuore di un sole e le altre
… erano troppo lontane per avere notizie in tempo reale.

Tra queste anche la Passport aveva trovato un mondo che sembrava simile alla Terra, ed il modulo di controllo era stato lanciato, aveva trovato il pianeta ed era entrato in orbita.

C’erano rocce e vegetali, i fiumi gli animali e un cielo che sulla terra forse non era mai stato visto. Aveva avvisato la Passport che ancora non aveva attivato le procedure che l’avrebbero fatta
arrestare.

La procedura era semplice: i motori ad idrogeno stellare avrebbero retto per due, massimo tre orbite e poi la Passport avrebbe dovuto o fermarsi ( e per decellerare sarebbero occorsi mesi) o proseguire per un nuovo sistema con la speranza di un mondo che potesse ospitare la vita.

Un trillo distrasse Armstrong dai suoi pensieri: l’analisi dell’atmosfera aveva stabilito che era adatta alla vita umana, e, assieme ai modelli climatici, avevano fatto del nuovo mondo una seconda terra, una nuova casa, forse un pò più calda ma sicuramente meglio di quella che era stata la sua casa e che lo aveva visto nascere.

Il tenente aprì la porta e gli vennero in mente le parole di una canzone terrestre

“C’era respiro ed abbondanza, l’alba del mondo e poi
una fortissima presenza che li attraversò.
Benvenuti a voi.
Benvenuti sulla spiaggia della nuova età
cuccioli di un mondo che si è cancellato già
non guardate indietro mai, non dimenticate mai.
Fate nuovi amori fate nuove geografie
senza cattedrali, generali e nostalgie
senza più bandiere mai e che questo sole sia con voi. “

“Si, niente bandiere, niente cattedrali e niente generali” pensò Armstrong. Corse fuori dopo aver respirato, per la prima volta, l’aria di quella che, lo sentiva, sarebbe stata casa della sua razza.
Si rotolò in quella che sembrava erba e trovò un ruscello la cui acqua, dopo un’analisi accurata, si rivelò potabile.

Ritornò verso il modulo, forse deluso per non percepire una presenza immaginata sulla Terra anni orsono ma canticchiando il ritornello “Fate nuovi amori fate nuove geografie, senza cattedrali, generali e nostalgie senza più bandiere mai e che questo sole sia con voi.”

Sorrise, il sole di quel mondo ancora senza un nome tramontava e lui doveva dare la buona notizia alla nave che orbitava, a grande distanza.

“Passport. Qui Armstrong!”
“Dimmi Armstrong qui controllo missione”
“Passport! L’aquila ha trovato il suo nido. Vi aspetto”

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  1. 23 maggio 2008 a 15:16 | #1

    Pianeta con due soli, eh! :-)

  2. 23 maggio 2008 a 15:32 | #2

    Erh… nella playlist di Amarok c’era Passaporto per le stelle e ventimila leghe sopra i cieli :)

    ( ho rischiato di chiamare il Blog “Ascolta” ma ho sognato che uno dei quattro mi mandava il figlio Francesco a “convincermi” a cambiarne il nome :) )

  3. 24 maggio 2008 a 20:03 | #3

    Per carità hai visto che è successo come l’ha nominato al concerto di Torino? :-D

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